L’ennesimo week-end selvaggio ci aspetta

The Wild Week-End – Punch (Tornado Ride, 2010)

Il bello delle webzine è che di norma puoi scrivere quello ti pare, come, quando e quanto ti pare. Non che altrove mi sia mai stato impedito alcunché, ma sulla “freschezza” di un disco ci ho avuto qualche rottura di coglioni, questo sì.
Qui no, siamo sul Web e soprattutto siamo su Black Milk, tra amici: come cantava la buonanima di Stefano Rosso “che bello, due amici una chitarra e uno spinello”. Be’, gli amici ci sono, per le droghe ci pensa il Valentini [e vai con lo sputtanamento! Hahahaha – n.d.andrea] e le chitarre ce le mettono i Wild Week-End, uno dei segreti meglio nascosti del rock’n’roll punk italiano. E attenzione ché questa non è un’affermazione ad effetto fine a se stessa. Lo dico con cognizione di causa perché seguo il trio salernitano (dal fantastico nome che omaggia i “Ramones messicani” Zeros) sin dal primo 7” ep del 2000 targato Lo-Fi Records. Negli ultimi dieci anni a ogni loro nuova uscita discografica mi sono sempre chiesto perché non se li cacasse nessuno. Sì, due recensioni qua e là scritte dai soliti due invasati come me che ne esaltano le gesta per i soliti due ascoltatori, ecc.

Val bene la pena dire che i due precedenti album (l’omonimo del 2004 e Orrendo rock del 2006) erano davvero bombe a orologeria. E, della serie luoghi comuni a go-go, aggiungo che è proprio vero che “non c’è due senza tre”. Questo terzo album, uscito sul finire del 2010, compie l’impresa di superare le precedenti prove discografiche dei campani perché è selvatico ma anche dannatamente “melodico”.
Prendiamo il ping-pong tossico tra le due voci nella traccia d’apertura “Waist of Time”, il punk rock massimalista di “You Rock” con la chitarra che fa giravolte in aria e atterra sempre in perfetto equilibrio, oppure il minuto e 40” di “The Stripper”, che con quel ritornello zuccheroso nobilita l’etichetta pop-punk caduta oramai in disgrazia. Neanche il tempo di rifiatare che parte il rock’n’roll di “Burn”, tra NY Dolls, Rolling Stones e il Michael J.Fox di Ritorno al futuro alle prese con “Johnny B. Goode”. E cosa dire del nerboruto numero hard power-pop “Anyone Else” o di “Mexico”, un concentrato punk settantasettino e melodia contagiosa che si compenetrano senza danneggiarsi? Niente giri di parole, ragazzi miei. Punch è un disco della madonna, questo è quanto.

I Wild Week End sono tre quarantenni che se ne sbattono le palle del clubbino alternativo, del centro sociale e di rockit. In una vecchia intervista il cantante-chitarrista Wild JP diceva testualmente: “Ci pareva che il fatto di prendere le cose in maniera approssimativa e grossolana fosse la chiave del successo.” Pure qui c’è poco da aggiungere, ché chi dice una cosa del genere è da seguire a prescindere: mi pare evidente.

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1 Commento

  1. E come se non bastasse bravissimi dal vivo e “ragazzi” simpaticissimi!
    Davide

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