The Wild Brunch #18

E siamo al numero 18, a dispetto dell’inv(f)erno dell’esistenza e del tempo che non basta mai. Dove cazzo finiscono le ore che una volta si potevano dedicare a suonare, ascoltare dischi, comprare dischi, recensire materiale, scrivere pezzi… dove finiscono? Eh lo so io dove finiscono. Ma non si molla, tendenzialmente.
Come sapete (forse) questa è la rubrica in cui si parla della maggior parte del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale).
C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”).
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

MainlineAzalea (autoprodotto, 2011)
Un cd di metallo moderno: in pratica un bel frullato rovente di metalcore, nu metal e un po’ d’influenze post hardcore e indie-melodico (sepolte sotto a tonnellate di compressione e di riff da headbanger in offerta speciale). Non è nemmeno male, vi dirò, pur non essendo un genere che mi interessa… i Mainline sono potenti, professionali, ben a fuoco e alla fine sembrano portare a casa un bel risultato. Anzi, c’è da domandarsi come mai si siano autoprodotti e non abbiano una label alle spalle, ché questa è roba in cui si riconosce un potenziale. Se li incontrassi dal vivo direi loro: “Bravi ragazzi, non è certo colpa vostra se il vostro genere non mi piace… ma del resto è un problema mio”.
[Voto: 1,5 – Consigliato a: metallari moderni senza borchie]

Il MalpertugioSunset Screaming (autoprodotto, 2011)
E maledetto me, che ho avuto questo cd per quasi un mese e non ho mai trovato il tempo di ascoltarlo prima… già perché è un bel dischetto di stoner/heavy rock/desert rock all’amatriciana. Dai Black Sabbath ai Kyuss, andata e ritorno, con un giretto panoramico anche in territori leggermente psichedelici, una spruzzata di doom e un goccio di Southern metal. Materiale così non avrebbe sfigurato nel catalogo Man’s Ruin, probabilmente, almeno per quanto mi concerne… e non è poco. Unica pecca: la tensione e l’eccitazione durano poco, poi subentra un po’ di noia. Ma probabilmente è un problema mio… oppure dei pezzi che anche se strutturati e studiati, non hanno tutti lo smalto che meriterebbero.
[Voto: 1,5 – Consigliato a: orfani dello stoner che fu, quelli che cercano il deserto dell’Arizona anche in provincia di Aosta, quelli che hanno sempre stivali e pantaloni a zampa anche sotto al pigiamone]

Panda KidScary Monster Juice (Already Dead Tapes, 2011)
Un twentysomething del vicentino che si fa chiamare Panda Kid e fa tutto da solo con un’etica molto estemporanea e do it yourself… come presentazione suscita a priori una certa simpatia, se si ha un background fatto di autoproduzioni e arte di arrangiarsi. Poi questo album mi giunge in forma di nostalgico nastrone con le scritte fatte a Uniposca bianco sulla plastica della cassetta (e copertina a colori di quelle 3D, che ti ci vogliono gli occhialetti speciali per vederla altrimenti diventi cieco e strabico). Bello davvero. E la musica? Lo dico subito: mi ha un po’ disorientato… la proposta del nostro pandino, infatti, è sghemba, bizzarra, ma molto pop (nonostante le tonnellate di caciara e una dose di noisebluescatarro). E forse è proprio l’elemento pop a rendermi diffidente… ma riconosco che è anche l’arma segreta di Panda Kid, che confeziona un album con potenzialità molto interessanti se amate il genere. Tant’è vero che la versione su cassetta è stampata da una label super hip di Chicago, che pubblica ogni uscita in poche copie destinate a veri gourmet. Not my cup of tea, per alcuni versi… ma un bel lavoro in valore assoluto.
[Voto: 2 – Consigliato a: noise pop heroes da cameretta, crociati del lo-fi caramellato, hipster con sale in zucca]

PANDA KID -CONFIDENCES from All on Vimeo.

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