Mexico y panetùn: il Cartello non perdona

Santa Muerte – Mi Familia, Mi Sangre (Autoprodotto, 2010)

Loro sono i rock’n’roll caballeros dell’hinterland meneghino e non temono nulla – a parte, forse, le letali salsicce della Trattoria il Buongustaio, che stendono i talebani solo con l’odore, figuratevi a mangiarle. Veterani di esperienze in diverse band, questi ragazzi-non-più-ragazzi danno merda a tanti gruppi di giovanissimi, perché hanno tiro, passione e soprattutto il sense of humour di chi ne ha viste tante e ha deciso che, alla fine della fiera, le cose più importanti sono la musica e il piacere di suonarla.

In questo cd casereccio e diy (rigorosamente registrato in presa diretta) i Santa Muerte si immortalano dando un’idea piuttosto precisa di ciò che il gruppo è dal vivo (anche se live è tutto più pulsante e divertente, con i siparietti e le introduzioni dei brani). Aspettatevi, dunque, una valanga di pezzi noti (da “Material Girl” di Madonna a “Havana Affair” dei Ramones, passando per “Stayin’ Alive” dei Bee Gees) stravolti, punkizzati, rockeggiati, velocizzati – oppure rivoltati come calzini (vedi “Havana affair” o la memorabile versione acustica di “Search & Destroy” che non è nel cd, ma gira su YouTube).

Andate a vederli dal vivo, questi punk cabaret veterans. Non vi deluderanno; più probabilmente vi lasceranno con un grosso interrogativo: “Ma perché tutte queste cover?”

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