I ragazzi dello Zoo di Roma (pt.2)

Nella prima parte di questo speciale dedicato al vecchio e nuovo punk romano di derivazione settantasettina avevo scritto che “a tenere alta, o meglio eretta, la bandiera sono arrivati i Silver Cocks e gli Steaknives, due nuove band cattive, dure, perverse e per niente accomodanti, come il vero punk dovrebbe sempre essere.” Poco dopo mi scusavo “per non aver scritto neanche una riga sugli album” dei due gruppi nati all’ombra del cupolone perché non li avevo ancora ascoltati.

Be’, grazie al buon cuore r’n’r di Sergio della White Zoo, sono riuscito finalmente a colmare questa lacuna. E per settimane i due infuocati 33 giri si sono alternati sul mio Dual in radica di noce, facendomi ri-innamorare del punk, quello vero, sempre più difficile da trovare se non riesumando vecchie band dei tempi che furono.
I nomi Silver Cocks e Steaknives non mi erano sconosciuti. Tutt’altro. Stavano lì, cristallizzati in un angolo della mia mente da quando, un par d’anni fa, avevo consumato i loro 7” usciti a poca distanza l’uno dall’altro sulla statunitense Zodiac Killer Records. Una sorta di fuga dei cervelli (marci) alla amatriciana. Giovani ricercatori dell’università del punk-rock accolti a braccia aperte negli atenei del nuovo mondo e neanche cacati di striscio nella nostra povera italietta. Fino a che, da Lecce, è partita la controffensiva italica lanciata da un pazzo buono (il già citato Sergio della White Zoo) che li ha voluti per il passo lungo sulla sua neonata etichetta discografica divenuta in breve la nuova, accogliente casa del punk romano.

Non mi dilungherò sulla critica dell’album omonimo dei Silver Cocks e su Devil Inside degli Steaknives. Mi limito a dire che entrambi vanno ben oltre le pur ottime premesse dei 7” americani Holiday In Auschwitz e …We Can’t Stand This World.
Gli Steaknives dimostrano di avere un gran tiro nella loro riuscita e finanche originale sintesi tra l’hardcore dei primi Black Flag e il punk svalvolato alla Killed by Death.
I Silver Cocks pestano più sull’acceleratore del punk ’77 da borgata affamata di stampo slavo, tirando fuori dal cilindro persino due pezzi in spagnolo (“Para La Gente”, “La Mejor Postura”) capaci di elettrizzare in pochi secondi i peli delle braccia.

Fino a oggi non sapevo granché della storia di queste due band e neanche m’interessava approfondire. Mi bastava e mi avanzava conoscere la loro musica fatta di corse a perdifiato e magnifici strappi nella dissestata autostrada del punk. Ma di fronte a cotanto spettacolo sonoro anche il più pigro dei pennivendoli r’n’r avrebbe alzato il culo per saperne di più. Eccovi quindi una breve intervista doppia a cui hanno risposto Enrico (il cantante) per gli Steaknives e Vito (il bassista) per i Silver Cocks.

Partiamo dalla prima, banale domanda: Come vi chiamate, quando siete nati, quanti anni avete e cosa fate quando non vomitate punk rock?
(STEAKNIVES) Noi siamo gli Steaknives: io sono Enrico, l’ugola d’oro della band, gli altri sono Michele, la mente e la chitarra, Antonio il motore/drummer e Damiano il boxer/bassista. Sono circa quattro anni che suoniamo insieme ed il nucleo originale del gruppo era composto dal sottoscritto, da Michele, Davide (basso) e Seba (drummer) tutti e quattro amici d’infanzia di Cagliari e tutti e quattro cresciuti a birra Ichnusa e punk rock! Questa è la formazione che ha registrato il primo EP Per la Zodiac Killer, ma che purtroppo non ha mai suonato dal vivo. Dopo il ritorno in patria sarda di Seba, infatti, è entrato in pianta stabile Antonio e sono iniziati i concerti in giro per l’Italia e due grandiose trasferte inglesi. Per la cronaca dopo la registrazione dell’LP Devil Inside c’è stato l’addio forzato di Davide e a questo punto è entrato per circa un anno al basso Vito, bassista degli amici Silver Cocks, ma che a causa dei troppi impegni ha lasciato il testimone a Damiano: riuscitissimo e graditissimo nuovo acquisto degli Steak. Oltre all’uscita dell’LP per la White Zoo abbiamo appena fatto uscire il videoclip di “Radical Shit” girato dai ragazzi della Revok Productions. Per quanto riguarda l’età siamo tutti sui 30 e siamo tutti terroncelli precari, cioè facciamo parte dell’“Italia peggiore” come dice quel sacchetto di merda di Brunetta.
(SILVER COCKS) I Silver Cocks nascono nel 2005 dallo smembramento chirurgico dei Bramborak. Il chitarrista Mario e il cantante Nani decidono di formare un gruppo contattandomi per suonare il basso, poi Walter che verrà presto sostituito da Mauro, l’attuale batterista. Nel 2008 abbiamo vomitato un 7″ per l’etichetta americana Zodiac Killer intitolato Holiday in Auschwitz, ma mentre la vacanza ad Auschwitz sembrava andare per il meglio una delle docce malfunzionò e Mario decise che era meglio lasciare la band, forse troppo pericolosa per i suoi gusti. Così è subentrato Solferino, l’attuale chitarrista e da qui ci siamo dedicati alla scrittura dei brani per l’album.

The Steaknives

Dove volete arrivare col punk rock?
(STEAKNIVES) Da nessuna parte! Non abbiamo aspirazioni… questa è la prima intervista che facciamo in quattro anni! Non ci ha mai cagato nessuno e tanto meno noi ci caghiamo qualcuno. Va benissimo così… quando ci chiedono di andare a suonare, si va volentierissimo e non siamo per nulla esosi e quando abbiamo qualche pezzo ci chiudiamo in studio e andiamo a registrare dagli amici di Ufo Hi Fi/Hit Bit. A quanto pare non sono così male le cose che registriamo visto che c è sempre qualche pazzo pronto a stamparci. A metà luglio torneremo in studio per registrare tre pezzi nuovi. La cosa più bella del suonare, anche se forse la più banale, è quella di conoscere nuovi amici e nuovi posti… e, ancora più banale ma molto punk, la birra gratis!
(SILVER COCKS) Vogliamo sicuramente tutti e quattro la stessa cosa: arrivare ai vertici di almeno due delle multinazionali di armi americane, come la “Locke” e la “Columbia”, al fine di produrre armi nuove e più efficienti… ad esempio bombe a forma di vibratori, fucili a forma di Les Paul e scudi antisommossa sostituiti da raid e crash.

So che siete amici… qual è il miglior pregio e il peggior difetto “musicale” dell’altro? Cosa rubereste all’altra band, fidanzate incluse?
(STEAKNIVES) Nani ha un pene enorme e questo è quello che ruberemmo volentieri tutti noi Steaknives ai cari Silver Cocks. Per quanto riguarda la musica non ruberemmo nulla o meglio è capitato che gli abbiamo rubato il bassista per un periodo! Facciamo un punk rock completamente opposto: loro più europei, noi più ameregani.
(SILVER COCKS) Beh che dire degli Steaknives, ci conosciamo bene, siamo amici e musicalmente ci piacciono molto anche se facciamo generi abbastanza diversi… comunque se dovessimo rubargli qualcosa andremmo dritti al guardaroba di Enrico!

Fatemi tre-nomi-tre delle vostre maggiori influenze punk rock’n’roll
(STEAKNIVES) Le influenze più evidenti sono Adolescents, i primissimi Black Flag, Angry Samoans, Bad Brains e tutto il punk californiano tra il ‘77 e l’81; poi ognuno di noi ha il proprio background di ascolti e di passioni musicali che spesso non c’entrano nulla con ciò che facciamo con gli Steak: Michele è un grande appassionato di blues del Delta, io sono malato di junkshop glam rock e lo colleziono a Kg (insieme al compare Lorenzo dei Taxi/Giuda), Antonio sta in fissa col punk rock anni ’90 e Damiano ci va giù duro col punk inglese.
(SILVER COCKS) P.F. Commando, Pekinška Patka, Kollaa Kestää.

Chi fra voi è più un animale da palco e chi più un animale sotto il palco?
(STEAKNIVES) Sul palco i Silver Cocks hanno Nani che è un animale raro quindi non si discute… forse noi siamo leggermente più quadrati musicalmente e puntiamo molto su questo, i Silver dalla loro fanno un grande spettacolo trascinati dalla bizzarria di Paolo Pasquariello (ovvero Nani). Sotto il palco la lotta è dura, entrambi siamo belle bestie da pub: solo che c’è chi nel pub passa più tempo al bagno e chi al bancone… ehehheheh, dipende a cosa ci si sfida in animalità, insomma!
(SILVER COCKS) Nani sopra, sotto, a destra e a sinistra.

Ho l’impressione che la scena punk settantasettina romana sia in realtà molto ristretta, eppure sempre vivacissima e “oltraggiosa”. Qual è, se c’è, il segreto?
(STEAKNIVES) Non la definirei una “scena”, questo termine lo lasciamo ai giornalisti o a chi comunque ci vede dall’esterno. Per quanto ci riguarda siamo un manipolo di amici che si ritrova al KO Club (gestito da Lorenzo dei Giuda/Taxi e altri amici) sito nel quartiere popolare di San Lorenzo, uniti da varie passioni che possono essere la musica, il cinema, certa controcultura, l’antifascismo, la buona birra e la buona cucina. Molti di noi suonano in vari gruppi: Giuda, Silver Cocks, Blackmondays e molti altri. Ci sono tante personalità e personaggi che danno vita a tutto ciò e c’è un interscambio a volte anche di persone tra i gruppi stessi. Michele ora suona la chitarra solista nei Giuda e Vito dei Silver Cocks, come ti dicevo prima, un periodo ha suonato con noi; inoltre citerei anche i geniali ragazzi dei Diecibuchi (gruppo punk rock di qualche anno fa) che si occupano tra le altre cose di grafica (le copertine nostre e dei Silver Cocks) sotto il nome di Daltonic Visions. Sì! direi che siamo un affiatato gruppo di amici con dei picchi di creatività.
(SILVER COCKS) Parlare di “scena” a Roma significa perlopiù parlare di un gruppo di amici, siamo da anni più o meno le stesse persone che bazzicano gli stessi posti quindi vuoi o non vuoi ci si conosce tutti, ed è un bene in una città dispersiva come Roma. Il problema è che sembra non esserci un ricambio generazionale, in quanto i pochi gruppi più giovani fanno cose abbastanza distanti dal punk come lo intendiamo noi.

Fate il “vostro” podio olimpico tra Bingo, Transex e Taxi, please.
(STEAKNIVES) 1) Taxi 2) Taxi 3) Taxi.
(SILVER COCKS) No comment, non ci piacciono le classifiche e poi sono tutti amici.

Chiudiamo con una frase, una sola, per descrivere Pierpaolo De Iulis.
(STEAKNIVES) Sono stato sei anni coinquilino del caro De Iulis e lo conosco parecchio bene… qualsiasi frase descrittiva della persona Pierpaolo potrebbe farla finire al gabbio: non è il caso!
(SILVER COCKS) Poliedrico, imprevedibile, insostituibile compagno stalinista.

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3 commenti

  1. denis

     /  giugno 26, 2011

    grande pezzo, Manuel. Anch’io in questi giorni ci sto dando dentro con loro…e con il 7″ dei Transex, una vera bomba. I romani je l’ammollano

    Rispondi
  2. adi

     /  agosto 12, 2011

    invidia, Roma è sempre stata piena di grandi punk band , mentre a Milano poco o niente

    Rispondi
  1. I ragazzi dello Zoo di Roma | Black Milk Magazine

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