Speciale Epidemic Records

logo epidemicIncrocio il postino per caso – e vi assicuro che vederlo da queste parti, ultimamente, era un evento tipo l’apparizione della madonna di fatima (un po’ di minuscole a sfregio, perdonatemele) – e lui mi allunga un pacco di lp. Non mi ricordo cosa sto attendendo via posta, mi pare nulla, ma lo prendo ben volentieri: un pacco di vinili inaspettati ti può ribaltare la giornata. A casa lo apro e ci trovo ben quattro album e un 7″ della Epidemic Records di Brescia – il cui boss (o almeno credo di poterlo definire così, chiedo venia: senza offesa) Gab mi aveva contattato a fine dicembre.

Epidemic è una label dedita all’hardcore con una ventina (titolo più, titolo meno) di uscite nel proprio medagliere, tra coproduzioni e release proprietarie. Io mi andrò a occupare dell’ultima tornata di dischi e vi anticipo che è roba davvero notevole.

The SmashroomsWildfire (Epidemic, 2013)
E’ la band (un trio) di Gab della Epidemic. Questo album è una bella sassata di hardcore di stampo statunitense, con evidenti tracce di melodia – ma senza (per mia fortuna) sconfinare nel territorio inflazionato dell’hc melodico stile Fat Wreck et similia. Anzi, ho trovato il tiro degli Smashrooms più vicino – fatte le debite proporzioni e considerati i tempi diversi –  ad alcune cose della Revelation (e scena satellite) dei tempi d’oro… diciamo che non ho potuto fare a meno di sentirci un po’ di Gorilla Biscuits e un tocco di Shelter. Sound retro, ma credibile, e testi tipicamente impegnati in stile hardcore (antifascismo, antispecismo, antirazzismo…). Molto bella anche la confezione – peccato che ho dovuto allargare il foro del vinile perché per il mio piatto Technics del 1987 era troppo piccolino e verginello.

Left In RuinsGhost (Epidemic, 2013)
Copertina geniale e formato pazzoide (è un lp 12″ one-sided), per una botta di hardcore brutale e scatarrato senza alcuna pietà. Voce urlatissima, tempi da frullatore a immersione, riff a mulinello e rabbia parossistica. Questo è un disco tipicamente old school, di hardcore puro, con una cover delirante di “Somebody To Love” dei Jefferson Airplane che aggiunge un quid di divertimento.
Confesso anche di avere sentito metà album a 33 giri (va a 45, ma non c’era scritto): è una bomba anche a 33, ma il sound diventa più crust/doom made in UK… e un gruppo che suona fico sia a 33 che a 45 è notevole davvero.

Painted Wolves – s/t (Epidemic, 2013)
Il gruppo top del lotto, per me: svedesi, fanno un dark core con elementi gothic, doom e hard davvero personale. Duri, coinvolgenti, strani… la loro peculiarità è un basso sempre in primo piano che conferisce a tutti i brani caratteristiche di drammaticità e tensione non comuni. Bando alle ciance, andateveli a sentire e procuratevi il disco.

Gab De La Vega Songs Of Existence (Epidemic/Goodwill/Vegan/Judas Cradle/Black Rose/Blindman Melodies, 2013)
Gab De La Vega è l’alter ego di Gab (Epidemic Records e The Smashrooms), che veste i panni del menestrello punk folk e canta semplici inni al veganesimo, allo straight edge e alla sua visione della vita. Pezzi minmali per chitarra e voce, con melodie a presa rapida… nulla che vi cambierà la vita, ma un ascolto davvero piacevolissimo e a tratti emozionante. Pensate a un mix di Billy Bragg, Kevin Seconds e Mike Ness (gli ultimi due ovviamente immaginateli nei loro lavori solisti e acustici, non con le rispettive band) e avrete un’idea netta di Gab De La Vega. Per i testi, invece… beh, scopriteli voi. Peraltro, anche se vi consiglio il vinile, potete scaricare l’album intero qui: www.mediafire.com/?s4atkasx5uot867

RaindanceSold Souls 7″ (Epidemic, 2011)
Statunitensi, con un sound tipico mosh-core/metalcore/noisecore anni Novanta. Duri, cattivi e furiosi… forse un po’ troppo da manuale e prevedibili, ma impeccabili. Intrigante la cover di “In The Meantime” degli Helmet, nel lato b. Vinile bianco, per proto-feticisti come me. PS: è vecchio di tre anni…

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