The wild brunch #30

skeleton30 e non se ne parli più.
Il giorno del mio trentesimo compleanno mi tagliai a zero i capelli che mi arrivavano al culo, in un gesto inconsulto e forse punk. O forse semplicemente di normalizzazione. Che però non è riuscita granché.
30 e vaffanculo… ma aspettatevi anche il 31, se la voglia di chiudere tutto non prenderà il sopravvento.

Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.

C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

DuffCi sono gente che non stanno bene (Indiebox, 2012)
Italianissimi, dediti al verbo e al culto del punk hardcore melodico di scuola Fat Wreck, i Duff eseguono il loro compito con un certo mestiere, è innegabile. Se amate e avete amato i NoFx, per dire un nome a caso, questo dischetto può offrirvi una mezz’ora di ascolto succedaneo, completo di melodie, chitarroni ritmici a grattugia, armonie vocali, i riffettini di chitarra melodici e intricati su una corda sola, stop & go, le gigionerie… c’è tutto. E forse il problema è questo: qui dentro c’è esattamente tutto ciò che ci  si aspetta, senza un minimo di sorpresa o guizzo di inventiva. I Duff sono veramente ottimi discepoli di questo sound, ma nulla li distingue dal resto delle band simili. Ah una cosa: cantano in italiano, una delle scelte peggiori che si possano fare, per quanto mi concerne (“Hipster numerosi come Chipster”… insomma, io non ce la faccio).
[Voto: 1,5 – Consigliato a: ragazzi degli anni Novanta con sindrome di Peter Pan, pericolosi fissati della Fat Wreck, punk da liceo]

Gronk – s/t (DestroYo, 2013)
Creatura oscura dell’universo Bubca/Destroyo, questi (o questo) Gronk mettono alla prova la capcità di sopravvivenza dell’ascoltatore. Rock sperimentale, wave, noise, weird sounds, psichedelia, tossicità, garage, postmodernismo, lo-fi senza compromessi. Un incubo da cantina britannica metà anni Novanta con l’attitudine di una blatta psicotica di Cleveland, Ohio, anni Settanta. Dai Pere Ubu ai My Bloody Valentine, passando per i gulag e l’aids.
[Voto: 2 – Consigliato a: pazienti psichiatrici in fuga, esploratori del fognario, psiconauti usa e getta]

Tab_UlararasaApache (DestroYo, 2012)
Tra il folk lo-fi e l’oltretomba; il rock’n’roll dadaista e la sperimentazione; lo shoegaze eviscerato e il drug rock in overdose… il boss di Bubca  ci scarica addosso sei brani di melassa velenosa, urgenti e grezzi, non rifiniti, non studiati, rumorosi e fragili al tempo stesso. Non c’è molto da capire, ma tanto da sentire a livello di pancia e viscere. Delicatamente trucido.
[Voto: 3 – Consigliato a: cervelli drogacentrici, pseudo-intellettuali down, poeti metalmeccanici]

Annunci
Articolo precedente
Articolo successivo
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: