Stessa spiaggia (arancione), stesso mare

The Orange Beach – Fuzz You! (Second-Shimmy, 2010)

Power trio quasi esclusivamente dedito a un robustissimo e asciutto crocevia di stili, gli Orange Beach non le mandano sicuramente a dire: hanno un tiro spaventoso e sanno suonare parecchio bene. Ecco, è proprio questo il punto: la differenza sostanziale tra “saper suonare” ed “essere dei virtuosi”. Ho sempre cordialmente odiato i “virtuosi”, qualsiasi strumento essi suonassero: la mia idea di musica (in questo sarò sempre grato al mio retaggio punk) non coincide proprio coi pipparoli, con quelli che hanno in mente solo la tecnica, l’esecuzione e lo sfoggio di virtuosismi onanisti inutilmente dannosi. Per questo aborro generi come la fusion, il prog e compagnia bella. Sempre per questo ammiro molto la musica di Robert Fripp e dei suoi King Crimson (ingiustamente definiti prog), uno che di tecnica ne ha da vendere ma non la esibisce, mettendola al servizio della sua musica.
Quindi, perché tutto questo pippotto? Perché, fatti i debiti paragoni e le relative proporzioni, gli Orange Beach ricordano l’idea che sta dietro ad un gruppo come i KC; la tecnica, la matematica, l’intreccio strumentale complesso che rende i giusti servigi alla melodia ed all’emozione. E nel caso dei tre casertani, ulteriore pregio è il dono della sintesi: Fuzz You! raccoglie ben quattordici episodi (solo tre sono cantati dal bassista Agostino Pagliaro) in poco più di 37 minuti.

Cosa c’è dentro sto disco? Come detto in apertura, una bella dose di jazz rock e funk sapientemente miscelata a suoni e umori tipicamente post rock, quello di gruppi come June Of 44, ovvero di gente che aveva le mani ancora in pasta con il ruvido post HC di scuola Washington DC (Fugazi, soprattutto gli ultimi, quelli più raffinati di dischi come End Hits e Argument). È indubbio che tale aria americana sia dovuta, in sede di regia, anche dalla presenza di Kramer, già produttore di gruppi come Butthole Surfers e Half Japanese, che dona alla musica concettualmente abbastanza gaia degli Orange Beach quel tocco di rigore e austerità che ci sta come il cacio sui maccheroni.

Bravi e promossi.

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