Bocconcini di merda per buongustai

bos-frontBits Of Shit – Cut Sleeves (Casbah Records/Dangerhouse Skylab, 2013)

Australiani. E come biglietto da visita è già piuttosto interessante. Se poi aggiungiamo che hanno partecipato alla Gonerfest del 2012, le antenne iniziano a drizzarsi (e non solo quelle, incidentalmente).

E una volta drizzate restano ben alte, queste antenne. Il motivo è semplice: questa band è notevolissima, nel suo essere perdente, sotterranea e cafona. Immaginate una pub band di Melbourne che ha deciso – chissà quanto consciamente – di frullare alla cazzo di cane (cit. René Ferretti) e con violenza decerebrata la tradizione del punk e dell’hard australiano (dai Rose Tattoo agli X) con le sgroppate furiose dei primi Black Flag e compagnia californiana. E buttiamoci pure un po’ di Angry Samoans, toh.

Il risultato è una collezione di 13 brani che vi ricorderanno com’è vomitare sulla schiena a qualcuno in una notte d’inverno, l’emozione della prima rissa sotto al palco, l’elettricità del primo concerto che avete suonato, l’intransigenza sublime – e ignorante – dei vostri 20 anni, il sentirsi dio con un giubbotto di jeans senza maniche e sei Ceres in corpo.

Morale: cosa rimarrà dei Bits Of Shit in 10 anni? Quasi sicuramente nulla. Ed è giusto così. Perché gli eroi del disagio non possono, per definizione, lasciare tracce palpabili. Solo disagio.

Disco speciale. Vi potrebbe far piangere di rabbia.

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