Adam Green live @ Carroponte

adam greenAdam Green + Hot Gossip, 30 maggio 2013 @ Carroponte (Sesto S. Giovanni, Milano)

[di Antonia Lanari]

Succede raramente a Milano (mica siamo a Londra), ma succede: stessa sera live mainstream contro indie (old style), centro contro periferia spinta, gratis contro a pagamento. Le domande non mi si pongono nemmeno per un nanosecondo, da quando, tempo fa, lessi del concerto di Adam Green a Carroponte. E non mi sono nemmeno posta il dubbio se nella stessa sera ci fosse qualcosa di diverso. Per forza, il giovedì sera c’è Grey’s Anatomy… poi, diciamocelo, in quarant’anni di concerti (sì, embé?) non mi era mai capitato di uscire di casa e di andare al concerto a piedi in dieci minuti; al massimo in bicicletta, a 14 anni per vedere Guccini a Ceriano Laghetto. Così, armata del mio bel coupon sconto che ha fatto miracolosamente diventare solo di cinque euro il già esiguo impegno oneroso per l’entrata, vado. Adam Green, il giovane talento newyorkese cresciuto nei Moldy Peaches a fianco della grandiosa Kimya Dawson, che è ancora giovane. Ma che la decina abbondante di anni sulla scena hanno contribuito a piazzare in quell’area artistica definita “anti-folk” americana (leggo altrove, anche se ormai le etichette sono assolutamente inutili). A questo punto, ben piazzata sotto il palco, mi seguo gli Hot Gossip che non sono per niente male, anche se il cantante ha ascoltato troppo Robert Smith e uno dei pezzi finali che sembrava una cover di Louie Louie forse era solo un caso flagrante di plagio. Intanto Adamo Verde era sotto il palco a gigioneggiare con i fans e a offrirsi ai loro flash. Troppo simpatico. Quello che ti canta anche Battisti se gli va, e l’ha fatto.

Nell’ora e mezza di concerto ha scelto bene la sua scaletta, scorrendo il meglio della sua produzione, almeno a sentire l’urlatrice che avevo alle spalle e che (mannaggia a lei) sapeva o.g.n.i. testo di o.g.n.i. pezzo (almeno aveva una buona pronuncia). Per me, che ho superato abbondantemente il tempo in cui ero in grado di ricordare i titoli e le parole di tutte le canzoni dei gruppi preferiti, è sembrata una scelta perfetta, cogliendo il meglio tra la produzione che conoscevo e quanto di ascoltato per la prima volta ieri, ovvero i lavori più recenti. Adam Green è uno di quegli artisti che, fortunatamente, rendono ancora meglio on stage rispetto al già ottimo lavoro in studio. E’ proprio la dimensione live che conferma l’idea di ‘sto ragazzo dal facciotto e labbrone prominente un allegrone, uno spensierato chansonnier, libero da standard ed etichette. Quelli che piacciono a me, insomma, e che mi sono andata sempre a cercare, in quarant’anni e passa di libero arbitrio di musica ascoltata.

Adam instaura da subito un caldo e spontaneo contatto con il pubblico (troppo poco), ci si scambia le battute come al bar, mancava giusto il boccale di birra da schiumarsi insieme, anche se lui e la band, a quanto pare, viaggiava a cola. Sfilano blocchi di pezzi tirati alternati a intermezzi dove lui, solo con la chitarra non amplificata, si mette a cantare a bordo palco senza microfono (te l’ho detto che eravamo pochi!), come a voler fare una coccola agli astanti silenziosi, come a volerne dosare l’entusiasmo e calmarne con uno stornello le emozioni. Lui sul palco è una vera sagoma e, come si diceva, simpaticissimo nelle sue movenze; ma anche sexi nel suo nuovo look barba baffi e panama. vuole fare il figo, dici? macché! e ti risponde lui stesso mostrando senza vergogna l’addominale rilassato quando a 120% di umidità e 7° C decide di mettersi a torso nudo. E anche quando si lancia, ripetutamente, verso l’abbraccio fisico con il pubblico, niente panico, goditi il momento e basta, peace & love, senza smancerie. Il gruppo sostiene a dovere la sua voce vellutata e profonda da songwriter (per una volta tanto, grazieadio, non “maledetto”) con suoni marcatamente anni settanta, sottolineati dal Korg, sia che si tratti dei pezzi più tirati che di ballatone. Precede la conclusione, l’anthem Dance with me, e Adam se ne va dopo un altro suo in solitaria. E io mi incammino verso casa, soddisfatta, canticchiando pezzi di Adam Green e Battisti.

In scaletta in ordine sparso: Buddy Bradly, Twee Twee Dee, Breaking Locks, Tropical Island, Caroline, Nat King Cole, Morning After Midnight, Cannot Get Sicker, Vultures, Gemstones, Hard to be a Girl, Bluebirds, Apple I’m Home, Cigarette Burns Forever, Jessica, Friends of Mine, Emily, What Makes Him Act so Bad, Baby’s Gonna Die Tonight, Her Father & Her, Novotel…

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