Attack of the killer 7″: Barsexuals, Pat.Pend. & Wasted Pido

barsexualsThe Barsexuals – s/t (autoprodotto, 2012)

Un trio maleducatissimo chitarra/voce/batteria; una registrazione che definire lo-fi è un complimento, visto che questa delizia di singoletto fa sembrare gente come Cramps, Morlock e Gravedigger V il corrispettivo garage/psychobilly/r’n’r dei Queen; copertina fotocopiata e centrini scritti a pennarello… avete capito che aria tira?
Esatto: aria di genio e demenza. Questa è roba che tanti schiferanno, ma che è la quintessenza del fare esattamente il cazzo che si vuole, alle proprie condizioni e senza guardare in faccia a nessuno. Primordiali, intrisi di fuzz e distorsione rancida, con una batteria scarna e scazzata come una Moe Tucker dopo la seconda iniezione di veleno per topi.
Per me in Italia sono forse gli unici, al momento, a a fare questa roba. E li vedrei benissimo nella scuderia Bubca, per attitudine e sonorità. Grande dischetto. Lucera rules.

Pat.Pend.Da Ussu Cussaville volume 1 (PSA, 2012)
Un’altra one-man band – è il momento, decisamente… e non ci dispiace per nulla; mr Pat.Pend. si dice dedito al cinga cinga (ossia folk, punk, r’n’r, country, garage, new wave, noise, surf, rockabilly, cantautorato tutti ben frullati) e ci consegna un dischetto divertente, corredato da una confezione curata e con allegato un fumetto notevole. Il cinga cinga tra l’altro non è proprio un cazzo male! Mancano un po’ la crudezza e la ruvidità – questi brani sebbene registrati in presa diretta suonano puliti e ben eseguiti, a onor del vero – ma ovviamente non è che si debba per forza fare i lo-fi cessofonici per obbligo morale, ecco… penso però che un po’ più di catarro gioverebbe all’impatto. Dal rockabilly al rock demenziale, passando per il punk e il folk punk, con qualche accenno di cantautorato, il piatto è ricco e da gustare ripetutamente. Promosso.

Wasted PidoThe B-Low Budget Sessions (94 Tapes, 2013)
Lui è un po’ uno dei nomi più vecchi in italia, a livello di one-man band; e molti già lo conosceranno. Non diciamo che è un’istituzione perché è una locuzione del cazzo, ma comunque ci siamo capiti…
Immaginate un Legendary Stradust Cowboy più elettrico e scuro, sguaiatissimo e sbronzo: questo è Wasted Pido. E i brani del 7″ lo fotografano per bene: quattro pezzi in studio con produzione scura e chiusa – il contrario del leccato, pur non arrivando al sublime zozzonismo dei Barsexuals, che vincono a mani basse – di bluespunkrock’n’roll alla veneziana.

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