Nederbiet bloody nederbiet

Jerome Blanes – Outsiders by Insiders (Misty Lane Books, 2010, 168 pag.)

Che piaccia o no, Misty Lane è un po’ il corrispettivo europeo di Ugly Things – fatte le debite e imprescindibili proporzioni. E quest’ultima operazione editoriale in cui si è imbarcata conferma la percezione: un libro tutto dedicato agli olandesi Outsiders, alla loro storia e a ogni dettaglio che li riguardi (e Ugly Things, tempo fa, dedicò un intero volume agli altri olandesi d’oro, i Q65).

Questo Outsiders by Insiders – precisiamolo – è una traduzione. Il libro ha avuto una primissima pubblicazione in olandese alcuni anni orsono (2007); con la trasposizione in lingua inglese ovviamente si cerca di allargare il tiro al mercato internazionale degli appassionati di Sixties sound e derivati.
Detto questo, la sensazione – piacevole anche – è che sia comunque un volume per pochi appassionati dall’indole hardcore. Un po’ perché si concentra su una band fondamentale, ma sostanzialmente non famosa (per apprezzare la scena Sixties olandese occorre essere un po’ più appassionati degli altri e un po’ più conoscitori della media, si sa); un po’ perché si tratta di una storia maniacale, scritta con attenzione a minuzie che a tratti possono scoraggiare anche i fan e i curiosi più ben disposti (nomi di persone, di club, di scuole e di vie si susseguono in un turbine capace di confondere nel giro di poche decine di pagine).

Il succo, quindi è che dovete essere pronti a immergervi nel mondo degli Outsiders come se doveste scrivere una tesi di dottorato su di loro, imparando anche qualche parola di gergo olandese. In cambio dei vostri sforzi, però, avrete in regalo (beh, proprio regalo no, visto che costa 20 euro) le chiavi di un mondo in cui avrete il privilegio di curiosare ampiamente – magari anche in qualche cassetto dimenticato. A compendio, poi, ci sono una marea di foto che raccontano una storia già da sé.

Unico vero appunto: la prosa di mr Blanes non è delle più brillanti (diciamo anche piuttosto noiosa: non è certo uno di quei cronisti/giornalisti che si mettono in gioco in prima persona nel raccontare le cose) e la traduzione dall’olandese non è esattamente ineccepibile – sono rimasti un po’ di refusi. Per non parlare della scelta di lasciare molte parole in lingua originale, ma in contesti che proprio non hanno alcun senso. Un vezzo pittoresco, ma piuttosto fastidioso alla lunga.

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