Ritorno senza ritorno

Impossibili – Senza ritorno (Autoprodotto, 2011)

Sono in giro da parecchio, gli Impossibili. Questo se non sbaglio dovrebbe essere il sesto album di una carriera iniziata verso la metà degli anni Novanta; autoprodotto, come scrivono orgogliosamente nel retrocopertina del cd. La formazione è quella del precedente Alcool e furore di tre anni fa, ovvero Araya-Klaus-Danu con l’aggiunta di tale Matteo (il cognome non è dato saperlo).

C’è poco da dire sul sound dei nostri: punk rock melodico quasi sempre a 100 all’ora, in pieno stile  Derozer, Rappresaglia e affini: musica che in tasca tiene ben stretta la sacra triade Ramones-Queers-Screaching Weasel. È un genere, questo, che nel nostro Paese riscosse un certo seguito nei circuiti alternativi proprio nel periodo in cui gli Impossibili muovevano i primi passi: oltre ai già citati Derozer, ricordo che in quegli anni gente come Gambe Di Burro, Monelli (tra l’altro di nuovo in pista) e gli orribili Punkreas se la suonavano abbastanza allegramente; non sono mai stato un grande amante del genere, devo ammetterlo: agli imitatori italiani ho sempre ovviamente preferito di gran lunga i capostipiti stranieri (i fratellini Ramone due-tre spanne sopra tutti, ma anche le checche non erano malaccio, soprattutto Love Songs For The Retarded lo ascolto con piacere ancora oggi) e poi in quel periodo ero troppo infognato – lo sono ancora – con il garage punk di Crypt e SFTRI.

Comunque, tutto questo preambolo per dire che mi sono avvicinato al disco con tutti i preconcetti del caso: devo dire, dopo averlo ascoltato per benino 3-4 volte, che non sarà un capolavoro, ma è un album divertente, fatto con sudore e palle da gente che a questo punto della carriera (e considerato come gira il mercato oggi) se sta ancora in giro e perché crede in quello che fa; per come la vedo io, ciò può essere abbastanza per benedirli se siete estimatori di questo genere. E poi i ritornelli zuccherosi di “Alice”, “Laura” e “Milano”, sparati in macchina al giusto volume fanno la loro porca figura (un paio di volte ho tirato pure fuori il dito indice dal finestrino); anche l’attacco feroce in stile DOA e il testo militante di “No Nazi” si fanno apprezzare, così come i cambi di tempo nella buona “Paura Di Reagire”.
L’unica cosa che proprio non gli perdono è la cover, molto prescindibile, di “Voglio Vederti Danzare” di Battiato. Peccato veniale di un disco che farà pogare parecchi ragazzi, poco ma sicuro.

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1 Commento

  1. a me piace moltissimo…spacca !

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