Niente di serio… è solo grande poesia rock

Diaframma – Niente di serio (Diaframma/Self, 2011)

Della poetica di Federico Fiumani e più in generale del “mondo” Diaframma sono appassionato da molto tempo. La prima volta che li ho visti dal vivo era il 1988, avevo 16 anni e mi sobbarcai un bel viaggio in treno per raggiungere Firenze, dove i nostri tenevano un concerto alla Festa dell’Unità Nazionale a Campi Bisenzio. Da lì in poi la dipendenza non è mai scemata e, conti alla mano, sono 23 anni che resiste orgogliosamente. All’uscita di ogni nuovo disco, capirete bene, per me è sempre un’epifania seguita dal piccolo o grande (dipende) sconquassamento emozionale che mi procura il primo ascolto delle nuove canzoni.

Con Niente di serio, la cui uscita ufficiale è prevista per il 17 gennaio, è stata una carezza a seppellirmi, all’istante. Il pezzo d’apertura, “Vivo così”, nella sua disarmante semplicità, teletrasporta Federico Fiumani sul palco della Capannina di Forte dei Marmi con quell’aria confidenziale e spensierata da primi anni del boom economico.

La “pacchia” dura poco, ché subito Mr Diaframma cala come una mannaia la tripletta “Entropia”, “Absurdo Metalvox” e “Madre Superiora”, pezzi cupi intrisi di nostalgia e poesia, ma con un’ironia superiore che pervade i testi. In un’intervista scovata in rete Fiumani ha dichiarato testualmente, “del mio rapporto con Firenze parlo in un brano dell’album nuovo che si intitola ‘Absurdo Metalvox'”. Non vi rovino la sorpresa, ascoltatelo e (forse) capirete.
“Madre Superiora” è uno dei brani più toccanti dell’album con quell’incipit musicale quasi morriconiano e la voce che urla in un crescendo da brividi “io vorrei bere il tuo dolore”; peraltro penso sia il pezzo preferito dallo stesso Fiumani dato che è l’unica canzone nuova che ha fatto dal vivo il 10 dicembre in un clubbino della mia città.

L’attitudine punk esplode in “Energia del rock” che, oltre alla gran botta r’n’r sferrata dai due giri iniziali di chitarra totalmente post-punk, si fa notare per un testo credibile solo se cantato da uno come Fiumani e pochissimi altri in Italia. Poi arriva la title track e diventa chiarissimo perché sono 23 anni che non mi perdo un disco dei Diaframma. Chitarra e basso introducono la voce producendo lo stesso suono/rumore di un enorme tir impazzito che in retromarcia travolge tutto ciò che incontra: sublime. Il testo è davvero bello e “profondo” anche se in apparenza la protagonista “è solo una ragazza che ride della paura per le droghe pesanti… una ragazza che ride della paura per il sesso più estremo”.

Il trittico seguente allinea soffici ballate su cui spicca la melodia contagiosa di “Nillson” che può contare sugli interventi alle tastiere di Gianluca De Rubertis de Il Genio e su un inaspettato finale chitarroso con Giulio Cercato a dare manforte alla sei corde.
Con “Grande come l’oceano” si raggiunge l’apice del lirismo. Questo pezzo racconta molto della poetica di Fiumani e del perché sia ancora in pista sostenuto da un pubblico sempre più fedele e trasversale. La sua è una poetica alta ma non distante. Una poetica pop nell’accezione alternativa, capace di infilare pezzi di (auto)biografia transgenerazionale che parlano di fragilità e inadeguatezza rese sopportabili da amici come i Ramones e camicie con la svastica da “punk originale”.

Diaframma è un marchio garantito come i Ramones, appunto. In ogni disco sai esattamente quello che trovi, ma è come se fosse sempre una nuova scoperta.

Che sia un buon momento per l’immarcescibile band fiorentina non ce lo dimostra soltanto questo sedicesimo album in studio. Con il titolo Imperfetta solitudine, sono stati appena ristampati i demo del mini Gennaio targato 1989 e del LP In perfetta solitudine del 1990, con l’aggiunta di inediti dell’epoca (per un totale di 21 pezzi), in una stilosissima versione doppio vinile con cd accluso che si apre a libro come i doppi album di una volta. L’ha prodotto niente poco di meno che l’etichetta punk romana Hate Records con la sua neonata costola I Hate Pop.

Insomma, non poteva esser un natale migliore perché non ho mai, e dico mai, ricevuto un doppio regalo così prezioso: pensateci se volete davvero bene a qualcuno.

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