The Wild Brunch #4

The Wild Brunch #4 (maggio 2011)

Quarto appuntamento con il Wild Brunch, ovvero la rubrica di segnalazioni veloci di materiale che arriva in redazione. Questa puntata è monomarca, nel senso che è arrivata una vagonata di cd da Alkemist Fanatix e ci vorrà un po’ di tempo per farli passare tutti e decidere cosa farne.
Al momento nulla di esaltante ne è scaturito, come si può facilmente intuire… ma fa parte del gioco. Certo, magari il rock italiano da Sanremo Giovani  sarebbe meglio evitare di mandarlo.

Bad StuffResponsibly Unaware (Alkemist Fanatix/Antstreet, 2011, cd)
Punk, pop, indie e rock frullati per un milkshake pronto a essere servito ai lattanti della ribellione patinata – ammesso che vada ancora di moda. Tutto troppo pulito, standard, banale e iperprodotto; della ruvidezza del punk c’è ben poco e i danni che il fraintendimento dell’essenza di band come i Green Day ha provocato emergono con prepotenza. Bravi, ma basta. A meno che non abbiate davvero 13 anni e i Green Day vi sembrino troppo vecchi e duri. Allora scusate, prego, fatevi avanti. Però un nome peggiore era davvero difficilissimo trovarlo ragazzi… vabbè che siamo tutti italiani e l’inglese non è il nostro forte, ma Bad Stuff, diosanto…
[Voto: 1/2 – Consigliato a: minorenni spaesati, indie punkers da MTV]

BreakthruImages (Alkemist Fanatix/Incipit, 2011, cd)
Rock italiano. Troppo italiano, troppo asettico e troppo poco rock. No grazie.
[Voto: 0 – Consigliato a: discografici mannari della Garbatella in cerca di clienti, organizzatori d’eventi per convention aziendali]

Dea MadreLividi (Alkemist Fanatix/Quickflow, 2011, cd)
Rock indie cantato in italiano, un po’ anni Novanta, in odor di nuovo rock del meretricio stile Timoria/Litfiba, con qualche vago tocco di wave italiota (ma molto vago) e un robusto retrogusto – inconfondibile – di Negramaro. Produzione impeccabile, pezzi costruiti e con tutti i bravi mattoncini al proprio posto; se i tempi non fossero ormai bui, li avrei ben visti in qualche Festivalbar nel ruolo della giovane band alternativa che può piacere a tutti e che può sfornare un semitormentone per poi tornare nell’oscurità, a lavorare come tutti i cristiani, avendo solo assaggiato qualche briciola della vita da star. Una roba tipo Spinal Tap, ma abruzzese e senza humour.
[Voto: 1/2 – Consigliato a: discepoli inossidabili di Paola Maugeri]

Fever – s/t (Alkemist Fanatix/Reality, 2011, cd)
Glam metal/hard rock che odora di anni Ottanta come un bootleg dei Tigertailz. La provincia italica, come spesso accade, ha partorito l’ennesima buona band che sogna il Sunset Boulevard, il Cathouse e le spogliarelliste, ma si ritrova a fare i conti con tempismo sballato (“Scusi, da che parte si va per tornare al 1986?”) e geografia completamente avversa (Terni quanto dista da Los Angeles?). Vi piacciono Guns N’Roses, Motley Crue, Poison, Ratt e compagnia imbellettata? Beh, potreste apprezzare anche i Fever, che hanno quel feeling da band minore di 25 anni fa che “avrebbe potuto fare, ma non ha fatto”… con l’unica differenza che loro sono in giro adesso e potete, magari, vederli live in qualche pub o locale dietro casa.
[Voto: 1 – Consigliato a: glam rocker completisti, nostalgici del cotonato]


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