Do you know Irrintzi?

Xabier Iriondo – Irrintzi (Brigadisco/Santeria/Wallace Records/Long Song Records/Paintvox/Phonometak, 2012)

[di Denis Prinzio]

Eccolo, il primo disco solista di Xabier Iriondo. Dopo vent’anni di attività, militanza in band affermate (Afterhours) e meno (i magnifici, troppo avanti per l’epoca in cui uscirono, A Short Apnea) finalmente il chitarrista dalle origini basche decide di mettere mani a un’opera che è Iriondo al 110%, a cominciare dal formato: Irrintzi è costituito da un doppio vinile serigrafato one sided (ovvero inciso solo su un lato, con una serigrafia fatta a mano sull’altro), prodotto da una cordata infinita di etichette fieramente underground, tra cui spiccano Wallace, Santeria e Brigadisco.

Perché, direte voi, due vinili quando il materiale poteva essere raccolto in uno solo? Presto detto: il motivo è che nel primo disco trovano spazio quattro brani autografi, nel secondo cinque cover.

Andiamo con ordine: i brani scritti da Iriondo brillano per una grana sonora arty e per fascinazioni eterogenee che vanno dai flauti world dell’iniziale “Elektraren Aurreskua” al noise kraut della title track; dal lungo monologo recitato in spagnolo di “Gernika Eta Bermeo” (brano molto caro ad Iriondo, che narra del bombardamento del 1937 ed in cui il nostro suona uno strumento particolare, il cordofono), alle belle chitarre che circondano “Il Cielo Sfondato”. Altrettanto interessante è il disco di cover: “Reason To Believe” di Bruce Springsteen è quasi irriconoscibile, completamente trasformata in un brano noise rock scheletrico e dissonante; ancora rumorismi electro per l’inaccessibile “Itziar En Semea”, mentre “Cold Turkey” (Lennon) è forse la più canonica e calligrafica.
C’è spazio ancora per il garage hardcore con voce quasi black metal (!) di “The Hammer” (garantisce la ditta Motorhead) e il magnifico medley di “Preferirei Piuttosto Gente Per Bene Gente Per Male”: comincia con un folle testo di Enzo Currà, per poi finire con l’omonimo brano di Battisti, suonato come potrebbe farlo una qualsiasi band americana del catalogo Touch & Go.

Un lavoro a tratti ostico, in alcuni momenti esaltante, lunatico, poetico, caotico: in una parola, libero.

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