The Wild Brunch #29

29 brunch, 29. E cosa è rimasto? Un cazzo di niente, ma era ampiamente preventivato. Però qualche buon cd è arrivato, quindi avanti così- sempre se continuerete a mandare materiale.

Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.

C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

kaiser[schnitt]ambosslaszlo – Viva Terror! (Kaiserkiss, 2012)
Eh… da che parte iniziare? Non so, cazzo, proprio non so. A partire dal nome del progetto, in puro weird-o-rama, questo cd è bizzarro, anarchico, dispersivo, errante, arrogante, meticcio, bastardo, fresco, ingenuo, oscuro, semplice… una specie di frullatone totale/globale di folk, blues, elettronica, wave, garage, lo-fi rock, kraut, minimalismo e alternative rock che resta inafferabile, con tutte le conseguenze positive e negative del caso. A quanto capisco [kaiser(schnitt)amboss/laszlo] è una specie di situazione solista allargata che ruota intorno a una autrice/musicista/performer do it yourself e mutante, in preda a fregole psichiche e incubi turbinanti (che vengono resi in maniera piuttosto convincente in musica, peraltro). Mi sono piaciuti gli episodi più bluesati/folk, che sono davvero validi. Il resto è una specie di viaggio contromano, in retromarcia, sull’autostrada di un sogno oppiaceo e sbronzo… ai posteri l’ardua sentenza. Io dico che qui c’è disagio e strafottenza nella misura giusta.
[Voto: 3 – Consigliato a: brillantissimi reduci del reparto psichiatria, psiconauti senza gps, tossici domestici, anime animalier]

CiementificioMarcia marcia (Dysfunction, 2012)
Ok. Per chi non l’avesse ancora capito, a me non piace particolarmente l’idea di parlare bene per forza dei gruppi italiani perché “se non ci si aiuta fra noi, la scena muore” e cagate simili. Per cui molto sinceramente devo dire che i pescaresi Ciementificio sono tanto capaci tecnicamente, quanto inutili come band. E considerando che sono molto bravi nel proporre un thrash metal anni Ottanta, di quello della seconda ondata, diciamo, il loro quoziente di utilità è tragicamente basso. Poi aggiungiamo che hanno forti velleità ironico-demenziali, un po’ da Skiantos del thrash, ma non è che si rida poi molto sentendo i pezzi… la frittata è fatta. Sicuramente non capisco il loro senso dell’umorismo; oppure ne hanno poco. Insomma, cambiassero l’orribile nome, cantassero in inglese e abbandonassero le incursioni nel glam scemo (“Maiala”… che sarà anche una parodia, ma non funziona) sarebbero un onestissimo gruppo di retro-thrash. Così boh… van bene per farsi – forse – una ghignata alla festa della birra.
[Voto: 0,5 – Consigliato a: tredicenni metallari senza bussola, thrasher post-lobotomia, barzellettieri da fonderia]

Haru no KazeQuiete e tempeste (autoprodotto, 2012)
Il promo cd di questi vicentini contiene sette brani niente affatto male, tesi e scuri. Loro si definiscono paladini di sonorità che spaziano tra Il Teatro degli Orrori, CCCP, primi Marlene Kuntz, Fluxus e Negazione, e in effetti non è difficile rinvenire tracce di queste influenze (forse quelli che meno ci vedo sono i Negazione). Rock alternativo disperato ed esistenzialista (con testi in italiano che non mi fanno impazzire, ma è noto il problema che io ho con la nostra lingua), appena un filo pretenzioso, ma che si fa ascoltare con curiosità e una certa fluidità – nonostante il concept sonico piuttosto claustrofobico. Bravi.
[Voto: 3 – Consigliato a: italoalternativi pensanti, oscuri cavalieri da salotto, esistenzialisti fuori sede]

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