Scampoli di scum

gmGreedy Mistress – It Was Fine (Swamp, 2013)

Confesso di non sapere se la Confederacy of Scum è ancora attiva oppure ha ceduto all’avanzare degli anni e all’inevitabile invecchiamento dei soggetti coinvolti (in effetti, a 50 anni suonati magari non hai più voglia di romperti la fronte ogni sera a microfonate e girare il mondo facendo pezzi che parlano di stupri e serial killer assortiti), ma i Greedy Mistress musicalmente sarebbero senza dubbio una band che merita una tessera onoraria nella setta di questi zozzoni rudi e fetenti.

Scum punk, metal punk, punk con gli assolo, chiamatelo come volete l’ibrido peraltro ben codificato dalla storia – ma mai del tutto dalla temuta stampa specializzata – che suonano i Greedy Mistress. Niente di innovativo e geniale, per carità… come accade nel 99% delle sfaccettature del punk. E che male c’è? Nessuno.

Se poi è roba fatta a regola d’arte come la fanno i GM, non è proprio il caso di stare a fare i sofistici… anzi, questo disco è un bell’ascolto, senza se e senza ma. Certo, sentirete decine di riff che vi ricorderanno altro, non avrete nessuna folgorazione sulla via di Damasco né scoprirete una novità pazzesca – oddio, magari vi capiterà di scoprire lo scum con questo disco, ma allora significa che avete 11 anni (e vissuti in isolamento) oppure avete qualche serio problema di ascolti arretrati – però la sicurezza che avrete  è di tenere in mano un album curato, fedele all’essenza del genere e godibilissimo.

Il vero problema, per i Greedy Mistress, è che sono italiani e che sono fondamentalmente delle brave persone, valide e appassionate. Se vogliamo chiamarlo “problema”… forse lo è per un genere che in parte campa su una finzione d’immagine, fatta di omoni rudi che mangiano opossum investiti raccattati sul ciglio della strada, femmine vogliose ubriache di whiskey da due dollari a bottiglia che sembrano uscite dal campo roulotte di “My Name Is Earl”, sangue, violenza e razzismo da bar texano.
Se devo essere sincero, meglio che i Greedy Mistress abbiano il suddetto problema. Alla fine è la musica che parla.

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