Karmacorna

karma-to-burn-arch-stantonKarma To Burn – Arch Stanton (Faba/Deepdricve, 2014)

Sesto album in studio per i Karma To Burn del West Virginia. E niente di nuovo sul fronte occidentale, come si suol dire… rock-stoner-sludge-doom-hard-psych rigorosamente strumentale (non sentirete neppure un respiro, in questo disco, emesso da una bocca umana). Qui a farla da padroni sono chitarrona, basso xxl e batteria schiacciasassi. E sono solo in due (con un bassista reclutato solo per i live, per la cronaca…).

Otto brani dai titoli numerici (da “Fifty-Nine” a “Fifty-Three”, più un ripescaggio dell’inedita “Twenty-Three”), come accade da quattro album a questa parte, pesanti e sperimentali, ma anche molto rock-metal… in breve, i Karma To Burn rievocano lo spirito di ricerca cafone e violento di molte formazioni anni Settanta, attualizzandolo. Immaginate dei Black Sabbath sbarazzini che hanno mandato Ozzy al bar e ce lo hanno lasciato, un tocco di Blue Cheer e Pentagram più Kyuss, Monster Magnet, Obsessed e Melvins.
Insomma ci siamo capiti. Mattoni di metallo rovente e pesantissimo, di quello che ti fa scuotere il testone oppure ti fa esplodere i testicoli.

Se le atmosfere torride e strumentali sono il vostro pane quotidiano, questo Arch Stanton non vi deluderà: è articolato, ignorante e cervellotico (per quanto possa sembrare una contraddizione) al punto giusto.

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