The Wild Brunch #32

plyamobilArrieccoci, persistenti e puntuali come i pidocchi alle elementari, con un nuovo Wild Brunch – numero 32, per servirvi. Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.

C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco, bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

In questa puntatona, varietà come se non ci fosse un domani: Mothers of Mud, Polar For The Masses, Gerson, Collettivo 01, Maleducazione Alcolica.

Collettivo 01Cronovendetta (autoproduzione, 2013)
Punk rock italiano pulito e prodotto con molta cera lucidante – forse troppa. C’è poco da dire: i riff di ispirazione Ramones/Queers/Screeching Weasel/Rancid/Nofx, i testi tragicamente in italiano (sorry: non lo concepisco, mi fa schifo da sempre, è un mio problema). Se avete presente il punk rock italiano post invasione brianzola, diciamo a fine anni Novanta, allora avete capito di cosa si parla. Pezzi allegri e solari, tempi mai troppo tirati, testi nazionalpopolari in cui tutti gli under 25 possono identificarsi senza battere ciglio (e quel vezzo tutto italiano di cambiare gli accenti alle parole quando la metrica lo richiede)… un disco ben fatto – forse troppo tastieroso – ma che non lascia alcun segno. Tutto lì.
[Voto: 1,5 – Consigliato a: giovanissimi punk timidi, tossicomani del punk rock made in italì, orfani della (o)scena anni Novanta]

GersonGenerazione in difficoltà (Indie-Box, 2013)
Sesto album per questa band italianissima, dedita al punk rock nella sua forma più tipica. Con i pregi e i difetti del caso. I pregi sono che ci sanno fare, suonano e sono compatti come un mattone… i difetti che, francamente, questo tipo di punk cantato in italiano ha stufato circa 15 anni fa e ormai è poco più che un vezzo per la gioia di pochi e la noia di molti. Poi, per carità, massimo rispetto per lo sforzo, la costanza e la professionalità; semplicemente non vedo motivi sufficientemente validi che dovrebbero far preferire i Gerson a una punk band magari storica. Al limite l’unico plus è che loro sono in giro a suonare… ma insomma… a volte non basta.
[Voto: 1,5 – Consigliato a: punk rocker indefessi alla caprese, italiofili da tso]

Maleducazione alcolicaPeccati e sogni (autoproduzione, 2013)
Santa polenta. Questa situazione è imbarazzante, perché io proprio lo ska non lo reggo. Mai. Mai mai mai piaciuto. E di fronte a un disco come questo la tentazione sarebbe di fare “cacca pipì gnè gnè gnè”. Ma siccome non ho più nove anni da circa 33, respiro e razionalizzo. E’ chiaro che la band suona coi controcoglioni e che ha assimilato tutti i canoni del genere – ska punk divertente con molte citazioni del sound original giamaicano – ma come dire… mi pare di sentire questa roba uguale da sempre. Sarà colpa mia che non conosco il genere, ma trovo il tutto di una noia mortale. Ben fatto e a modino, ma noioso.  Compresi i testi un po’ impegnati e un po’ ridanciani. Sorry.
[Voto: 1 – Consigliato a: skin&punk con la Giamaica in tasca, matricole diciannovenni fuorisede, rude boy con le quattro frecce]

Mothers of MudFall Guy (autoproduzione, 2013)
Conflitto di interesse? Boh, se consideriamo che con uno dei MoM ho suonato e che lo conosco da qualcosa come 25 anni circa, può essere. Ma ci piazzerei anche un clamoroso “e sticazzi” alla romana e chiudiamo subito il discorso. Quattro brani di rock indie pulito e solare (leggo “unsophisticated rock” sulla copertina del cd e mi pare una bella definizione), con inserti di tromba piuttosto inusuali per il genere. Un ascolto non comune – soprattutto per un cafone come me – ma gradevole, in particolare per la sezione ritmica coi controcazzi davvero e l’atmosfera rilassata senza troppe menate. Morbidi, per i miei gusti, ma bravi. Menzione d’onore all’illustrazione della copertina curata da 108.
[Voto: 2 – Consigliato a: indie rocker anti-aperitivo, postintellettuali disimpegnati, amanti della tromb…]

Polar For The Masses  – Italico (La Grande V, 2013)
Costanti, metodici, quasi teutonici nella tenacia con cui si sono costruiti (disco dopo disco, concerto dopo concerto, comunicato dopo comunicato) una personalità e una nicchia in cui esistere. Ricordo di avere anche diviso il palco con loro più di cinque anni fa – o forse erano quattro, chi se lo ricorda – e li ricordavo più rumorosi, noise e ostici. In questo “Italico”, invece, i P4TM sono molto più alternative rock, proponendo sonorità cupe e indie in puro stile “a cavallo del nuovo millennio”, con cantato in italiano. Ci sanno fare e sono anche un power trio (la migliore formazione possibile, a mio avviso): come dire… nessuno può insegnargli il loro mestiere, di sicuro. Certo, dopo un po’ di brani serpeggia quel feeling da MTV Italia che non mi fa proprio sentire a mio agio (sarà per i testi che si capiscono, chissà). Ma a parte questo, sono una band cazzuta di rock italiano contemporaneo. E buttiamoli via…
[Voto: 2 – Consigliato a: alternativi con moderazione, indie italici maniaci, rocker timidi]

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