The Wild Brunch #16

Brunch bloody brunch. E siamo al numero 16. Arriva il freddo, la merdopoli del panettone fa sempre più paura e ribrezzo, anche se pochi dei suoi prigionieri sembrano disposti ad ammetterlo. Ma funziona così…
Certo il punk hardcore melodico e i cloni di trentesima generazione che sfornano cd a ciclo continuo non aiutano e serve sempre più vino, sempre più birra, sempre più tutto.
Come sapete (forse) questa è la rubrica in cui si parla della maggior parte del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale).
C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”). E 1/2 è il mezzo punto, per chiarezza.
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

1000 Degrees Has already Past (IndieBox/Venus, 2011)
I genovesi 1000 Degrees hanno sfornato un album d’esordio di altissimo profilo, decisamente all’altezza delle produzioni simili di livello internazionale, USA compresi. L’unico problema – non poteva non esserci un “ma” – è che fanno hardcore melodico, un genere talmente inflazionato e abusato da provocare, almeno nei vecchi come me, attacchi di sconforto e impulsi ad attaccarsi alla bottiglia come se non ci fosse un domani. A loro difesa c’è da sottolineare come – fortunatamente – il loro hc sia di quello più legato al versante cattivo, che limita il danno delle melodie troppo pop e melense al minimo. Anzi, qui c’è anche tanta velocità, incazzatura e tecnica a go-go, il tutto sommerso in un turbine di stacchi, tapping selvaggi, twin guitar e controstacchi degni del più vanitoso dei gruppi metal. Ai più giovani e ai meno scafati piaceranno tantissimo. Per tutti gli altri c’è la Tennent’s Super.
[Voto: 1+1/2 – Consigliato a: luddisti della storia, skater & hardcorer che sfiorano appena la maggiore età]

AndeadWith Passionate Heart (Rude Records, 2011)
Uhm… sono milanesi o giù di lì, questi Andead, che in pratica sono la band di tale Andrea Rock. “Chi è costui?”, mi domandavo, vista la mia ignoranza radiofonica. Ebbene, documentandomi ho appreso che si tratta di un giovane speaker di Virgin Radio, appassionato di punk e rock’n’roll. Uhm… che dire? Il disco è una raccolta di brani che propongono una pulitissima e leccatissima rendition dei Social Distortion meno mordenti e più sedati. Il tutto è molto rifinito e filologico, ma mancano energia, tiro, violenza e rabbia… immaginate dei pezzi di Mike Ness composti e incisi in un momento Prozac & Valium, pronti per essere consegnati alla Warner che li vuole lanciare come nuova colonna sonora dei ggggiovani ribelli ma innocui. Ecco. In poche parole punk troppo patinato per essere davvero punk e non solamente musica da vendere.
[Voto: 1 – Consigliato a: schiavi imberbi di Mike Ness, punk da ufficio, rock’n’roller milanesi da aperitivo]

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