The Wild Brunch #26

26, sarà un numero magico? No è un numero del cazzo come gli altri. Per di più in un periodo del cazzo. E magari vi siete anche accorti che fa caldo, vero?

Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.
C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

In questo numero ci arrivano dritti sul muso Le Tazze (psichiatria deviata), un cd scentrato dei Thin Wire Unlaced e, per finire, la raffinatezza palladiana degli Una Fi*a Blu.

Le tazze – Dentro noi stessi (Destroyo, 2012)
Ancora Bubca/Destroyo, ma questa volta le infermiere hanno fatto gravemente casino col dosaggio dei farmaci, perché il buon tab_ularasa in preda agli impulsi più nascosti del suo io ha sfornato un nuovo progetto (con immediata pubblicazione di cd-r) che va a scavare nei meandri della protoelettronica sperimentale, il rumorismo autistico, la weirdness senza freni. Lo Gnomo Rosso e lo Gnomo Verde (giuro, sono i componenti della band) su un tappeto di rumorismo a base di random tone generator, theremin e cazzilli analogici stendono un layer di voci, parlati, cantilene e improvvisazioni per flauto. Il risultato è vagamente simile a quella che immagino una settimana in isolamento nella cella imbottita di un manicomio, con svariati milligrammi di sedativi in circolo. Metal Machine Music tribute made in Cottolengo. Decidete voi se è genio o se è il caso di chiamare il 118!
[Voto: free pcp – Consigliato a: dammi la droga e te lo dico]

Thin Wire UnlacedGet Out Of My Head (autoproduzione, 2012)
Alt metal, nu metal, generico come il gelato finto di Mc Donald’s. Per favore non metteteci mai più in difficoltà con questa roba. Black Milk si occupa di altro e non sa cosa dirne. E si scoccia anche un po’.
[Voto: astensionismo d’obbligo – Consigliato a: bella domanda… no grazie]

Una fi*a bluVinnie’s Hardware ep (autoproduzione, 2012)
Confesso che non ero in grado, con le mie limitate conoscenze, di riconoscere la citazione dei Marlene Kuntz che nasconde il nome della band (i bene informati scrivono che è tratta dal brano “Overflash” da Il vile). Detto questo per onestà intellettuale, l’ep è brevissimo ma godibile – forse anche proprio per la sua estrema concisione, che ti lascia lì a pensare “ma è già finito?”. La band propone un rock rumoroso anni Novanta con palesi inflessioni hardcore – azzarderei di scuola vagamente Ebullition, ma è mattina presto e potrei essere ancora un po’ confuso. Interessanti davvero, sanguigni e convincenti. Ascoltate su Soundcloud tutto l’ep
[Voto: 2 – Consigliato a: erotomani del palco, hardcorer con devianze noise]

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