Madunina calling

Club 27 – For Dishes and Souls (Rocketman Records, 2011)

I Club 27 si vestono come i Ramones, ma suonano come i Clash di London Calling.

Messe da parte le ruvidezze di Terroristen (Oto/Goodfellas, 2006) il nuovo album della storica punk band milanese ci schiarisce già le idee nel comunicato stampa: “Dopo un periodo di riflessione durato poco più di un sospiro e vari cambi di formazione che hanno riportato il combo milanese alla vecchia e primissima line up, arriva sulle strade For Dishes and Souls, incredibile e autentico album che ci riporta ai fasti del punk rock anni Settanta più vero”.

Pubblicato dalla Rocketman Records e curato da Nico Gamma dei Gaznevada, il disco sarebbe stato un fulgidissimo LP, nell’era del vinile, confermando nei 16 brani che lo compongono una capacità tecnica e una versatilità stilistica che vanno ben oltre l’ostinata mitologia punk dei tre accordi in croce.

La lunghezza del disco, la cura dei suoni, la contaminatio generis, l’ironia dei testi sono elementi assai rari e quasi anacronistici nella scena punk attuale in cui il più delle volte regna un livello di produzione omologato e ottuso; elementi che oltre a rendere questo lavoro gustoso e succulento per un pubblico trasversale lo elevano senza soggezione di sorta al livello celebre doppio album di Joe Strummer e soci.

Canzoni che riempiono i vostri piatti e le vostre anime, così come recita il titolo; e una cover art che ricorda molto da vicino il retro copertina di 1916 dei Motorhead… insomma la ricetta è presto fatta, estetica Ramones, una spruzzata di sound evoluto alla Clash e l’effige dei quattro teschi dei Motorhead, ma l’avvertenza mette in guardia i possibili imitatori: solo il Club 27 ne conosce le smodate quantità da mescolare per riprodurre quell’alchimia culinaria unica ed esplosiva – ma mai indigesta.

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6 commenti

  1. Nero Kane

     /  giugno 6, 2011

    Piacevole ma,a mio parere,decisamente sottotono rispetto a Terroristen.Quel primo album è devastante.L’ho ascoltato un sacco di volte ed ê composto esclusivamente da hit.In questo lo spirito figo dei Club lo rivedo solo in Borderline e in Patrol of tomorrow..saranno i coretti piazzati un po’ ovunque..

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  2. Nero,

    Restando sulla scia delle proporzioni, secondo me, “Terroristen” sta a “the clash” come “for your dishes…” sta a “london calling/sandinista”.
    personalmente preferisco il lavoro prodotto meglio che lo rende a più ampio spettro a scapito di una leggera flessione di impatto/immediatezza.

    h.

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  3. La mia partecipazione effettiva in realtà è stata abbastanza marginale a livello strumentale. (Unica obiezione per il fonico: il mio piano nella nostra “TelepornoTV” rieditata rendeva molto “surf” ai primi ascolti, poi è praticamente sparito… a parte nel finale in stile “Honky”, un pò mi spiace…), ma la mia partecipazione a sostegni del progetto è stata totale, pur avendo in quel periodo problemi di salute. E debbo dire che dopo le prime 4-5 tracce (vado a memoria) l’album cresce, cresce, cresce a dismisura, fino ad un finale le cui tracce son degne del rock sperimentale più evoluto. Quindi un bellissimo a lavoro a cui ho avuto l’onore di partecipare. Grandi davvero i Club 27…!!! (ma qualche tastiera in più ci stava… eheheh…)
    “Egoist” 🙂 GianLuca “Nico Gamma” “Gaz” Galliani

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  4. P.S.: scusate gli orrori 🙂 di digitazione. Miao. Nico.

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  5. P.P.S.: scusate ma le cose mi vengono in mente un pò per volta. D’accordo sulle influenze Clash e, poche, Ramones, ma sin dall’ascolto delle prime tracce ancora “grezze” io ho sentito ed ancora sento una positivissima e forse involontaria influenza dei primi “XTC”, (coi quali collaborai per il primo loro album) con un “quasi niente” anche di “Shame 69”, beh… e ovvio un pizzico di Gaznevada. OK bona lè! Il prossimo album lo facciamo tutto tutti assieme…ci spero (se non crepo prima). Vai Club 27!!!Rimiao! GianluNico

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  6. Ciao Nico,

    il mio orecchio è meno allenato e sensibile del tuo, ammetto che conosco poco gli XTC se non per quel progetto parallelo freak, erano loro gli spacemen 3 di 25 o’clock, potrei di nuovo sbagliarmi comunque in definitiva non mi aspettavo dai monolitici Club 27 un album così variegato, ne sono rimasto sorpreso positivamente, stupiteci ancora !

    h.

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