Oro pesante

Ufomammut – Oro: Opus Alter (Neurot Recordings, 2012)

[di Denis Prinzio]

Tornano col secondo capitolo della saga Oro i piemontesi Ufomammut, a pochi mesi di distanza dal precedente Oro: Opus Primum. Due dischi pensati come una sola entità, prova tangibile ne è l’artwork; difficile distinguere le due copertine, molto simili tra loro. Viene da sé quindi che è ben arduo trovare delle differenze stilistiche tra un disco e l’altro, dato che Oro è un unico lungo concept mastondontico e psichedelico, dove gli Ufommamut arrivano forse alla sublimazione assoluta del loro modo di intendere l’heavy psych.

Se si vuole andare a trovare il pelo nell’uovo, rispetto al primo capitolo questa nuova fatica ha dei riff un tantino più spostati sul versante stoner e meno su quello sludge: ascoltare per credere i primi minuti dell’iniziale “Oroburus” o il meccanico ed ossessivo kraut/stoner di “Sulphurdew” (per chi scrive il vertice assoluto dell’intera opera).
Per il resto, gli estimatori del gruppo sapranno cosa trovare: poderose architetture soniche che mandano lo sludge/stoner/doom in orbita, drogandolo con abbondanti dosi di acido malato e ponendolo sull’altare sacrificale dei peggiori demoni siderali lovecraftiani. Ascoltatelo in cuffia e vi verranno a prendere col cucchiaino.

Niente da dire, nel genere restano i numeri uno. Coccoliamoceli e teniamoceli stretti stretti.

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