In F.O.A.D. we trust

Direttamente dagli anni Ottanta – per chi c’era e ha ancora un po’ di memoria – è tornata F.O.A.D. records, che i più grandicelli ricorderanno come la fanzine e tape label di Marco Garripoli di Torino. Da un po’ di tempo il marchio è stato riattivato in pompa magna, oserei dire, grazie al sodalizio tra Marco e un altro big boss della scena italiana degli ultimi 20 anni: Giulio The Bastard dei Cripple Bastards.
La loro forza, come label, è una brillante politica di ristampe di materiale del tempo che fu, con tanto di confezioni e packaging da leccarsi i baffi. Praticano la religione del vinile – di preferenza – ma non disdegnano ottime uscite su cd.
Se non conoscete Marco e Giulio, godetevi questa intervista fiume, in cui emerge sia la loro schiettezza che la loro natura di veri guerrieri della causa. La parola a loro… [nota: una versione liofilizzata di questa intervista è apparsa su Rockol; questa è l’intera chiacchierata]

F.O.A.D. è un marchio che i più “stagionati” ricordano attivo negli anni Ottanta, sopratutto come fanzine e per la produzione di alcuni nastri ormai divenuti di culto e che anticipavano l’ondata di ristampe dedicate all’hc italiano poi venuta molto dopo. Da dove nasce la scelta di riattivare il marchio e riprendere l’attività a pieno regime, dopo tanto tempo?
Marco: Ciao Andrea, innanzitutto grazie per aver definito ”di culto” i vecchi nastri della F.O.A.D. on tapes. La scelta nasce dall’esigenza di far riscoprire simili gioielli a circa 20 anni di distanza a chi purtroppo negli anni ha smarrito/venduto/prestato quei dischi o quelle registrazioni o per chi semplicemente era troppo piccolo, o addirittura non era ancora nato. Sarebbe stato davvero un peccato lasciare nel dimenticatoio alcune delle band uscite allora per la F.O.A.D., soprattutto secondo me le produzioni di gruppi italiani. Non dimentichiamoci che già negli anni ’80 l’Italia era vista come una vera e propria miniera d’oro di nomi eccellenti (basta rispolverare qualche vecchia fanzine o rivista straniera di settore per rendercene conto).  Poi ovviamente la nostalgia di quegli anni ha avuto un ruolo determinante per la scelta delle release, ed ecco quindi che il marchio F.O.A.D. è tornato in vita dopo un lungo silenzio.

Originariamente F.O.A.D. nasce negli anni Ottanta grazie all’impegno di Marco; come vi siete trovati e avete deciso di unire le forze? Tra l’altro Giulio è un altro pilastro della scena italiana, sia per ciò che fa a livello musicale coi Cripple Bastards, sia per la sua ormai pluridecennale attività con l’etichetta e il mailorder…
Marco
: E’ stata una cosa molto spontanea: io avevo già fatto uscire una manciata di release, tra cui Blue Vomit cd e un paio di coproduzioni, avevo in ballo la ristampa (sempre su cd) degli Stinky Rats e abbiamo deciso di farla insieme. Con Giulio oltre ad un amicizia che ci lega fin dai primi anni ’90 c’era già un ottimo rapporto di collaborazione con la sua band (Cripple Bastards) con cui lavoro ormai da anni come merchandiser/roadie e quindi tutto è venuto da sé. Ci siamo trovati e continuiamo a trovarci benissimo lavorando insieme. Inoltre Giulio aveva già un bel background in campo di etichette visto che con la sua EU 91 Serbian League aveva già fatto uscire delle ottime produzioni – e devo essere sincero, sono tante le cose che ho imparato e continuo a imparare grazie alla sua esperienza e professionalità. Ormai questo è diventato il nostro lavoro e probabilmente non sarebbe così per me, se non avessimo deciso di unire le forze sotto il nome della F.O.A.D.
Giulio: Per me il discorso F.O.A.D. è stato sotto un certo senso un voler ripartire da zero. Ok c’era l’esperienza di 20 anni con un’altra etichetta, ma principalmente un senso di sfida con me stesso nell’aprire un nuovo capitolo rivedendo tanti errori del passato e riformulando un mucchio di idee che precedentemente avevo sviluppato male. Come dice Marco, questa collaborazione è nata in modo spontaneo, ci conoscevamo dagli anni ’90 quando lui aveva il negozio di dischi a Torino, abbiamo avuto modo di reincontrarci e unirlo alla famiglia Cripple sul discorso live e merchandising, poi la coproduzione di Stinky Rats, qualche investimento comune e da lì ha preso piede il tutto. La mia etichetta E.U.’91 Serbian League pur essendo di culto per determinate produzioni (Impact, Underage, 5° Braccio, alcuni demo di primi anni ’90, i due primi album dei Cripple Bastards ecc) si era incanalata in una dimensione troppo di nicchia e in alcuni difetti di “forma” coi quali non riuscivo più a convivere, per questo l’ho messa da parte – anche se il nome resta vivo su alcune coproduzioni (Nerorgasmo, Yacopsae ecc). Riattivare la F.O.A.D. mi è sembrato la cosa più sensata e nutrivo una stima immensa per le vecchie fanzine di Marco – che collezionavo, le sue tapes come Blue Vomit e Indigesti che ai tempi trovavo da Zabriskie Point e Rock & Folk, insomma il nome F.O.A.D. mi è sembrato molto più attinente a questo discorso di ristampe tutte improntate sulla qualità, mentre E.U.’91 la vedo meglio come un’ala laterale da destinare piuttosto a produzioni grind o ultra-estreme (che erano d’altronde quello con cui sono partito). E tolti tutti questi discorsi il motivo che ci ha spinto a unire le forze è l’amicizia che c’è da sempre.

Stampate molto vinile, ma non disdegnate il cd. Che tipo di criterio tenete per decidere il formato? Semplicemente la durata del materiale oppure avete altre discriminanti che influenzano la decisione?
Giulio: Il vinile è sicuramente il supporto che prediligiamo sia perché ha coperto tutti gli anni in cui si è forgiata la nostra passione per l’hardcore e il metal, sia perché con il suo ritorno nell’ultimo decennio le fabbriche hanno notevolmente migliorato la qualità di stampa nel rapporto galvanica/resa su vinile che la scelta di materiali per la confezione, facendo sì che l’lp potesse veramente diventare IL supporto per rendere giustizia dalla A alla Z a una ristampa definitiva curata con passione. Parlo di copertine gatefold, una gamma enorme di finiture di stampa, scelta di cartoncini più elaborati rispetto a una volta… insomma lo standard si è alzato di tanto e per chi come noi è fanatico della qualità questo è un incentivo totale a optare per questo formato. Il cd viene messo in campo per ragioni di durata (esempio: tra le produzioni imminenti c’è un box di cinque cd dei Desecration!) o quando abbiamo abbastanza materiale (anche graficamente parlando) per poter realizzare qualcosa di più elaborato e collezionabile che si addica bene al digitale, o debba essere abbinato a un dvd, come è stato ad esempio il caso del cofanetto Nerorgasmo (che comunque uscirà anche in vinile) o i due ristamponi dei Wehrmacht con digipack e libretti a 20 pagine. In altri casi invece stampiamo su cd semplicemente per una richiesta specifica della band.

Mi colpisce molto in positivo il fatto che abbiate scelto di occuparvi di thrash e hardcore, due generi che a metà anni Ottanta oggettivamente avevano molti punti di contatto e a livello più underground viaggiavano spesso a braccetto (ai concerti capitava di vedere commistioni di thrasher e hardcorer sotto al palco, ma anche sopra). Questa è una cosa che poi nei Novanta si è un po’ persa. Come è stata accolta questa vostra idea?
Marco: Guarda, come dici giustamente tu, questi due generi (hardcore e thrash) negli anni ’80 andavano a braccetto, e io stesso ascoltavo dal punk hc più grezzo al metal più veloce e ”capellone”. Ne sono prova i vecchi numeri della fanzine F.O.A.D.: già dalle prime uscite (il primo numero è datato estate 1986) sulle pagine della fanza potevi trovare articoli, interviste o recensioni che andavano dai Dead Kennedys ai Vulcano, dai Negazione agli Slayer, dai Final Conflict agli Schizo… perché questo era ciò che ascoltavo in quegli anni. Non si facevano troppe distinzioni. Poi ovviamente c’erano gruppi che inevitabilmente piacevano per forza agli amanti di entrambi i generi (vedi per esempio i Wehrmacht o Cryptic Slaughter o anche i nostrani Jester Beast…), gruppi con un suono metal ma con un attitudine hardcore. Tutto veniva visto in modo molto naturale e mai forzato.  Il voler mantenere vivo questo aspetto è semplicemente uno specchio della nostra attitudine e di cosa continuiamo ad ascoltare dopo tutti questi anni.  A mio parere il più delle volte l’uso/abuso di etichette inutili non fa altro che dividere ancora di più quello che già è una scena underground, quindi per forza di cose già ristretta. Ma un buon 80% dei nostri clienti abbiamo visto che compra della F.O.A.D. sia l’uscita del gruppo punk sia quella del gruppo death-thrash, quindi vuol dire che la cosa è gradita, e questo non può che farci un enorme piacere.
Giulio: Sì se nei Novanta si è un po’ persa, nei 2000 e passa è completamente scomparsa, malgrado oggi ci sia questo revival di metal/punk e affini, seguito però senza neanche capire da cosa derivi. L’intenzione di partenza da quando abbiamo iniziato questo progetto era di dedicarci a tenere in vita quelle sonorità e quello spirito che coincideva con gli anni nei quali è esplosa la nostra passione per il genere, e in quel periodo c’era una commistione perfetta tra il metal e l’hc, sia a livello di unione di pubblico ai concerti e nei punti di ritrovo che, come dice Marco sulle fanzine, sulla varietà di produzioni di determinate etichette e sul modo di suonare e rapportarsi ai generi di una miriade di band.

Quale è la ristampa impossibile dei vostri sogni? Il disco – o i dischi – che vorreste a ogni costo produrre, ma non riuscite a trovare il modo…
Marco: hehe… bella domanda! Guarda, ti direi che se non fosse già uscito quel grezzissimo (ed incompleto) bootleg cd (se chi l’ha fatto sta leggendo questa intervista: vergogna! Potevi fare almeno un lavoro decente!), mi sarebbe piaciuto fare uscire una bella release dei toscani C.C.M.,uno dei gruppi che ho più a cuore da quando ero ragazzino.  Li metto tra una delle uscite ”impossibili” perché so che alcuni dei vecchi membri della band sono totalmente contro eventuali ristampe. Poi, oddio, se mai un giorno dovessero cambiare idea li aspetteremo a braccia aperte! Ci sarebbe poi un’altra band hardcore nostrana (molto, molto conosciuta…), ma per questa vogliamo ancora incrociare le dita e quindi preferisco non fare il nome… hahaha!
Giulio: Da un lato considero un sogno impossibile realizzato il fatto che stiamo ristampando i demo dei S.O.D.… quando ne ho parlato la prima volta con Dan Lilker mi aspettavo uno sputo in un occhio e invece alla fine è andata in porto. Altri nomi per scaramanzia non ne faccio, condivido quelli che ha detto Marco e in più come fissa personale aggiungo che mi piacerebbe tantissimo ristampare i mitici Bloodcum di John Araya e tanta altra roba della super-controversa Wild Rags Records.

Una domanda legata a Internet: come vi ponete nei confronti della Rete, della libera circolazione della musica senza controlli e del download? Pensate sia un danno per una label così specializzata e per appassionati come la vostra?
Giulio: Sì è un danno totale, ha abbattuto pesantemente le vendite, distrutto la passione per il vinile e creato una confusione enorme tra le nuove generazioni che pescano alla cazzo da download in rete e sviluppano una cognizione completamente irreale e sfasata sui generi e su come si siano sviluppati. Nel periodo del tape trading c’era una fame enorme verso nuove band, voglia di scoprire e avere una conoscenza il più estesa e dettagliata possibile, oggi c’è questa faciloneria da compilation per iPod che disperde nel nulla quello che un tempo ha avuto effettivamente valore. Per un’etichetta come la nostra è indubbiamente un ostacolo gigantesco.

Come vi muovete in pratica quando individuate del materiale che vorreste pubblicare? E’ difficile contattare le band? E – soprattutto – avete mai avuto difficoltà con qualcuno che non era interessato a vedere del vecchio materiale ristampato?
Giulio: In questi primi due anni di ri-attività della F.O.A.D. noto che il punto di forza principale nel realizzare una ristampa siano i ganci tramite amici, vecchie conoscenze, gente che conoscevamo da quel periodo ecc ecc.. sembra antiquato ma la formula vincente è contattare “a gancio”. Da un lato Marco e i contatti/amicizie che si portava dietro dagli anni ‘80/’90, dall’altro quelli che arrivano da me sia grazie ai Cripple Bastards che al fatto che comunque già con l’E.U.’91 Serbian League mi occupavo di ristampe e conoscevo tanti personaggi chiave dell’hardcore/thrash anni ’80. Poi da un contatto si arriva a un altro contatto e si crea un network esteso di persone che ti permettono di arrivare a band magari sciolte da oltre 20 anni. È anche abbastanza appassionante e avventuroso come lavoro, implica purtroppo tempistiche estremamente lente, pazienza infinita, l’incanalarsi spesso su binari morti ecc.  Difficoltà con band non interessate o semplicemente indifferenti al discorso ce ne sono state, è il motivo principale di quando vedi una nostra uscita annunciata restare ferma per anni.. Un altro classico sono i personaggi che spuntano dal nulla e in un attimo ti mettono in gioco un bordello di opportunità e poi da un giorno all’altro ri-scompaiono del tutto senza spiegazioni.

Spiegate chiaramente nel vostro sito che non avete interesse unicamente nel campo delle ristampe, ma cercate anche band contemporanee. Avete qualcosa in cantiere?
Marco: Sì,diciamo che siamo anche aperti a band contemporanee, ce ne sono alcune davvero valide (non moltissime purtroppo, ma qui mi sa che entra in gioco nuovamente la nostalgia di quello che più ci piaceva negli anni passati…).  Purtroppo il problema sta nel tempo e nell’investimento: abbiamo già molte uscite previste per la fine 2011 e tutto il 2012 e ci risulta difficile star dietro a tutto. In cantiere c’è più di una band, ma proprio per non fare l’errore di annunciare una release che magari verrà alla luce fra mesi e mesi preferiamo aspettare ancora un po’.
Giulio: Non è mai detta l’ultima parola, se riusciamo a velocizzare e smaltire determinate uscite in progetto nei prossimi mesi, forse troveremo anche lo spazio per pubblicare qualche band odierna. Chiaramente è abbastanza difficile trovare qualcosa che corrisponda al nostro gusto e al discorso su cui è impostata l’etichetta, ma siamo sempre aperti a ogni proposta e ascolto.

F.O.A.D., ai sui esordi più di 20 anni orsono, era legata anche all’omonima fanzine. Quel discorso è definitivamente chiuso? Non vi è mai venuta l’idea di riprendere a pubblicare? Oppure magari di fare una raccolta antologica dei numeri usciti?
Marco: Non ti nascondo che ogni tanto mi piacerebbe riprendere il discorso della fanzine cartacea, ma proprio come una volta quindi con tanto di fotocopie, forbici, colla e macchina da scrivere, anche se un po’ mi verrebbe da ridere perché mi sentirei come catapultato indietro di circa 25 anni da una macchina del tempo. Purtroppo anche lì dal dire ”Ora si ricomincia!” al trovare il tempo necessario per farlo passerebbero anni, magari. Più persone mi ha fatto questa domanda, sia legata alla pubblicazione di nuovi numeri della fanza, sia a un’eventuale raccolta antologica dei numeri usciti (sette in tutto), ma per il momento no. In futuro chissà. Ci sarà sì la prima uscita della F.O.A.D. edizioni, ma non sarà di una raccolta delle mie vecchie fanzines, bensì di un libro in edizione limitata sui lavori, disegni, foto, manifesti ecc di Luca Abort. Abbiamo circa 300 scansioni già pronte…

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