The Wild Brunch #36

xmas wishes stonesWild Brunch numero 36 e anno nuovo. Che sarà come quello vecchio, ma almeno si inizia bene, con dei bei dischi. Sarà anche poco, ma meglio di niente, cari miei.

Detto ciò, il consueto pateracchio: come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.

C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco, bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

In questa puntata: Marcello Milanese, Bidons, Defectives

The BidonsBack To The Roost (Area Pirata, 2013)
Tornano i campani Bidons, con un cd nuovo di zecca griffato Area Pirata. Che dire… ottimo e abbondante. Rispetto alla prova precedente paiono più concentrati e focalizzati, con un retrogusto più punk – diciamo alla Saints/Real Kids? – che rende questo dischetto quasi un gioiellino. Se avete amato e amate le sonorità bostoniane, quelle del punk australiano più esaltante e il garage rock sanguigno, qui non potete sbagliare. Recensione di poche righe, per un disco che rimarrà un bel po’ nei vostri lettori. Garantito.
[Voto: 3 – Consigliato a: men of wealth and taste, orfani del sound bostoniano, garage rocker con tendenze punk, australofagi]



Defectives  – Pogo Drunk Attack! (Totally Against, 2013)
Capelli alla GBH e tutti i vari gruppi della seconda ondata punk inglese (spuntoni a go-go!), riff minimali a presa rapida, melodia sempre piuttosto riconoscibile, mid tempo da pogare con bottiglia di birra o vinazzo in mano, cori di poche parole – da classe differenziale, sì! – tipo “Shall we pogo dance?” oppure “Drunk and proud!”… insomma la frittata è fatta. E con tutti gli ingredienti che i migliori chef consigliano. Pogo punk filologico, che si ispira un po’ all’Inghilterra, un po’ agli USA anni Novanta e un po’ alle street-punk band giapponesi degli ultimi 20 anni. Tutto fatto secondo le regole, ineccepibile. Il che è da una parte molto divertente (anche perché in Italia non ricordo, negli ultimi 10-15 anni, band simili degne di nota), ma anche davvero troppo déjà vu: del resto il genere non è certo ricco di sorprese. I binari sono quelli e non si scappa.
[Voto: 1,5 – Consigliato a: gourmet del pogo punk contemporaneo, punk di modernariato con borchie e spuntoni, Scabbiamobile + Bestie (questa la capiranno in tre – ndr), skin & punk in cerca di TNT nonostante gli anni]

Marcello Milanese, Roberto Re, Stefano Bertolotti  – Still Alive At Mag Mell (Hell El Uja/Ultrasound, 2013)
Marcello è un mio concittadino, ci conosciamo da tanti anni, abbiamo frequentato gli stessi locali in cui abbiamo suonato e fatto ognuno le proprie cose per molto tempo. Lui è un bluesman di provincia (nessun intento offensivo: anzi… inserite tutta la mitologia del caso, perché è giusto), bravo e talentuoso. Si sbatte, non ha mai avuto paura di mescolare le carte e lambire i territori del punk e del lo-fi, peraltro, mostrando grande apertura mentale e, se mi si perdona il giudizio, anima e attitudine da vendere. Perché è un attimo che il giro blues si trasforma in un autoproclamato girone di eletti, se si incontrano le teste di cavolo sbagliate. Questo nuovo cd di Marcello è un live, registrato in un locale della nostra città natale (Alessandria) in cui lui – accompagnato da due grandi musicisti – ripercorre la sua carriera in lungo e in largo, in una scaletta di 13 brani. Stranamente, nonostante la dimensione live, il tutto è molto molto molto pulito e lindo – e noi sappiamo che Marcello, invece, può essere molto più zozzo, quando ci si mette! – ma è sicuramente godibile. Il blues, fatto bene e senza troppe menate, è del resto un po’ come il garage rock: è difficile che non piaccia. Anzi.
[Voto: 3 – Consigliato a: bluesmen da pub piemontese, anime randagie al Barbera, teste calde malinconiche]

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