E che cazzo è un mot low?

mot lowMot Low – Il ritorno della mezza stagione (autoproduzione, 2014)

[di Mario Selaschetti]

I Mot Low, dopo anni di concerti e demo varie sotto il nome d’arte di Lem Motlow (ne abbiamo già parlato diverse volte sul vecchio BlackMilkMag prima che un commando di mercenari agli ordini del Capitano Stubing, lo facesse saltare in aria per colpa di una cattiva recensione sulla serie televisiva “LoveBoat”, ma questa è un’altra dannata storia…), approdano al loro primo album dal titolo Il ritorno della mezza stagione. Si tratta di una autoproduzione di buona qualità che li ha probabilmente lasciati senza una lira e pronti a vendersi immagine e brani per la prossima campagna pubblicitaria del fissante per dentiere Kukident. Anche gli 11 brani contenuti nell’album sono decisamente di buona fattura e rappresentano un repertorio interessante di alternative rock cantato in italiano.

Questa etichetta molto generale ben si presta a descrivere la musica di questo quartetto che dice di essere di Asti quando esce l’intervista sulle edizioni astigiane di qualche quotidiano e di Torino quando esce sulle edizioni torinesi di qualche rivista. La loro musica, infatti, raccoglie influenze che provengono da band che popolano la riserva del punk-rock, del garage, del post punk et similia.

Cantano in italiano e questa cosa consente di apprezzare una delle loro qualità distintive e cioè l’ estrema intelligenza delle liriche e dei temi raccontati: sentite ad esempio “Il Ritorno della Mezza Stagione” che titolo a parte, descrive mirabilmente e con argutezza l’effetto benefico dei luoghi comuni sulla nostra debole psiche e sulla società in genere, come l’immancabile servizio del TG5 sull’ondata di calore record ad agosto con le immagini del turista con i piedi nella fontana e il vecchio sulla panchina all’ombra di un parco cittadino.
Anche la musica accompagna bene questa “intelligenza” di scrittura e ci sono molti stacchi e cambi non banali come in “Allestero” (sentite la fine ad esempio), il tutto ben sostenuto da una componente ritmica precisa e adeguata. Nell’album non mancano brani già maturi e pronti per il grande successo commerciale come a mio avviso “Apocalisse”, “Allestero” e la stessa title-track dell’album.

E qui casca l’asino però: il successo commerciale richiede fortuna e a volte anche scelte di compromesso, l’alternativa è restare duri e puri, ma completamente alternativi… al successo. Infatti, in questo caso, l’alternative rock molto vario suonato dai Mot Low non consente di sviluppare quella classica nicchia, non necessariamente poco numerosa, di amanti del sottogenere come avviene nel circuito del punk (il fantasmagorico flower punk), dei rockabilly, delle varie sottoclassi specifiche del metal (crust, noise..), con i loro fan e i loro circuiti di promozione predefiniti e facili da innescare. E questa non è l’America purtroppo, dove gruppi del genere possono anche trovare ampio successo.

Secondo me questo lo hanno capito bene anche loro e la prova è contenuta nel loro atteggiamento al limite del demenziale che tengono nei confronti della loro opera o in alcune tracce di estrema ironia che si trovano nei loro brani (ad esempio nei titoli “F. Alberoni” o “Conta solo il materasso” oppure nella scelta della cover di Toto Cutugno “Voglio andare a vivere in campagna”).
Mi fanno venire in mente quelle situazioni in cui ci provavi con una ragazza e poi la buttavi in scherzo quando lei ti faceva capire che non ci stava: ecco, penso che questo loro atteggiamento sia dovuto proprio a questo far finta di non tenerci così tanto, in modo da non soffrire troppo qualora le cose non vadano come dovrebbero (e come si meriterebbero). E se non mi credete guardatevi il teaser del loro album:

Ma bando alle ciance e gustiamoci, come direbbe Gianni Morandi prima di pranzo, strofinandosi le sue belle manone, questo bel lavoro che dal 20 di gennaio è ospite fisso del mio iPhone e cioè da quando l’ho acquistato su iTunes (forse uno dei due dischi che ho comprato su iTunes, comunque li trovate anche nello Store per dispositivi Android ed in versione fisica). E andateli a vedere se potete, suonano giovedì 6 marzo alle Lavanderie Ramone di Torino.

Dimenticavo…la chitarrista è gnocca (e con questo Giulia sono almeno 100 Euro…;-D )

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2 commenti

  1. Questo recensore qui mi pare di conoscerlo, ah no, forse mi sbaglio.
    …ad ogni modo si è dimenticato il link dove ascoltare l’album:

    Grazie Selasché, grazie Black Milk!

    Rispondi
  1. E che cazzo è un mot low? - La Cantina del Rock : La Cantina del Rock

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