Aggiungi un posto a tavola che c’è uno zombie in più

Magnolia Caboose Babyshit – Misocynic (autoprodotto, 2011)

Doh. Potrei iniziare con un complimenti per il nome, visto che è uno di quelli che non si vedono molto spesso (grabbato ai Mudhoney che con questo titolo coverizzarono un brano dei Blue Cheer). Ma sarebbe un po’ poco, francamente… e infatti – per fortuna – la faccenda è più interessante.

Dieci brani, poco meno di mezz’ora totale, per un cd autoprodotto di sano voodoo punk, rockabilly e horror punk garagioso (tipo primissimi Misfits, pre-Walk Among Us). Il primo brano lascia immediatamente il segno e setta il mood del disco: echeggia fortemente di Gun Club, ma con un cantato a tratti baritonale (molto) vagamente alla Danzig. Io quando sento odore di Gun Club drizzo orecchie, peli della schiena e tutto il resto. E infatti questi quattro Magnolia Caboose Babyshit from Recanati non deludono per nulla.

Certo, poi ci sono anche influenze più punkettone e rockettare in gioco, compresa una bella dose di rock australiano, ma il binario comune su cui la band si muove è – appunto – il punk intriso di atmosfere esoteriche stile rituale haitiano, tra guizzi blueseggianti stravolti, riverberi appiccicosi e tempi a tratti stomp. La voce, peculiare e sempre molto effettata, acuisce l’atmosfera da horror della Hammer, quasi fosse quella di un narratore intossicato e infido che ci vuol portare dentro alle sue storie, per non lasciarci mai più andare.

E si viaggia così fino alla traccia numero cinque (“Women I Know”), che riesce a dare una virata inaspettata al tutto: un brano neogarage psichedelico e molto folk rock (diciamo roba alla Peter Sellers & The Hollywood Party, per darvi un’idea). Sia ben chiaro, non è un male, anzi… il pezzo ha un riff evergreen che dopo il primo giro t’ha già agganciato all’amo e ti fa stare lì a ciondolare mentre la musica và.
Chiusa la parentesi più intimista si torna all’aria sulfurea e alle atmosfere torride già descritte, tanto per non sbagliare.

Bel disco davvero e bel gruppo, a testimonianza – ancora una volta – che il garage rock in Italia mai è morto o declinato. Forse s’è solo un po’ nascosto, ma è vivo e vegeto.
Unico appunto: forse dieci brani tutti d’un fiato verso la fine si accusano… ma è una problematica che tutti noi che ascoltiamo e suoniamo questa roba conosciamo bene. Fa parte del gioco.
E ricordate, come dicono i Magnolia Caboose Basbyshit, che “chi va a letto prima di mezzanotte è un mascalzone”.

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