The Wild Brunch #25

Number 25, here we come. E abbiamo roba davvero mica male, da leccarsi i baffetti: non c’è da dire molto altro.

Come dovreste ormai sapere, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.
C’è un sistema di valutazione, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

In questo numero ci pappiamo i Foxhound (fighetti ma notevoli), i crociati dello stoner/desert Ivy Garden Of The Desert e, per finire, la violenza cieca dei Nido di Vespe.

FoxhoundConcordia (INRI, 2012)
La presentazione che pubblicano i Foxhound nel loro sito mi pare calzante (a parte il fatto che la parola “perché” si scrive con la é e non la è): “Concordia non è un disco rock’n’roll perchè i musicisti sono nati nel 1992. Concordia non è un disco dub nè reggae: nei testi non si legge mai ‘marijuana’ o ‘babylon’. Concordia non è un disco blues: nessun accordo di settima è stato suonato. Concordia non è un disco inglese perchè il titolo è in italiano. Concordia non è un disco metal perchè i musicisti non hanno abbastanza peli”. E’ tutto vero. E vi dico che Concordia è davvero un buon disco di indie rock-post punk melodico e anche ruffiano quanto basta. C’è puzza di great sensation a uso e consumo della stampa di settore; e c’è anche un po’ di fighetteria che in certi ambienti non guasta proprio. Insomma, bravi davvero (e sono dei diciannovenni… con i coglioni evidentemente esagonali), anche se non è il mio genere.
[Voto: 2 – Consigliato a: hipster illuminati, post punker da Apple Store, indie rocker under 25]

Ivy Garden Of The DesertBlood Is Love (Nasoni, 2012)
Mentre ascoltavo questo disco c’era il terremoto dell’Emilia. L’ho messo su e poi levato almeno tre volte perché quando arrivavano le scosse mi cagavo addosso e a un certo punto non ero sicuro se fosse suggestione per il disco nel lettore oppure se si ballava davvero… per cui questo dischetto, per me, sarà sempre associato al terremoto. Rispetto a dove li avevamo lasciati qualche tempo fa, gli IGOTD non hanno fatto molta strada, nel senso che la loro ispirazione e personalità restano invariate: stoner, desert, hard Seventies torrido e soffocante, con bei riff e suoni “giusti”. Roba che ti fa venire voglia di attaccare il Big Muff con tutti i controlli al massimo e sbattere la testa su mid tempo lavici. Terremoto e deserto quindi… sì sono due elementi che possono aiutare a descriverli. Bravi: se amate il genere non fateveli scappare.
[Voto: 2,5 – Consigliato a: anime dei Settanta, aspiranti roadie dei Kyuss, erotomani del fuzz]

Nido Di VespeIl giorno che siamo tutti morti (Swamp/Slaughterhouse, 2012)
Che cazzo di legnata… un vinile 12″ one sided (significa che il lato B non suona, per intenderci) di hardcore, thrash, grind, metalcore, hatecore che ti prende a calci nei coglioni – o surrogato del caso – e poi, quando ha finito, ti piscia anche in testa per sfregio. Ridendo. Un mio amico descrivendo il lavoro precedente dei Nido Di Vespe ha usato la locuzione “fuga dalla scuola media”… io quel disco non l’ho sentito, ma quello che so è che io mio figlio alle medie con gente così non ce lo manderei. O forse sì, ma solo se gli lasciassero suonare la chitarra o il basso con loro. Bel disco, unica pecca gli inserti presi da vari film tra un pezzo e l’altro, che spezzano un po’ troppo la sarabanda indemoniata… e se non si è cinefili conoscitori di zozzerie lasciano indifferenti.
[Voto: 3 – Consigliato a: serial killer di quartiere, psicolabili senza insegnante di sostegno, gioventù bruciata ma educata]

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