N(u)ovi? No… svizzeri!

cover FedoraSaura_LaViaDellaSaluteFedora Saura – La via della salute (Pulver & Asche Records, 2014)

[di Manuel Graziani]

Si proclamano anti-cristiani e anti-capitalisti. Citano il teatro-canzone e i CCCP, Nietzsche e Deleuze. Usano il verbo performare e aggettivi quali provocatorio e destabilizzante. Per me, che sono un vecchio rocker di provincia, già basterebbe per non pensarci più e lanciare dalla finestra il secondo disco del gruppo svizzero del Cantone Ticino, come dicono loro, “terra di invisibili confini culturali”. Un disco che mi sa avrei fatto bene a stendere al collega Maicol Brambilla, ma ci sarebbe potuto andare in fissa e magari regalare l’Ulisse di Joyce alla sua puttana preferita del night di Binasco: non sia mai!

Così mi ci metto d’impegno e me lo ascolto per bene. Sento anche un’amica giornalista che di musica ne sa e mi dice che questi Fedora Saura (nome di una cavalla mezzosangue tre volte vincitrice del Palio di Siena) le ricordano molto Ferretti. E aggiunge che qualunque cosa le ricordi il Giovanni Lindo la mette in gran difficoltà. In effetti un pezzo come “Soma meccanico” è smaccatamente CCCP, aggiungerei fuori tempo massimo, e ‘sta cosa mi piglia male perché penso che il salmodiare ferrettiano abbia oramai abbondantemente sfrantato l’ano.

Eppure, al netto di quanto testé detto e della striscianti influenze capovillane (molto ma molto peggio di quelle ferrettiane), questi elvetici non mi dispiacciono perché sono giocosi. Nel complesso si avverte una lucida (auto)ironia che mi fa tornare alla mente il grande e ahimè misconosciuto Sandro Oliva, penso soprattutto a un pezzo come “In verità vi dico”. Insomma, questo per me è il tipico gruppo che potrebbe permettersi di fare un pezzo intitolato “Carmelo Pene”: questo è uno dei più grandi complimenti si possa fare ad un gruppo rock che pasteggia ogni dì la parola arte.
E poi in fondo funziona il gioco vocale tra Marko Miladinovic e Sandra Ranisavljevic che dovrebbe essere, a quanto scritto sulla presentazione, una cantante lirica. Inoltre devo dire che non mi dispiacciono affatto la nenia reggaeggiante e gaberiana “La natura” e l’impasto di no-wave teatrale e noise-core “Tenete buoni quei cani”.

L’album è uscito in una bella e pulita edizione cd digipack; qui potete ascoltarlo in streaming.

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