The Wild Brunch #15

Brunch inselvatichito numero 15. La merdopoli non perdona, i tuoi anticorpi non possono nulla contro il suo veleno fetente. Per cui l’unica soluzione è tentare di mantenere le apparenze, provare a continuare a fare le cose di sempre, in attesa della resa dei conti. Per fortuna che c’è sempre qualcuno che si muove e procura nuova droga da introdurre nel sistema… anche solo per qualche minuto, un cd nuovo può alleviare l’agonia. E allora godetevi questi due dischi.
Dovreste ormai sapere che questa è la rubrica in cui si parla della maggior parte del materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile giudizio del Comitato Centrale).
C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al lupo”). E 1/2 è il mezzo punto, per chiarezza.
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.

Knives OutHere Again (Next Punk, 2011)
Dalla Svizzera con furore… e convincono, questi Knives Out, con un punk con forti elementi californiani (primi Social Distortion) miscelati a soluzioni da street punk albionico (le t-shirt di Blitz e Cock Sparrer esibite nel booklet non sono causali). Solidi, compatti, ignoranti al punto giusto: eseguono il loro compito egregiamente, proponendo senza sbavature gli stilemi fondanti di un genere, compresi i riff che tutti conosciamo talmente a memoria da meravigliarci che siano ancora in giro, colanti dagli amplificatori di qualcuno. Convincono, insomma, pur restando relegati entro i confini asfittici del punk di genere, fatto che li rende ottimi esecutori, ma con zero personalità. Ma del resto chi ha bisogno di personalità, onestamente, quando l’obiettivo è agitare gli animi, far scorrere fiumi di birra e far sfogare le frustrazioni di chi non ne può più delle gabbie di ogni giorno?
[Voto: 2+1/2 – Consigliato a: amanti di Rancid e succedanei, street warriors con iPod, punk under 20]

Why Not Loser4 Mistakes (Noloser, 2011)
Melodie a briglia sciolta, intrise di quel punk-emo-rock-pop che nei Novanta andava da dio. Questo sono i Why Not Loser, italianissimi all’anagrafe – ma con la California nel cuore e nelle dita, tanto che se non fosse scritto che si chiamano Mirko, Cenex, Nemo e Ciano uno si aspetterebbe dei Mike, dei Joe e degli Steve come minimo, in formazione. Sono bravi e vantano una produzione dal respiro realmente internazionale (a cura di Oliviero “Olly” Riva – Crummy Stuff, Shandon, Rezophonic e The Fire, tanto per fare un suo curriculum succinto). Il vero problema di 4 Mistakes è che è troppo perfettino, pulito, lucidato, patinato e fondamentalmente innocuo: molti di questi brani sono incontrovertibilmente da colonna sonora di serie per teenager alla The OC e degni successori. Ad ogni modo, la band è validissima nel suo genere e negli episodi più veloci regala qualche sensazione forte anche a un cinico stronzone come me.
[Voto: 2 – Consigliato a: emo corer melomani ed esigenti, amanti del polish e delle produzioni impeccabili, punk da Rolling Stone e Vogue, agenti Mediolanum californiani wannabe]

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