Un po’ per caso, un po’ a caso

casoCaso – La linea che sta al centro (To Lose La Track, 2013)

Nonostante l’età e le innumerevoli lezioni, spesso mi ritrovo a fare come quando avevo 15 anni. Ossia decido a priori, in base a qualcosa di non ben definito, che una band o un artista non mi interessa. Spesso ci azzecco, ma non di rado mi capita di falciare a priori cose che magari potrebbero anche interessarmi.

Nel caso di Caso (ha-ha-ha-il-gioco-di-parole) è andata più o meno così: il mio cervello, ogni volta che ne leggevo o lo vedevo citato, componeva l’immagine di Vasco Brondi/Lelucidellacentralelettrica  che farfuglia cose non troppo comprensibili su basi di chitarra un po’ alternative e un po’ pallose come una messa di suffragio. Insomma, come dire… l’avevo bollato con un poderoso “sticazzi, sto bene senza”.

E’ così che sono arrivato a sentirlo per davvero solo ora – quando ha già sfornato almeno tre album.
Il verdetto? Insomma, avevo esagerato nello stereotipo e nel pregiudizio. Caso è un valido cantautore che mischia folk e punk, ironia e melanconia, acuta osservazione del quotidiano e un po’ di sana contemplazione dell’ombelico. Il risultato mi ha sorpreso – soprattutto i brani un po’ più elettrici in cui Caso non è solo soletto – e mi sono trovato ad ascoltarlo con interesse.

Testi intriganti, in pratica lunghi racconti – divagazione: ma come cazzo fanno quelli così a ricordarsi i testi dal vivo? Io sono almeno 18 anni che canto frasi più o meno sconnesse, ricordandomi sono una parola qua e là!!! – esistenziali e autobiografici/realisti. Si parla di vita, amore, Ramones, sfiga, introspezione e il tutto con una voce narrativa molto personale, a livello letterario. Semplice, ma non banale.

Ecco, il punto è proprio questo: se per qualche motivo si perde il filo e si smette di ascoltare anche le parole, allora Caso dopo tre-quattro brani sbiadisce, si fa ripetitivo e un po’ monotono perché il tappeto musicale è molto uniforme tra un brano e l’altro. La chiave sono le liriche, non c’è dubbio.

In finale, un disco interessante anche se non è il mio genere. Ma lo metterò in auto, ché in certi frangenti di traffico e meteo potrebbe essere la svolta.

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2 commenti

  1. confermo che in macchina è la svolta.

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  2. TrashTrashTrash

     /  marzo 29, 2013

    Il lavoro precedente di Caso (Tutti dicono guardiamo avanti) è IL disco da viaggio in auto.

    Rispondi

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