The Wild Brunch #23

Vi è mancato il brunch selvaggio? Eh immagino… ma in fondo è un piccolo male necessario, come i compiti a scuola, come la coda alle Poste. E poi finisce che magari vi fate anche una ghignata leggendolo.
Come dovreste ormai sapere dopo 23 puntate, questa è la rubrica in cui si parla cumulativamente del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale). Ovviamente il criterio è l’aderenza al taglio principale della webzine e la rilevanza dei dischi.
C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

A Crime CalledBeyond These Days (Dysfunction, 2012)
Grunge, rock alternativo, nu metal, alt metal, indie rock… loro non vogliono definirsi e scrivono che “il sound che ne esce è dirompente, magnetico, tagliente. E’ qualcosa di speciale”. Uh… ok… come dire: sono bravi, hanno fatto un buon lavoro in studio e in fase di produzione, però da qui all’aver fatto un disco speciale, mi si perdoni la franchezza, c’è una certa differenza. Un filo di umiltà e realismo in più non guasterebbero. Poi *probabilmente* potrebbero anche diventare una della nuove band protagoniste della scena del rock moderno e metal alternativo italico, ma al momento li si rimanda – proprio come si faceva tempo fa, alle superiori.
[Voto: 1 – Consigliato a: indie rockettari di quartiere, amici e parenti, MTV-stars wannabe]

The BidonsGranma Killer (autoproduzione, 2012)
Distribuiti da Area Pirata, i campani The Bidons purtroppo si presentano con un nome piuttosto loffio, da gruppo di rock demenziale delle superiori. Ed è un peccato perché la band è valida, pur restando entro confini netti, ferrei e invalicabili: quelli del garage rock’n’roll punkizzato, che mescola con graziosa sfacciataggine il Sixties (non a caso inseriscono due cover di Avengers e Strangeloves, entrambe di metà anni Sessanta), il rockabilly e il punk delle origini. Niente di nuovo sotto al sole, ma va bene così: i The Bidons sono ottimi alfieri del genere, con palle quadrate e tutto quanto. Solo, se trovassero una chiave leggermente meno scolastica, sarebbero veramente grandi. Così rischiano di essere uno dei molti buoni gruppi del calderone garage italico… e sarebbe un peccato, oggettivamente.
[Voto: 2,5 – Consigliato a: garagisti con animo punk’n’roll, completisti dell’eterno revival]

Paolo TosoBallate per inguaribili ottimisti (Neogrigio, 2012)
Torna il menestrello piemontese Paolo Toso, con il seguito del debutto Poche parole di conforto; se nel 2010 la chiave di lettura della dimensione tosiana era la locuzione (solo apparentemente scontata) “punk folk”, in questi nuovi 12 brani emerge un gusto più american roots, vagamente springsteeniano (in declinazione acustica, mica le tamarrate da stadio alla “Born in the USA”); tutto questo comunque sempre ben tallonato dalla tipica sensibilità folk da entroterra ligure/piemontese a cui Paolo ci ha ormai abituato. Se avete presente l’allegra malinconia che si raggiunge con una bottiglia di rosso veramente buono, in una serata fredda davanti a un camino e con la nebbia che avvolge tutto di fuori, beh allora capirete questo disco.
[Voto: 3 – Consigliato a: partigiani della Barbera, americani piemontesi, folk rocker e orsi appenninici]

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1 Commento

  1. Onorati del voto 2,5 … per il resto … ci impegneremo a migliorare. Grazie mille !!! 🙂

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