The Wild Brunch #34

aztecWild Brunch numero 34, già. E voi che magari pensavate di esservelo levato dalle palle… nada. Del resto il materiale continua ad arrivare, dunque non lamentatevi.

Una prece però: adocchiate meglio i generi di cui si parla di solito qui sopra. Se suonate altro, magari indie rock – per fare un esempio – e volete inviare il vostro disco, quasi di sicuro state facendo un passo falso. E in un colpo solo riuscirete a:
– incazzarvi perché non se ne è parlato bene
– incazzarvi se la recensione non esce subito
– incazzarvi per avere “sprecato” una copia del disco
– incazzarvi perché siete dei grandi e chi scrive di musica non capisce un cazzo
– mettere in imbarazzo (per non dire rompere i coglioni a) chi deve recensire cose fuori genere

Non per nulla, quando arrivano proposte da band che non sono sicuro possano rientrare nei binari (ristretti finché volete) di BM, avviso sempre il gruppo. Ad ogni modo: amici come prima. Sono solo cazzate scritte da uno che vive in un paese alle pendici del cesso dell’inferno… non fanno testo.

Detto ciò, il consueto pateracchio: come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.

C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco, bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

In questa puntatona: Alley, Bleak Seven, Deaf Cities.

AlleyTales From The Pizzeria (Forkone, 2012)
Rock indipendente di stampo statunitense con robuste venature di quello che nei Novanta chiamavamo emo-rock (Chamberlain, anyone?). Brani dall’incedere mai furioso, sempre piuttosto pacato e studiato, melodie ben connotate, voce effettata e cantilenante, qualche piccola concessione alla distorsione e al rumore… insomma tutti gli ingredienti sono stati usati. I riff – devo dire – sono quasi sempre molto buoni e in un paio di occasioni fanno davvero venire la pelle d’oca – tipo quando arriva il riff giusto che aspettavi senza sapere che lo aspettavi (vedi in “Desperate Ride”). Disco e band validi: peccato che il tutto sia troppo sbilanciato sul versante indie/pop rock. E noi siamo cafoni d.o.c., qui.
[Voto: 2,5 – Consigliato a: indio indie, pop rockers con velleità antimainstream, emo maturi]

Bleak Seven – Bleak Tissue (advance promo, 2013)
Il synth-punk non è mai stato la mia cup of tea, per usare un eufemismo – e i poveri cristi che magari leggono le mie cose da un po’, lo sanno piuttosto bene. Poi però ci sono le eccezioni (poche di sicuro)… per dire, Suicide, Screamers, Devo, Métal Urbain – su tutti. Vabbè, insomma, questo progetto solista del professor Brundo (dei Cane!, ma anche una pletora di altri gruppi e band) è synth punk che mescola il lato più pop e danzereccio del genere a una vena scura e psicotica; immaginate i Suicide, il pop punk in overdose da Prozac, la colonna sonora di “Aztec Chellenge” per il Commodore 64 e l’isteria di alcune schegge punk ’77 minore – il tutto schiacciato insieme senza troppi salamelecchi e con uno ghigno impasticcato stampato in faccia. Notevole, nonostante la mia allergia agli handclap finti, alle batterie elettroniche da ritmi predefiniti Bontempi e alle tastierine plasticose. Ah, il disco uscirà presto per una vera label – questo è solo un promo advance, cortesia di Brundo.
[Voto: 3 – Consigliato a: pasticcomani in sbattimento, Bontempi punk, feticisti della synthesi]

Deaf Cities – The Infinite Travelling (autoproduzione, 2013)
DF: “Ciao sono alessandro del duo vicentino indie/folk Deaf Cities. vorrei una recensione del nostro album sul vostro sito quindi per favore scrivetemi l’indirizzo a cui inviare il CD originale”.
BM: “Ciao, guarda, di norma noi – come forse avrai notato – ci occupiamo di generi un po’ più cafoni e duri del vostro (punk, garage, hardcore…); però se ve la sentite di affrontare il giudizio di persone che ascoltano altro, l’indirizzo è: XXXX YYYY ZZZZ RRRR QQQ. Grazie e rock on”
DF: “grazie della schiettezza, sarà perchè ho sempre suonato e ascoltato punk che mi è sembrato naturale rivolgermi a siti come il vostro.cmq penso che ti manderò il cd lo stesso perché spero che si intuisca l’onestà tipico del punkrock nelle canzoni.. se ti fa schifo puoi scriverlo pazienza. ciao e grazie”.
Il cd è arrivato e tutto è andato secondo copione. Loro sono bravi nel loro folk rock, lo-fi rock, post rock, moooolto indie e ripulito. Però, come dire… io proprio con questa roba non entro in empatia. Zero. Troppo misurata, posata, lieve e cerebrale. Bravi, ripeto, e anche a modo loro onesti e naïf. Ma qui non c’è trippa per gatti rognosi dallo stomaco gorgogliante.
[Voto: 1 – Consigliato a: tristi indie-lover, personcine dall’emotività ipertrofica, ex punk deportati nell’età adulta]

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1 Commento

  1. mastamadaffakka

     /  agosto 26, 2013

    non ci credo!!!
    ci giocavo con il commodore 64 a quel gioco (immagine di testa),
    circa 22 anni fa 😀

    Rispondi

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