The Wild Brunch #6

The Wild Brunch # 6

Wild Brunch puntata numero sei… e chi l’avrebbe detto. Per chi ancora non l’avesse notato, si tratta di una rubrica di recensioni non proprio toccata e fuga, ma neppure lunghe e articolate. In pratica qui si parla della maggior parte del materiale che arriva, riservando le recensioni singole a casi di un certo spessore o a band che ci colpiscono in modo particolare.
Ricordiamo che in questo spazio c’è un primordiale sistema di voti per valutare i dischi, per cui si va da 0 (che significa: “bravi, ma basta, chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco, bel gruppo, in bocca al lupo”).
Detto questo, beccatevi i fantastici cinque del momento. E non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione INVIO MATERIALE E CONTATTI, prima di mandare qualcosa.

Death RidersThrough Centuries Of Dust (Lost Sound/Alkemist Fanatix, 2011)
Thrash-groove-power-progressive dalle Marche. E ben fatto, decisamente, anche se piuttosto standard e senza quel (purtroppo difficilissimo e rarissimo) guizzo di personalità per elevarsi dall’affollato panorama dei competitor. Non è il mio genere (sono più per il thrash, lo speed e l’heavy delle origini), ma onore al merito: se non altro va rispettato un lavoro ben studiato, rifinito, levigato e curato. Che poi sia difficile definirlo memorabile, è un altro problema. Ma chissà… potremmo essere di fronte – dopo qualche aggiustamento – a una delle nuove promesse dell’heavy tricolore.
[Voto: 1 +1/2 – Consigliato a: metallari con passione tricolore, thrasher illuminati]

The Last FightRight Of Wave (Autoprodotto, 2011)
Fermi tutti! Questi bergamaschi si definiscono una band di “fat rock”… ma non erano i Leeches gli unici, veri, inimitabili, intoccabili depositari del verbo del fat rock? Mi sa che la questione andrà risolta con un duello, anche se il vincitore è fuori discussione, visto che i The Last Fight non hanno la stessa efficacia dei Leeches. E nemmeno suonano il medesimo genere… più leccati, più patinati e rock, mancano di tutta la zozzeria punk e cafoneria hard che rende i Leeches i re del cortile. Detto questo, comunque, ciò che resta è un buon cd di rock alternativo molto stile “fine dello scorso millennio”, melodico ed energetico, un po’ indie e a tratti lievemente metal, spruzzato di ruffianeria pop. Come tanti altri, ma ben realizzato.
[Voto: 1 – Consigliato a: indie rocker oratoriali, figli degli anni Novanta]

Riotownn° 41 int. A (CNI/Alkemist Fanatix, 2011)
Ska (troppo e nazionalpopolare), pop, rock, un goccino di punk e un po’ di alternative. Shakerare, aggiungere una robusta dose di cantato in italiano e servire con faccia di bronzo impenetrabile, per non rischiare il linciaggio. Un gruppo scialbo e plasticoso, come i cocktail dell’aperitivo nei locali della Milano da Pere, a otto euro l’uno… pieni di ghiaccio, cannucce e cazzate, ma se li bevi ti incazzi e basta. Cari Riotown, provate con Red Ronnie, chissà…
[Voto: 0 – Consigliato a: assessori comunali in cerca di giovani band per la festa di paese, tv locali]

TalismanStoneSunya (Antstreet/Alkemist Fanatix, 2011)
Un trio con batteria e due bassi, che cerca vie di sperimentazione (che le trovi o meno, poi, è un altro discorso) nel mescolare post punk, gothic, metal, groove metal e un tocco di psichedelia. Il risultato è personale, ma più godibile senza dubbio laddove non c’è traccia di metallismi e goticismi (che quando emergono pennellano di mediocrità una proposta altrimenti intrigante). Daje col post punk e mettiamo in soffitta le suggestioni mansoniane da discoteca gothic di provincia…
[Voto: 2 – Consigliato a: fanatici dello speciale a ogni costo, gotici di larghe vedute, postpunkettari con anima groove]

Violentors/t (Autoprodotto, 2011, cd)
Ellamadonna… un quartetto (ora divenuto power trio) toscano che si autoproduce un cd che mi rievoca la nostalgia per i primi anni Ottanta e la scena proto-thrash/speed. Copertina evergreen con teschi rossi su sfondo nero e nove fucilate di puro speed metal & punk, figlio dei Motorhead, dei Venom meno caotici, dei Warfare e del sound primigenio della Bay Area, ma anche del punk inglese più violento (citerei i GBH per comodità – ma Discharge e English Dogs ci starebbero bene ugualmente). Niente di nuovo, ma a chi importa? E’ sempre un piacere fare un viaggio nel tempo, quando una band suona con questo furore e rigore filologico. E si becca un bel 3 come voto (il massimo possibile nel Wild Brunch).
[Voto: 3 – Consigliato a: vecchi thrasher e speed metaller, nostalgici degli anni Ottanta, headbanger con collo bionico]

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1 Commento

  1. denis

     /  maggio 22, 2011

    fantastico. pura poesia.

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