Il vuoto che avanza

Destruction-Unit-VoidDestruction Unit – Void (Jolly Dream, 2013)

[di Magda Cane]

Dare un giudizio a questo disco è stato difficile, considerando che si parla di un gruppo che ormai fa rock psichedelico e si chiama ancora Destruction Unit.
Self Destruction Of A Man e Death To The Old Flesh, usciti rispettivamente nel 2004 e 2006 son tra i miei dischi preferiti e i Destruction Unit erano una delle band della scena di Memphis (come Lost Sounds, Nervous Patterns, Final Solutions…) che ruotava attorno ai due personaggi chiave di Jay Reatard e Alicja Trout.
Nei Destruction Unit si alternavano a chitarra, voce e synth e senza dubbio sono stati i maggiori contributori alla definizione del suono della band: un mix di garage punk e new wave che ha generato canzoni dalle atmosfere nevrotiche (altro…)

Carogna glassata

carogneLe Carogne – Secondo (autoproduzione, 2013)

Già mi occupai de Le Carogne esattamente due anni fa, in occasione dell’uscita del loro primo cd (e ancora prima come band partecipante alla compilation La Mano).
Ricordo anche che Stefano, il bassista, dopo la recensione mi scrisse, facendomi un semi-cazziatone non troppo implicito perché avevo parlato di rock demenziale e Skiantos e anche di rock alternativo. Presi atto e incassai la rimostranza senza tentare di giustificarmi o difendere la mia posizione (altro…)

The Wild Brunch #31

white-trash-mulletAbbiamo fatto 30 e perché non fare 31? E quindi eccoci qua, con un Wild Brunch schizoide e inafferrabile con Loud Nine, Hazardous Waste, Joxfield ProjeX & colonel XS.

Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.

C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”) (altro…)

Duodenum Maximum

duodenumDuodenum – Let It Shine (Bubca, 2013)

Nuova secrezione per i nostri vecchi amici Duodenum, alias Tab_Ularasa di Bubca e una mezza dozzina di altre band come minimo (tra cui Trans Upper Egypt, per dire) e Massimo (Number 71 Monobanda).

La formula è quella classica duodenale: presa diretta selvaggia, registrazione no-fi & lo-fi (questa volta il tutto è stato inciso utilizzando l’impianto di una band che i più vecchietti ricorderanno: i mitici Pikes In Panic di Siena!), pezzi brevi, semplici e sguaiati (altro…)

Lucifer rising

luciferiI Luciferi – V (autoprodotto, 2012)

…è che proprio mi sento un po’ perduto nell’ascoltare un cd-ep come quello de I Luciferi. Avevo la tentazione di relegare la recensione nella solita rubricona cumulativa del Wild Brunch, ma poi ho detto: “Toh, mi faccio lo scherzone e provo a parlarne, invece, in maniera più approfondita”. Tipo esperimento di autocoscienza.

Noise rock/post rock strumentale è il nome del loro gioco. E già qui ho un piccolo cedimento (altro…)

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