Dictators NYC: parola di “Handsome Dick” Manitoba

logo dictatorsI Dictators NYC (che sono l’ultima incarnazione dei mitici Dictators), sono in Italia per quattro live fra la fine di luglio e i primissimi giorni di agosto. Mi si è presentata la ghiotta occasione di scambiare due parole con “Hansdome Dick” Manitoba via email e non potevo esimermi… del resto il loro Bloodbrothers è uno dei miei dischi del cuore (ok, ok ,ok… lo so che a tutti piacciono i primi due, ma io devo sempre fare quello che non ci ha capito un cazzo, dunque lasciamo perdere e basta).
La formazione dei Dictators NYC vede Ross “The Boss” Friedman alla chitarra (membro originale del gruppo fin dal 1973), Richard “Handsome Dick” Manitoba alla voce (entrato in organico nel 1975), Daniel Rey alla chitarra (rinomato produttore) e Dean Rispler al basso. Se volete beccarli dal vivo li trovate qui:

29/07 – Bolognetti Rocks – Bologna
30/07 – Spazio BOSS – La Spezia
31/07 – Arena Sonica – Brescia
02/08 – Arci Tambourine – Seregno (MB)

Il vostro ultimo disco con dentro materiale nuovo risale al 2001 (“D.F.F.D.”): pensi che pubblicherete nuve canzoni, nel futuro, oppure preferite attingere agli archivi della band e riesumare chicche perdute?
Entrambe le cose. Avere un patrimonio di 40 anni di materiale abbondante che i fan vogliono ancora ascoltare è un ottimo punto di partenza per noi. Adesso abbiamo due nuovi pezzi quasi completi. Io ho molte idee per canzoni nuove, ma sono un novellino nella composizione e voglio prendermi tutto il tempo che mi serve, perché voglio essere sicuro che sia roba che spacca e diverte allo stesso tempo.

Nel 2011 avete deciso di chiamarvi Manitoba, poi l’anno passato siete diventati Dictators NYC: mi spieghi il motivo di questa scelta?
E’ semplice. Si tratta della medesima band, ma con il riferimento esplicito ai Dictators ai concerti viene più gente. I fan vogliono sentire cose che conoscono e, dopo 40 anni nei Dictators e dopo aver contribuito alla forma e alla sostanza della band, sentivamo di dovere – per noi stessi e per i nostri fan – arrivare a più gente con la nostra musica. I fan volevano queste canzoni, ma erano più disposti a pagare per vedere i Dictators NYC che non i Manitoba. Forse pensavano che fossero due progetti diversi… ma non lo erano!

Come selezionate i brani per le scalette live? Fate qualcosa dei Manitoba’s Wild Kingdom?
Al momento ognuno dice la sua scegliendo da un lungo elenco di pezzi originali dei Dictators, dei Manitoba’s Wild Kingdom e le nostre cover preferite – alcune le suoniamo da tanto tempo, altre sono più nuove.

Praticamente tutti i membri della band hanno progetti paralleli e altri gruppi. E’ duro coordinare tutti per le prove, i concerti e i tour?
Sì, lo è. Mettere insieme cinque persone nello stesso momento è molto difficile. Ma diamo priorità al gruppo e ci assicuriamo, prima di accettare un tour, di essere… pronti!!! Quasi tutti abbiamo famiglia, dei lavori e altre band. Questo rende tutto più complicato, ma nella Terra di Dictators c’è tanta gioia, quando suoniamo, viaggiamo e vediamo che i fan ci apprezzano. Come ho detto prima, stabiliamo delle priorità.

dictators nyc

Ho sempre pensato, personalmente, che Bloodbrothers – il terzo disco – sia il vostro vero capolavoro… ma tutti parlano quasi sempre dei due precedenti. Tu cosa pensi di quell’album a 36 anni di distanza?
Personalmente penso che Bloodbrothers e D.F.F.D. siano, senza dubbio, i miei due dischi preferiti dei Dictators.

Hai mai notato quanto il riff portante di  “Twist of Cain” di Danzig somigli a quello della vostra “Minnesota Strip”? Credo che Danzig dovrebbe riconoscervi la paternità di quel pezzo!
Sì. Ma dovrebbe farlo solo avesse davvero sentito “Minnesota Strip” prima di scrivere “Twist of Cain”. Altrimenti no.

Siete stati in Italia in passato (ricordo di avervi visto una decina d’anni fa a Roma): cosa pensate di questo Paese? Conosci qualche band italiana?
“Devo essere molto onesto… mi piacciono le donne italiane. Penso che la vostra lingua sia la più sexy e quella con il suono migliore al mondo. E, se fossi bloccato su un’isola deserta, e mi chiedessero ‘Che cibo scegli, per nutrirti fino alla fine dei tuoi giorni?’ io sceglierei quello italiano. Senza esitazioni. Non c’è nulla di migliore!!!”.

Manitoba ha anche aggiunto, in coda alla mail, una raccomandazione: “Sarà meglio che tu non cambi le mie parole!!! Ci ho messo parecchio tempo a rispondere sinceramente!”.
Tranquillo: è tutto rimasto così come era!

 

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