Savana, surf e Trinacria

Jaguar & The Savanas – Wet Side Stories (El Toro, 2012)

[di Franco “Lys” Dimauro]

Da Catania, Jaguar & The Savanas vengono a riempire un buco.
Continuate pure a leggere con le mani sulla tastiera del pc perché non è al buco che pensate voi che mi riferisco. Penso piuttosto alla inspiegabile assenza di surf band in un’ isola odorante di mare come la Sicilia. Vero è che qui le onde più alte permettono a malapena di ribaltarsi con il salvagente di Winnie The Pooh ma è pure vero che non siamo neppure in Giamaica. Eppure, tutta questa isola triangolare è invasa di band che skankano e reggaeno come se ci si trovasse alla periferia di Kingston. Di surf-band però neppure l’ ombra.

Ecco, tirate un sospiro di sollievo, quello era il buco. Jaguar & The Savanas ora ci permettono di poter reggere il confronto con i cugini sardi. A testa alta e viso coperto, come quello di Mr. Massimo “Jaguar” Pafumi.
Uno che l’ amore per la musica 50’ s e 60’ s non se l’è inventato ieri, garantisco di persona. E che per il suono giusto è andato a cercarsi una strumentazione per nulla improvvisata, fino a far uscire dalle casse un suono senza tempo.
Wet Side Stories è un disco PERFETTO. Calibrato in ogni suono senza per questo  risultare freddo, impassibile quando c’ è da affrontare l’ assolo giusto o la giusta sequenza di accordi, spumeggiante quando la marea lo richiede e le onde si alzano fino a mangiarsi la linea dell’orizzonte, implacabile quando c’ è da marciare come legionari tra le dune del deserto, spavaldo quando c’ è da scendere nell’ arena come dei matadores.
Otto pezzi che rivelano l’ altissima competenza raggiunta dal quartetto siciliano nel maneggiare (che non basta riempirsi la casa di roba di terza mano per certificarsi musicisti di gusto) strumenti ed effettistica d’epoca e la dote indispensabile per un gruppo strumentale di saper coniugare un gusto teatrale, filmico e scenografico con la perizia occorrente per rendere vive e vibranti le immagini che ingombrano la mente.

“The ride of May Gray”, “After the Bay Storm”, “High Tide Catastrophe”, “Legend of the Bull Rodeo” riescono dove altri hanno fallito. Domani verrete a farvi strappare le spine di fico d’India dal sedere, ma oggi oggi cercate di immaginarvi in bermuda sotto una palma e mandate a fare in culo tutto il resto.
I Savanas vi offrono l’ opportunità per scappare dalla realtà, attraverso i riverberi azzurri di una chitarra Fender Jaguar.
Non siate così sciocchi di ascoltarli mentre sfogliate le notizie del giorno.
Oggi è un giorno senza calendario.
Oggi è il giorno di Jaguar & The Savanas.

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1 Commento

  1. neppure l’ ombra? a Palermo c’erano gli Urania, che pubblicarono un mcd nel 2002

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