The Wild Brunch #22

Portata numero 22 dell’ormai tradizionale (più del panettone) Wild Brunch. Arriva la primavera che sembra inverno e – come di consueto – porta solo grane e paranoie. Nevvero? Eh già. Per cui forza e coraggio, che la vita è un passaggio – come dicono dalle mie parti, con una devastante rassegnazione/imposizione.

Come sapete (forse) questa è la rubrica in cui si parla della maggior parte del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale).
C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

Questa volta ci occupiamo di quattro band italiane che spaziano dall’hardcore al punk rock patinato all’alt rock. Enjoy…

LinternoLay Down For Comfort (Chorus of One, 2012)
Hardcore melodico con derive punk rock ed emo-core, per questi ragazzi bolognesi che fanno il loro mestiere in maniera onesta e convincente. Il tiro c’è, i riff che restano in testa pure… un cd divertente se avete amato o amate gente com Pennywise, Bad Religion, NoFx, Rise Against. Un genere che ha detto tutto da molto tempo, ma è piacevole da ascoltare, se fatto così.
[Voto: 1,5 – Consigliato a: seguaci del verbo di Fat Mike, Epitaph-dipendenti italioti]

NeurodeliriQuello che resta (Autoprodotto, 2012)
Punk rock/emo-rock lucidato, ricco di stacchi, articolato e melodicissimo – pure un po’ alt rock – è quello che propongono i fiorentini Neurodeliri, all’esordio su cd dopo un demo. Il sound è molto statunitense, laccato, prodottissimo e su tutto svetta un cantato in italiano – solo due pezzi sono in inglese – che per quanto mi concerne è un pugno in un occhio (la querelle continua da secoli: per me l’italiano su brani così ha l’effetto degli Heroes del Silencio che facevano hard rock in spagnolo). Non sono malaccio, ma finiscono nel calderone della moltitudine del punk rock italiano contemporaneo e un po’ mainstream.
[Voto: 1 – Consigliato a: punk rocker da FNAC, under 18 in libera uscita, amanti del patinato un po’ ribelle]

Peggio EmiliaAnticittadino (Autoprodotto, 2012)
Un bell’hardcore-punk tirato, con diversi richiami al sound italiano anni Ottanta (un po’ Peggio Punx e un po’ Raw Power) e arrangiamenti più vicini alla scena Epitaph/Fat Wreck. Si ascolta d’un fiato e diverte, oltre a titillare, almeno a tratti per un anziano come me, la ghiandola della nostalgia; non so se sia un complimento, ma il pargolo di 11 mesi ha ballato i primi 4-5 pezzi facendo headbanging sul passeggino. Belli anche i testi, all’insegna della critica sociale e politica. E non posso non menzionare il booklet sopraffino, con una serie di illustrazioni del Gotha delle matite italiche: Akab, Officina Infernale, Simone Lucciola, Rocco Lombardi e Ciro Fanelli. Bravi.
[Voto: 3 – Consigliato a: menti hardcore in corpi non pervenuti, nostalgici degli Ottanta, bandanna boyz]

Revolution Is MeNo Way, Mate! (Autoprodotto, 2012)
Quartetto capitolino dedito a un alt rock energico e patinatissimo, melodico e di facile digestione; in poche parole molto mainstream e addomesticato. Non mi si fraintenda, sono bravi davvero, ma semplicemente manca la dimensione del pericolo, della minaccia e della zozzura (del resto dichiarano apertamente di ispirarsi a Biffy Clyro, Paramore e Foo Fighters). Sarebbero pronti per MTV, tanto sono rifiniti e curati. Ma come dire… qui pratichiamo altri tipi di perversione.
[Voto: 1 – Consigliato a: ribelli del sabato pomeriggio, rocker con contratto a termine in studio legale, amanti dei sapori decisi ma omogeneizzati]

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