Il vuoto che avanza

Destruction-Unit-VoidDestruction Unit – Void (Jolly Dream, 2013)

[di Magda Cane]

Dare un giudizio a questo disco è stato difficile, considerando che si parla di un gruppo che ormai fa rock psichedelico e si chiama ancora Destruction Unit.
Self Destruction Of A Man e Death To The Old Flesh, usciti rispettivamente nel 2004 e 2006 son tra i miei dischi preferiti e i Destruction Unit erano una delle band della scena di Memphis (come Lost Sounds, Nervous Patterns, Final Solutions…) che ruotava attorno ai due personaggi chiave di Jay Reatard e Alicja Trout.
Nei Destruction Unit si alternavano a chitarra, voce e synth e senza dubbio sono stati i maggiori contributori alla definizione del suono della band: un mix di garage punk e new wave che ha generato canzoni dalle atmosfere nevrotiche, in cui i synth dai suoni pieni e graffianti facevano da protagonisti e le melodie erano convulsive, tristi e allo stesso tempo struggenti. I testi, per lo più urlati, trattavano di morte, calamità e distruzione. I pezzi non risultavano sicuramente orecchiabili, ma Reatard, punk dall’anima pop, riusciva a farti entrare in testa ogni sua singola canzone.
Dopo la dipartita (chiamiamola così) di Jay e Alicja, Ryan Rousseau, il batterista (che aveva suonato anche nei The Reatards, quindi non era certo digiuno di punk), porta avanti il progetto passando alla chitarra e rivoluzionando la line-up e le sonorità della band stessa.

Nel 2010, con l’imperversare della moda psichedelica che iniziava a influenzare diversi generi, garage compreso, l’uscita di Eclipse segna un punto di non ritorno per i Destruction Unit. I ritmi rallentano, i synth perdono la loro connotazione e più in generale i generi d’ispirazione del gruppo diventano la new-wave e il kraut rock. Probabilmente Void è il punto di arrivo di questa virata di genere.
Il suono è a tratti compatto in altri punti rarefatto, i synth diventano un semplice elemento caotico, le chitarre sono super riverberate mentre la linea vocale si avvicina sempre più a quella goth.

Ad esempio “Druglore” è un pezzo dalla struttura ripetitiva che dura otto minuti; sembra descrivere un viaggio ma non ti porta da nessuna parte. Anche “Great Wall” parte quasi bene, ma la melodia iniziale si dissolve nel niente.
Si tratta a tutti gli effetti di un disco kraut rock che vuole farti fare un viaggio, ma il mio è stato certamente un bad trip.
Insomma, questi sei pezzi non mi hanno convinta, mi rincuora solo il fatto che non sarei mai arrivata ad ascoltarli se non fossero usciti da un gruppo che si chiama Destruction Unit. In compenso il titolo dell’album lo trovo azzeccatissimo: il niente è esattamente quello che mi è rimasto in testa dopo averlo ascoltato tre volte di fila.

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3 commenti

  1. brava e bella!

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  2. i Destruction Unit nascono come progetto di Ryan Rousseau

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  3. magda

     /  marzo 13, 2013

    grazie dell’appunto. è fine a se stesso o volevi arrivare da qualche parte?

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