Gesù bambino in trip al Partenone

acid-baby-jesusAcid Baby Jesus – Vegetable (Slovenly, 2014)

Grecia e rock’n’roll drogato: una strana coppia che mi mancava e a cui non avevo ancora pensato. Ma è un limite mio, perché si tratta di una realtà tangibile e – anzi – gli ateniesi Acid Baby Jesus hanno già un lustro di attività sul groppone, oltre che un album di esordio uscito tre anni fa, un ep e uno split con gli Hellshovel (tutti sempre su Slovenly).

Il sound è molto ruvido, tagliente e cavernoso: un garage rock psichedelico, scuro e acido, riverberato come se arrivasse dalle cantine dell’Ade e con una patina vintage credibilissima. Non sarebbe facile identificare gli Acid Baby Jesus come una band contemporanea, se qualche amico in vena di scherzi li ficcasse in un nastro (ok non si fanno più vero? Allora in un cd-r) compilation di pezzi d’epoca, di 40-45 anni fa.

Fra suggestioni velvet-iane oppiacee (“Brain Damage” in particolare), riverberoni diabolici, voci tormentate e cantilenanti, riff ripetitivi che ti martellano la corteccia cerebrale e accenni di musica tradizionale greca, questi due brani non lasciano per nulla indifferenti e fanno presagire ottime cose, per un eventuale nuovo lavoro sulla lunga distanza.

La California tossica e pericolosa, quella del lato oscuro dell’era hippie, incontra l’inferno ellenico della mitologia. E sarà davvero difficile ignorare il risultato di questo connubio.

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