The Wild Brunch #21

Il brunch selvaggio numero 21 è servito. Anzi no. E’ a buffet, prendete quel che volete – è meglio poter scegliere, no?

In questo nuovo capitolo troviamo di tutto un po’: dall’hc punk italiano al cantautorato, allo stoner, all’indie. A voi l’onere e l’onore di assaggiare ciò che vi stuzzica le papille, magari partendo dal presupposto che ciò che piace a noi non piace a voi. E viceversa.

Come sapete (forse) questa è la rubrica in cui si parla della maggior parte del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale).
C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

FiorinoL’esca per le acciughe (autoprodotto, 2012)
Cantautorato non banale, orecchiabile, con un tocco bacciniano (ehm, momento di sconforto) – ma per fortuna con testi (grazie a Pazuzu e a tutte le divinità pagane) degni di una forma di vita pensante e ragionante. Chitarra e voce, melodie a volte bizzarre, storie… probabilmente Fiorino è un talento, ma trascende le mie capacità mentali e i miei gusti. Se praticate queste cose, dategli una chance.
[Voto: 0,5 – Consigliato a: adoratori di cantautori, italiofili ortodossi, allergici all’elettricità]

Kakkole Esilaranti – s/t (Paul Pastrelli Records, 2012)
Robusto hardcore punk di matrice USA, con le inevitabili e sacrosante deviazioni italiche per i lombardi Kakkole Esilaranti, attivi dal 1996 con varie traversie, pause e reunion; una band che, come dice la bio, è sempre andata “avanti per gioco, per divertimento, per sfogo e nulla più”. Questo cd (inciso nel 2011 in occasione dei 15 anni di vita del gruppo) celebra proprio questa attitudine: zero menate, tanta voglia di suonare senza implicazioni di alcun tipo e nessuna paura di mostrare le proprie influenze. E’ un disco che non ti cambia certo la vita, ma anche un bell’ascolto, per ricordarci tutti da dove veniamo, almeno a livello attitudinale… e ogni tanto fa bene al cuore, all’anima e a tutto il resto. Medicine così sono da assumere almeno una volta al mese, con regolarità.
[Voto: 2 – Consigliato a: guerrieri hardcore con dubbi nella fede, musicisti da pub in crisi di motivazione]

OryzonTaste The Flavour ep (autoproduzione, 2012)
Indie rock un po’ lamentoso e un po’ epico, con qualche citazione metallara a corredo. Muse, Metallica e Radiohead messi assieme vi intrigano? A me no, purtroppo, e trovo questo album molto costruito, ruffiano, patinato oltre il livello di guardia… simile, in maniera allarmante, a ciò che potrebbe passare nell’impianto di un outlet invaso da acquirenti affamati di offerte e promozioni. Bel packaging e ammirevole politica dei prezzi, ma l’indie rock, da queste parti, proprio non lo riusciamo a reggere.
[Voto: 0,5 – Consigliato a: indie rocker da shopping all’outlet, hipster di quartiere senza adsl]

Sick Monkey – s/t (autoproduzione, 2012)
Cinque anni di prove e concerti per i Sick Monkey (originari della costa Est del lago di Garda) e poi il debutto con questo cd/ep contenente quattro brani di sano e scolastico stoner rock di quello con i riffoni potenti, il wah-wah straripante, i fuzz cremosi e i mid tempo strascicati. La personalità non è esattamente il loro forte, ma sono onesti predicatori del sound degli anni Settanta rivisitato alla maniera di Kyuss e discepoli vari. Un buon ascolto davvero, peccato solo per il cantato in italiano – poco credibile in questo contesto e convincente solo nei frammenti in cui non si capisce e si trasforma in fonetica – che a dispetto degli amanti dell’italianità, per certi generi è semplicemente orrendo. Come in questo caso. Ragazzi, rispolverate l’inglese imparato a scuola e andrà tutto benissimo. O quasi.
[Voto: 2 – Consigliato a: gladiatori del chiloom, nostalgici dei Settanta, capelluti con pantaloni a zampa]

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