Italia-Canada 2-2

Madnuts / Dave Rave – split 7” (Tornado Ride, 2011)

Devo fare un mea culpa grosso come una casa perché ci ho messo davvero troppo tempo prima di decidermi a scrivere qualcosa su questo 7″ spettacolare sotto molti aspetti, a partire dalla confezione. La copertina in cartone pesante, con tanto di costina, contiene una busta interna stampata con i credits e tutte le informazioni del caso. La grafica Seventies è di un certo Ralph Alfonso, artista canadese a tutto tondo (poeta, grafico, musicista, discografico, disegnatore) che tra le tante cose fatte ha anche collaborato alla realizzazione di Bomp Magazine. E se state leggendo Black Milk dovreste conoscere Greg Shaw e la Bomp! Records, in caso contrario mi spiace per voi.

Lo spettacolare 7” in questione è prodotto dalla Tornado Ride, etichetta modenese non nuova a sfiziose accoppiate come questa. Per rispetto nei confronti dell’anzianità di servizio non si può che partire da Dave Rave. Chi è costui? Semplicemente un pezzo da Novanta del power-pop, garage-rock e punk nordamericano.
Il songwriter canadese, che sforna dischi dal lontano 1978, lo si ricorda soprattutto per Teenage Head, Shakers e Dave Rave Conspiracy, band quest’ultima messa su con Billy Ficca dei Television. Tuttavia, nonostante le svariate primavere sulle spalle, mostra ancora un’ottima verve r’n’r e una certa freschezza di scrittura di cui dà prova nel festoso numero r’n’r “Rock The Party” che con una mano accarezza la guancia e con l’altra strizza i coglioni. In “Gimme Gimme Gimme” azzanna direttamente la giugulare come l’Iggy dei tempi d’oro, asfaltando buona parte dei giovincelli di oggi che ricalcano il Detroit sound senza nerbo.

A Madnuts, al secolo Matteo Muser, l’arduo compito di non sfigurare al cospetto di cotanta storia. Considerando che si tratta di un esordio, l’ex batterista di Super Sexy Boy 1986 e Mudlarks non solo tiene botta alla grande, ma addirittura sorprende con due piccole gemme di power-pop scorbutico (“Living Too Fast”) che puzzano di Sixties garage e proto punk dei primi anni ’70 filtrati dal suono della Seattle narcotizzata dei Mudhoney. (“We Need Time”).
Una gran bella partita, insomma, che finisce 2-2 con i tifosi che applaudono a fine gara perché ne vorrebbero ancora. Il minimo che potessi fare è stato braccare Madnuts negli spogliatoi prima che filasse sotto la doccia.

Come hai conosciuto Dave Rave e perché avete deciso di fare uno split assieme?
Ho conosciuto Dave la prima volta che è venuto in Italia a suonare al Road To Ruins a Roma. L’organizzatore del Festival mi mise in contatto con il suo Manager Ralph Alfonso, che per l’occasione stava cercando una data anche al nord Italia per Diodes e Dave Rave. Non solo procurai ad entrambi uno show a Venezia, ma suonai perfino la batteria nella formazione di Dave Rave nelle due date italiane dopo che Ralph me lo aveva chiesto dato che mancava il loro batterista… per me è stato molto entusiasmante e da quel momento è iniziata una solida collaborazione. L’idea dello split è nata da me poiché l’ultima estate siamo andati in tour e per l’occasione gli ho proposto di fare questo 7″ in tiratura limitata da vendere ai concerti.

La grafica del 7″ è affidata proprio a Ralph Alfonso…
Diciamo che Ralph è pure un grafico di spicco, oltre che una figura fondamentale per la scena punk di Toronto: è stato il proprietario del leggendario Crash’n’Burn club nel 1977, fotografo per Bomp magazine, N.Y. Rocker e altre riviste di spessore, attualmente è proprietario della Bongo Beat Records ed editore. Normalmente cura lui l’artwork dei dischi di Dave, quindi ho chiesto a lui di creare l’intero artwork dello split.

Madnuts può essere considerato il tuo progetto solista o si tratta di un gruppo vero e proprio? State suonando dal vivo ed avete progetti per un album?
Madnuts è solo un mio progetto solista, non è una band formata da elementi. Sebbene l’intenzione sia quella di incidere altri dischi, magari sempre con l’aiuto di altri musicisti amici, per ora non ho intenzione di fare concerti… ma non si sa mai nella vita.

Seppur Sixties oriented e con uno spiccato mood power-pop, nei due pezzi del 7″ ci ho sentito influenze diverse… “Wee Need Time”, ad esempio, nelle chitarre e nella voce, mi ha ricordato la prima Seattle di Mudhoney e Nirvana…
Come dici tu, la mia intenzione è proprio quella di dare un taglio power pop con venature Sixties, senza comunque tralasciare gruppi fondamentali per me quali MC5 e Velvet Underground. Non posso negare che certi gruppi come Mudhoney e Nirvana abbiano risvegliato la mia primavera in età adolescente e di conseguenza può darsi che si possano sentire anche queste influenze, o forse sarà il mio timbro vocale che ricorda un po’ Cobain o Mark Arm… a voi il giudizio.

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