House of hits

Counter+IntuitsCounter Intuits – Sheets of Hits (Pyramid Scheme, 2013)

[di Damiano Mazzalupi]

Ron House è conosciuto (neanche tanto in realtà) soprattutto per essere stato il cantante dei Thomas Jefferson Slave Apartments, il suo gruppo punk-noise esistito per tutti gli anni ’90, autori fra l’altro di uno dei pezzi più pregiati di quel decennio, il loro primo lp Bait and Switch. Ma in realtà nei dieci anni (abbondanti) precedenti ed anche in quelli successivi non è mai stato con le mani in mano. Dopo l’ottimo disco dello scorso anno con gli Psandwich (Northren Psych, uscito su Columbus Discount Records), ritorna ora con un progettino (difficile parlare di gruppo) completamente nuovo, tali Counter Intuits, che oltre a lui stesso includono il solo Jared Phillips, membro dei Times New Viking (e in odore di ingresso negli Psandwich), mediocre gruppo indie dell’Ohio, come il vecchio Ron.

Phillips negli anni si è dilettato a registrare in casa, tutto da sé, diversi pezzi strumentali decisamente lo-fi, fra garage, certo indie(pop), noise, con un piglio a tratti elettronico (pare che da qualche parte nel disco sia stata usata una batteria suonata con una applicazione dell’iPhone). Insomma, detto così non sembra niente di che. Fortunatamente un giorno ha fatto ascoltare queste sue registrazioni al buon Ron House, il quale ha apprezzato ed ha accettato la sfida di incidere le tracce vocali. Ne è uscito un piccolo gioiellino, sul quale l’ex leader dei TJSA ha impresso a fuoco il suo marchio, fatto di metriche libere e linee melodiche nasali ed al limite dello stonato, come mai aveva fatto in passato.

Insomma, uno di quei 50enni che non hanno la minima intenzione di ammorbidirsi e che, superato il mezzo secolo, ha deciso di fare il suo disco meno impegnato (a sua stessa detta), solo per il gusto di strillare in un registratore da quattro soldi una bella dozzina di canzoni.
Sheets of Hits (questo sembra essere il titolo del disco, stando a quanto dichiarato su alcuni siti di distributori americani, ma non c’è traccia di tali parole in copertina), nonostante sia frutto di un collage di due menti, sciorina una bella serie di pezzi assolutamente coerenti, che si potrebbero quasi definire indie pop, se solo fosse possibile fischiettare quelle melodie straziate e se il tutto non sembrasse registrato in un cesso pubblico. Lo-fi fino al midollo, proprio perché registrato con mezzi di fortuna, DIY nell’anima, a partire dalla copertina serigrafata alla bell’e meglio, per un disco uscito solo in vinile per tale Pyramid Scheme Records, label che, scavando un po’, si scopre essere nient’altro che l’etichetta personale di Ron House, qui alla sua prima pubblicazione. Un’autoproduzione in piena regola.

Per chi scrive, finora il più bel disco dell’anno in ambito garage/punk/lo-fi, primato, ad esse sinceri, non così difficile da ottenere, ma tant’è.
Menzione speciale per “Time was update”, pezzo d’apertura e super-hit dell’estate in casa mia.
Capitolo reperibilità: il disco, uscito verso aprile, non sembra avere una distribuzione ufficiale in Europa, a Roma lo potreste trovare in un negozio, ma forse fate prima a cercarlo in rete. Se ne volete un assaggio… be’, lasciate perdere, ché su youtube non ve n’è traccia. Fidatevi sulla parola.

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