What happens in New Orleans stays in New Orleans

Il 22 aprile 1991 Johnny Thunders parte dall’aeroporto di Colonia: destinazione New Orleans. Ha un paio di chitarre, le sue fedeli sacche di pelle e una valigia piena di abiti. Oltre a un bel rotolo di dollari in contanti in tasca, frutto dei concerti giapponesi e della rapida session in studio coi Die Toten Hosen.
Dopo diverse ore di volo fa scalo a Chicago e telefona allarmato alla sorella Mariann: dice che ha perso il biglietto aereo, in aeroporto. Lei gli fa immediatamente arrivare del denaro con un vaglia telegrafico, che non viene però riscosso.
Non è chiaro come, ma Johnny arriva a New Orleans, The Big Easy; prende un taxi e si fa lasciare – tra le 21:30 e le 22:00 – davanti all’hotel St Peter House, tra Burgandy e St Peter Street.

Lesley Carter (il receptionist in servizio quella sera): “Era vestito di nero dalla testa ai piedi e sudava. Temevo che mi svenisse addosso. Non era scortese. Era pallidissimo, sembrava quasi una geisha”.

Gli viene assegnata la stanza numero 37: una cameretta con un letto solo e il televisore appeso al muro, anche perché non ci sarebbe altro spazio dove metterlo, e un bagno microscopico. Johnny appoggia i suoi bagagli per andare a fare un giro rapido per Bourbon street; poi rientra in albergo e telefona alla sorella.

Mariann Bracken: “Abbiamo parlato per un quarto d’ora più o meno. Stava da dio, mi ha detto che gli piaceva tantissimo lì, era pieno di gente che cantava per strada. Diceva che aveva guadagnato bene in Giappone e scherzando mi ha detto che forse per l’anno venturo avrebbe dovuto pagare le tasse perché aveva avuto delle entrate. Non gli era mai capitato”.

A questo punto, dall’istante in cui Johnny chiude la telefonata, inizia una concatenazione di eventi che nessuno ha mai definito con certezza e che, a 20 anni di distanza, resta avvolta nella nebbia. Ovviamente la ricostruzione che tenteremo di fare è un’impresa totalmente speculativa, che si basa sulle poche testimonianze esistenti e su un’inchiesta fatta sul campo (rimasta incredibilmente inedita e peraltro andata perduta) dall’amico Mike Hudson, cantante dei Pagans, nonché saggista, giornalista e reporter eccezionale. Mike infatti ha acconsentito a raccontare a Black Milk, in esclusiva, quello che ricorda della sua indagine svolta poche settimane dopo la morte di Thunders.

Secondo Nina Antonia, la biografa ufficiale di Johnny, dopo aver parlato con la sorella e il cognato, Thunders fa amicizia con i due suoi vicini di stanza, due fratelli che si chiamano Marc e Mike Ricks – non è assolutamente chiaro come e a che ora ciò avvenga. I tre si fanno un paio di canne, poi escono: vanno a bere qualcosa in un bar del quartiere francese, poi rientrano in hotel. A questo punto i fratelli tornano in stanza, dove cadono in un sonno profondo.
Vengono svegliati da una serie di colpi che provengono dalla stanza adiacente – li descrivono come “rumori di una rissa in cui nessuno parla”.

Verso le otto del mattino l’addetta alla reception telefona alla stanza di Johnny, che risponde e viene redarguito per il baccano fatto durante la notte; stranamente lui chiede se può scendere al desk a parlare con la donna, ma non lo fa. Si perdono le sue tracce fino alle 15:30 circa, quando durante la pulizia quotidiana delle camere il suo corpo viene ritrovato. E’ rannicchiato ai piedi dell’armadio; intorno la stanza è un caos totale.

Nina Antonia riferisce che a trovare il corpo è l’addetta alle pulizie Mildred Coleman, ma non riporta nessuna sua dichiarazione. Ed Snyder del blog Cemetery Traveler, invece, racconta di aver fatto una puntatina all’hotel e di avere parlato con un tale Royce (un uomo, dunque?) – il factotum ultrasessantenne dell’albergo – che gli avrebbe spiegato come ha trovato il cadavere.

Ed Snyder: “Royce ha trovato il corpo sul pavimento, con le lenzuola del letto strette tra le mani rigide. Dal tono solenne con cui mi parlava ho intuito che quest’esperienza l’ha segnato molto e non nascondeva una certa sfiducia nell’operato delle forze dell’ordine nel gestire il caso”.

Abbiamo anche raggiunto via email Mike Hudson, che circa due settimane dopo la morte di Johnny è a New Orleans per scrivere un pezzo di giornalismo investigativo per conto di Hustler; e conferma la versione di Nina Antonia.

Mike Hudson: Sono stato al St. Peter Guest House e ho parlato sia col direttore che con la donna delle pulizie che aveva trovato il corpo.

Willy De Ville, che abita a pochi metri e sta suonando la chitarra seduto su un gradino con un paio di amici, praticamente di fronte all’albergo, assiste ignaro al trasporto della salma da parte degli uomini dell’ufficio del coroner. Lo racconta nel film-documentario dedicato a Johnny, So Alone. Inizialmente pensa si tratti di qualche losco personaggio, probabilmente un politico che è morto d’infarto mentre era con qualche prostituta minorenne; solo dopo viene a sapere che il cadavere è quello Johnny Thunders.

Willy De Ville: “Era in rigor mortis e il corpo era piegato a forma di U. Hai presente quando uno si butta a terra in posizione fetale, piegato in due? Mi sono detto ‘ Cavolo, quel tizio deve avere fatto una bruttissima morte’. Era piegato come un pretzel”.

Per i poliziotti intervenuti non c’è dubbio e chiudono sbrigativamente la pratica: si tratta dell’ennesimo Signor Nessuno tossicomane, che arriva a New Orleans e muore d’overdose. Non si preoccupano minimamente dello stato in cui è la stanza, completamente sottosopra. Raccolgono i pochi effetti personali che trovano e li fanno recapitare alla famiglia di Johnny; peccato che mancano le due chitarre, alcuni vestiti che si era fatto fare su misura durante il suo viaggio in Thailandia e Giappone, il denaro contante, i flaconi di metadone che aveva con sé, il suo passaporto, i taccuini coi testi, le scarpe. In pratica i bagagli di Johnny tornano a casa vuoti, cosa che insospettisce immediatamente la famiglia.

Chrissy Bracken (nipote di Johnny): “Pensavano fosse il solito tossico senza nome. Non avevano capito l’interesse che avrebbe suscitato la notizia. Sembra ci fosse una siringa nel gabinetto, ma i poliziotti l’hanno gettata via senza farla analizzare. Dicono che dall’autopsia non risultava l’assunzione di alcool, ma hanno interrogato un barista che ha detto di aver bevuto con lui in serata. L’alcool rimane in circolo per un bel po’, tra l’altro”.

Ed Snyder: “Royce [la persona che secondo Snyder avrebbe trovato il cadavere – n.d.a.] mi ha spiegato che secondo lui si era trattato di un omicidio, non di suicidio, perché quando è entrato e ha visto il corpo, ha notato che mancavano le chitarre e i vestiti di Johnny. Secondo lui qualche cosiddetto amico gli ha fatto una dose letale e poi è scappato rubando le sue cose.

L’autopsia non è rivelatrice delle cause di morte, tanto che – stando a Nina Antonia – mostrerebbe la presenza di cocaina e metadone ma in quantità tali da non risultare letali. Dai test medici, invece, viene scoperto che Johnny soffriva di uno stato avanzato di leucemia, condizione che lo stava debilitando gravemente e di cui lui, con molta probabilità, non era al corrente. Resta il dubbio, comunque, che l’esame post mortem sia stato condotto frettolosamente o – ancor peggio – truccato.

Mike Hudson: “Non c’erano ferite o lesioni sul corpo e niente altro che potesse indicare una causa di decesso diversa. E’ davvero strano, comunque, che dall’autopsia non sia risultata nemmeno l’LSD, perché tutte le persone con cui ho parlato mi hanno confermato che nel cocktail che gli hanno dato ce n’era”.

A questo punto, nonostante la versione ufficiale che vuole Thunders morto per overdose di metadone, sono inevitabili le speculazioni su come siano effettivamente andate le cose. Più fonti raccolgono, nei meandri delle strade di New Orleans, la voce insistente che si sia trattato di un omicidio a scopo di rapina – che spiega in modo piuttosto lampante la mancanza di gran parte dei suoi effetti personali dalla stanza.

Dee Dee Ramone, nella sua autobiografia Poison Heart, ad esempio, scrive di aver ricevuto – il giorno dopo il decesso di Johnny – una telefonata eloquente da Stevie Klasson, il chitarrista ritmico di Thunders, che gli avrebbe raccontato ciò che aveva sentito.

Dee Dee Ramone: “Mi hanno detto che Johnny si era immischiato con dei bastardi… che gli hanno fregato tutto il metadone. Gli hanno dato dell’LSD e l’hanno fatto fuori. Lui aveva raccolto una grossa scorta di metadone in Inghilterra, gli serviva per viaggiare e per tenersi lontano dai quella gente di merda – gli spacciatori, gli imitatori di Thunders e tutti i perdenti di quella risma”.

Non mancano dubbi inquietanti sia sull’identità delle due persone che entrano nella camera di Johnny, sia sui motivi per cui l’autopsia sembra non essere coerente con le cause di morte ufficiali.

Mike Hudson: “Thunders è uscito ed è tornato in camera insieme a un paio di tizi; a un certo punto se ne sono andati e dopo l’hanno trovato morto. New Orleans è un posto bastardo; più di una fonte mi riferì che i due che avevano accompagnato Johnny in camera erano informatori della polizia, quindi sarebbe plausibilissimo che tutta la faccenda sia stata insabbiata dalle autorità. Comunque erano due che vivevano in strada”.

Il musicista di New Orleans “Sneaky” Pete Orr, che conosceva Thunders tramite il proprio fratello, conferma che al momento della morte Johnny era ancora dipendente dall’eroina, ma non aveva nessuna intenzione di morire. Anzi, era arrivato a New Orleans proprio per mettere insieme una nuova band e sperimentare con sonorità più jazz e diverse.
Sempre secondo Orr, Johnny avrebbe incontrato due punkabbestia (“gutter punks”, li definisce) al Kagan’s, un bar malfamato e ritrovo di tossici che si trovava su Decatour street – e ora è chiuso. Sembra che li abbia invitati in albergo per farsi tutti assieme, ma invece quelli gli hanno fatto un “hot shot” (una dose di eroina mischiata con qualche altra sostanza tossica) con la precisa intenzione di ammazzarlo e derubarlo.
Pare anche che i due sospetti siano anche stati visti, pochi giorni dopo, nel Quartiere Francese con addosso alcuni vestiti di Johnny.

Dopo ben 20 anni non sembra esserci verso di far luce su quanto accaduto. Non giovano una certa ostilità della polizia locale – contro cui la famiglia di Johnny si è scontrata fin dai primi giorni dopo il tragico lutto – e l’uragano Katrina che ha spazzato via l’intero archivio in cui la documentazione del caso era custodita.
Lo scenario più plausibile, alla luce di quello che viene detto e sussurrato da anni, è che Johnny sia rimasto vittima di un paio di balordi che l’hanno sedato con un bel cocktail di sostanze e gli hanno portato via tutto. Molto probabilmente non si è trattato di omicidio volontario, ma qualcosa è andato storto: lui avrebbe dovuto risvegliarsi il giorno dopo, stonato e confuso, oltre che senza più un dollaro. Ma non è successo. A complicare la faccenda c’è la probabile connivenza dei due con la polizia locale, che evidentemente non ha ritenuto opportuno fare analisi approfondite e – forse – ha anche fatto in modo che i risultati dell’autopsia escludessero l’ipotesi di omicidio: tutto per proteggere due informatori magari preziosi.

Willy Deville: E’ stata una fine tragica, capisci, non se n’è esattamente andato in modo glorioso. Così mi è venuto in mente che potevo almeno fare in modo che sembrasse una morte epica, sai, per rispetto nei suoi confronti, così ho detto a tutti quelli che mi telefonavano che Johnny era morto ed era stato trovato sul pavimento con la sua chitarra in mano. L’ho inventato. In realtà

Mike Hudson: Se non sei mai stato a New Orleans, ricordati che è un posto strano e bastardo. e questo nelle sue giornate migliori. E’ pieno di disperati, truffatori, puttane e spacciatori, quasi tutti sono lì per strada e i turisti arrivano con il solo obiettivo di sconvolgersi. Il che li rende prede facilissime. E’ un posto pericoloso, sempre potenzialmente violento e più caldo dell’inferno – e il caldo porta alla luce il lato peggiore delle persone.


Bonus tracks

Il 24 settembre del 2009 tre membri della Louisiana State Paranormal Research Society passano la notte nella camera 37 del St. Peter House di New Orleans. Sono lì per documentare – anche in diretta radiofonica – l’eventuale manifestazione di fenomeni paranormali nella camera in cui è morto Johnny. Inutile dire che lo show è una discreta bufala, ma vale la pena – per il gusto del folklore – ascoltare alcuni clip mp3 che sarebbero stati registrati proprio nella stanza e che proverebbero la presenza di Johnny e di Sable Starr (la famosa groupie che è morta di cancro al cervello nel 2009). Enjoy:

Johnny e Sabel salutano
Johnny parla mentre una sua canzone suona nella stanza
Johnny dice “Yep”
Sabel Starr risponde a una domanda
Johnny risponde a una domanda e s’incazza
Lo show radiofonico intero (molto lungo e confusionario)

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