They call me Jello mellow

Jello Biafra and The Guantanamo School of Medicine live @ Leonkavallo 21/06/2011

Ormai si va ai concerti punk rock come si va al museo; a parte le incognite solitamente negative della mala organizzazione nostrana – difficoltà di parcheggio, chiusura anticipata metro, costi esorbitanti libagioni all’interno delle aree interessate – solitamente mi capita di assistere a esibizioni fotocopie di altre esibizioni viste il giorno prima su YouTube.

Si chiacchierava di questo, anche se i csoa rappresentano una piacevole eccezione agli aguzzini del marketing, e del fatto che la r-esistenza di certi luoghi rappresenti un calcio nelle ovaie della non rieletta Moratti.
Il sistema linfatico metropolitano spesso così prosciugato non può che rinvigorirsi con i simboli culto della controcultura: i picareschi sotterranei del csoa Leonkavallo ospitano il redivivo performer, ex leader dei Dead Kennedys, ex candidato sindaco per San Francisco, traffichino con D.O.A e Melvins e deus ex machina dell’etichetta Alternative Tentacles: Jello Biafra.

La molotov è quasi innescata per esser lanciata così che, mentre mi spazzolo via un cous cous delizioso very low cost e mi guardo un po’ di fauna locale variopinta (con t-shirt da nostalgia canaglia raffiguranti Germs, Doa, gli immancabili Ramones fino agli stessi Kennedys), intanto rombano all’interno del centro sociale i power chords dei Grizzly Motor Oil – che mi fanno salire la carogna.

Un migliaio di aficionados accolgono con un boato un freak, ibrido dottor Jello macellaio Biafra insanguinato con maschera raffigurante un Berluska sdentato, colpito dall’anticapitalismo (di Tartaglia e la sua statuetta del Duomo).
Il tiro è molesto al punto giusto i Guantanamo dimostrano d’essere tutt’altro che comprimari; Jello – seppur appesantito – scalcia e starnazza nelle sue celebri pose spastiche, inanellando apprezzabilissimi brani freschi e nuovi, mschiati ad anthem di seminale hardcore come “California Uber Alles”, “Holidays in Cambodia”, “Too Drunk to Fuck” che scatenano uno stage diving scomposto, ma mai oltre la soglia del puro svago.

Jello inframmezza i brani con proclami e dissertazioni sull’alienazione da vita lavorativa/sociale da topo urbano d’ufficio e su altre problematiche attuali come il razzismo, l’immigrazione, la disoccupazione con cui combatte da un trentennio ormai.
Il predicatore della California con una tonalità vocale da gospel negroide si ritira vittorioso come un Cesare romano in qualche scantinato del Leonkavallo, dopo quasi due ore di sudatissimo concerto. E siamo certi che con quel suo forsennato divincolarsi – oltre ad aver buttato giù quei 5-6 kg – di troppo avrà saziato i cervelli dei presenti, a dieta da troppo tempo di un tale furore hardcore.

Annunci
Articolo successivo
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: