GPL a garganella

GPL – Phoenix (autoprodotto, 2012)

Una recensione travagliatissima questa, con il cd che mi è arrivato sotto trasloco, è  finito negli scatoloni e ne è uscito dopo un mese in pratica, ancora sigillato. Ma ce  l’abbiamo fatta. Certo, dopo tutta questa fatica, in un mondo di favole avrei trovato un doppio cd di outtake inedite degli Stooges periodo 1970-71, ma vabbè… non è che si può essere troppo esosi. Anzi chiedo venia.
Quello che invece c’è in questo dischetto degli italiani GPL è una manciata (cinque) di brani di buon hardcore melodico di stampo statunitense, completo di stacchi, stop & go,  chitarroni grattugiati, voce melodica ma non mielosa, accenni di twin guitar, tempi galoppanti, cori, armonie vocali, qualche scheggia di metal vagante e un sapore di California da fiction Mediaset, che nella sua italianità rende comunque l’idea.
I ragazzi ci sanno fare, e nonostante il genere sia ormai cristallizzato da anni si ascoltano più che volentieri; certo, se andate a spulciare i dischi del vostro fratello maggiore che nei primi Novanta aveva vent’anni o poco più troverete decine di album similari, tanto che andrete in confusione e non capirete più chi suona cosa… ma fa parte del gioco. Bravi; magari col tempo matureranno più personalità e qualche salutare aggiustamento di genere… chissà…

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