I ragazzi dello Zoo di Roma

Negli ultimi 10 anni la capitale italiana del punk settantasettino è stata la stessa città che dal 1871 è la capitale della nostra sempre più bistrattata Repubblica. Non ci sono cazzi, amici. Dai Bingo in poi i gruppi romani, in Italia, sono stati nettamente i migliori nel dare forma e sostanza ai tre accordi più brutti e marci della musica. Invero lo scioglimento di Taxi e Transex stava facendo vacillare questa certezza, ma nel frattempo hanno iniziato a farsi strada a sportellate i grandi Idol Lips che sono sì di Ceccano (FR) ma “romani” in tutto e per tutto. A tenere alta, o meglio eretta, la bandiera sono arrivati poi Silver Cocks e The Steaknives, due nuove band cattive, dure, perverse e per niente accomodanti, come il vero punk dovrebbe sempre essere.

Per farla breve, tutta ‘sta gentaglia – vecchia e nuova – della città eterna è stata “raccolta” oggi da un’etichetta discografica di Lecce chiamata White Zoo che ha messo una mano sul cuore e l’altra nel portafogli e ha buttato fuori un vinile più bello dell’altro. Per sapere qualcosa in più di questa connection Roma-Lecce, ho scambiato quattro chiacchiere con i protagonisti, a partire da Sergio: il boss dell’etichetta.

Perché White Zoo, come e dove siete nati, chi siete e, soprattutto, cosa volete da noi?
White Zoo ronzava come marchio nella mia testa già da un po’ di tempo. Avevo fatto questo sogno dove mi ritrovavo catapultato in una sequenza di Cristiana F. – Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, quella in cui David Bowie canta “Station To Station”. Sono cresciuto nel quartiere “ferrovia” di Lecce, una zona battuta dai transex (non a caso), teppistelli e da svariati drogati. Insomma, il Duca Bianco, la droga, lo zoo, la stazione, i travoni. Tutto torna, diciamo. Però nel sogno mi rompevo le palle e ricordo distintamente che desideravo un po’ di punk al posto di Bowie, andavo in cerca di emozioni forti evidentemente. Per carità, non fraintendermi, adoro zio David. Comunque sia, White Zoo mi sembrava un bel nome per una label di questo tipo. L’etichetta di fatto nasce a Lecce. Siamo attivi ufficialmente da un paio di mesi e fischia. Siamo in tre per adesso: io, Sergio “piggy” Chiari, il megadirettore galattico in pratica; Cristina Diez, che è la responsabile grafica, ha creato il logo, il sito e ha realizzato la copertina del 7″ dei Transex, una talentuosa creativa. Poi c’è Stefano Materazzi, altro eccellente grafico, che si occupa della parte tecnica e che ha prodotto anche svariati siti fetish dei quali la rete è tempestata (enjoy!). Alla famiglia stanno per aggiungersi due altre eccellenti ragazze, ma non posso dire troppo per adesso. Una sarà la nostra donna all’estero e poi vi è un’altra fantastica mujer, che è introdotta negli ambienti punk che contano, e che dovrebbe occuparsi del booking visto che le nostre band sono decisamente ingestibili, pessimi soggetti, non gliene sbatte davvero niente, non vendiamo fumo. Cosa vogliamo da voi? Vogliamo solo farvi divertire con noi e abbrutirvi!

Tra vecchie (Transex, Taxi/Giuda) e nuove leve (Silver Cocks, The Steaknives) vi siete concentrati sul punk di derivazione settantasettina della capitale…
Beh, quel tipo di suono per quanto mi riguarda risponde a ciò che io intendo per punk rock, la contraddizione insita in quello che concepisco come PUNK: non solo il rock, ma anche la provocazione, la fascinazione estetica, l’aggressività e l’ambiguità, tutto questo era un valore per chi faceva punk rock nel ’77 come nel ’73. Ma questa mia riflessione non ha niente a che fare col purismo, semplicemente nasce da una mia convinzione “filosofica”, e cioè che l’essere umano è contraddittorio, il punk è intrigante come la nostra natura, che è complessa. Questo lo differenzia dall’hc e da altri generi musicali che ancora oggi sono anche più frequentati musicalmente. Il PUNK non ti fornisce un’identità precisa, ma ti sveglia, ti fa porre delle domande. Questo tipo di suono ha conservato la propria cattiveria e il proprio fascino e continua ad esercitarlo su persone dalle più differenti estrazioni musicali. Ti faccio un esempio concreto: non posso non citare i miei amici Natilbox e Dj Kosmik, dj techno e house che apprezzano queste band e vanno a vedersele in concerto magari, e comprano i loro dischi, perché in esse riconoscono quelle qualità di cui ti parlavo, l’elettricità e l’eccitazione, la violenza e la freschezza, la stessa che loro cercano frequentando magari altri generi musicali. La ritrovano in questi dischi perché queste band non sono “finte”, non sono una caricatura dei tic del punk da cartolina. Non si inculerebbero mai i Casualties, ma gli piacciono i Silver Cocks. È chiaro! Sono trasversali!
Basta citare Transex e Taxi (ora Giuda) e sai perfettamente di cosa parlo. Nei primi anni zero convinto di queste loro qualità ho preso un puzzolente treno da Lecce, ho macinato km e sono andato a vedermeli al primo “Road To Ruins” in quel di Roma, come un novello Pasolini, splendida e misera città che non smette di incantarmi. Da allora queste persone fanno parte della mia vita e ne sto dando pienamente dimostrazione. Fatti, non parole. È stato dunque un processo molto naturale coinvolgere poi Steaknives e Silver Cocks. Questo per adesso: non produrremo solamente punk in stile ’77 (e i Giuda non lo sono infatti), la nostra natura è troppo eccentrica, hahah! La qualità sonora poi delle creazioni musicali di queste band è di serie A, non esattamente ’77. Chiedere conto al geniale Danilo Silvestri, produttore musicale del miglior disco rock del 2007, vale a dire Yu Tolk Tu Mach dei Taxi.

L’unica gita fuori porta, per ora, l’avete fatta in Ciociaria dando alle stampe la versione in vinile del nuovo album degli Idol Lips.
È molto semplice, ci hanno contattati e ci hanno detto “manchiamo noi all’appello!”, ed era vero chiaramente. Ci hanno spedito il master, è la loro migliore uscita ed ha anche il nostro logo. Che dire? colpito e affondato!

Mi pare che il “vostro dio”, come del resto il mio, sia il vinile: cercate di spiegare meglio agli infedeli cosa si perdono ascoltando musica nell’orrido formato cd o ancora peggio nel formato…
Ahi ahi caro Manuel, non vorrei deluderti, ma non sono un purista del vinile. Quando il denaro me lo consente compro ambedue i formati, cd e vinile. Gli infedeli dovrebbero comprare il vinile? Certo! Io non potrei mai privarmi del suono caldo e gracchiante del vinile, che esalta i bassi ed è solido, ha un corpo tutto suo, estremamente pieno e sensuale, solletica il basso ventre. Ma tutti quanti, punk rockers, jazz listeners, techno minds e via elencando esaltano le qualità del vinile a scapito del cd. Sinceramente non potrei privarmi neanche della chiarezza del suono digitale: col cd mi metto a equalizzare all’infinito per raggiungere quella brillantezza della quale parlava Carmelo Bene a proposito della maniera in cui avrebbero dovute essere ascoltate le poesie di Dino Campana dalla sua viva (e morta) voce. Cazzo ho detto?! E poi me lo sparo in macchina! Comunque non me ne vogliate per questo… del resto stiamo producendo il cd del prossimo, imminente disco dei Giuda e anche quello del disco degli Steaknives: i ragazzini che non hanno un piatto a casa lo reclamano ai concerti! Possiamo noi non accontentarli?

Il primo vinile griffato White Zoo che s’è fatto un giro sul mio piatto è stato il 7” EP dei Transex, Heart of the State. Quattro pezzoni che sono l’equivalente di una martellata sulle gengive tirata non al massimo della forza, ma che fa lo stesso un male cane e, soprattutto, produce danni irreparabili. Un dischetto assolutamente inaspettato visto che dei Transex si erano perse le tracce già da qualche anno. L’unico a far luce sulla sua “vera storia” non può che essere il Líder máximo Pierpaolo De Iulis.

Sapevo che eravate morti per asfissia come Brenda, eppure mi ritrovo tra le mani questo vostro nuovo 7″ rosa shocking…
Quello che ti ritrovi fra le mani è l’ultimo rantolo dei Transex. Un disco che raccoglie gli ultimi momenti di vita della band, scioltasi ufficialmente il giorno della morte della nostra amica Brenda, il 20 novembre 2009. Avevamo passato la nottata insieme a lei e Pietro. La mattina dopo è stato uno shock apprendere la notizia. Chi ha ucciso la nostra amica? Secondo noi Gianguarino Cafasso (il pappone delle trans nonché pusher deceduto per overdose lo scorso settembre, ndPier) non c’entra nulla. Hanno voluto affossare la responsabilità su questo uomo per poi ucciderlo, chiudendo così il caso. La risposta sta nell’hardisk del portatile di Brenda, maldestramente sabotato dopo la morte. Il computer custodiva infatti immagini che ritraevano la nostra amica, con personaggi noti e importanti, in situazioni compromettenti. Sergio della White Zoo Records, il nostro produttore, era come un fratello per Brenda e ha pensato bene di avventurarsi nel mondo della produzione discografica investendo i suoi capitali sulla band simbolo di “certe” notti capitoline: i Transex. Il suo è un atto d’amore verso l’universo trans, che troppo spesso è oggetto di violenza e discriminazione.

Vedo che dietro i tamburi c’è il mio concittadino Larry quindi, seppur datate, suppongo si tratti delle ultimissime registrazioni dei Transex.
La svolta mistica di Alessandro, convertitosi alle dottrine di Bhagwan Sri Govinda e trasferitosi a Trevignano Romano, aveva lasciato un vuoto difficilmente colmabile da altri. L’arruolamento del giovane Larry è avvenuto per volontà del sottoscritto, che ha sempre riposto grande fiducia verso la realtà musicale teramana. Un piccolo universo “underground” di grande vitalità e tensione creativa.

Dalla cover di “Fascist Dictator” dei Cortinas si passa a “Red Brigades”… amico, il tempo scorre ma tu rimani il solito vecchio punk comunista!
Che ci vuoi fare, il tempo scorre inesorabile, ma la fede verso la causa invincibile del Socialismo rimane sempre alta. Anziché essere la mano invisibile del mercato a determinare le scelte economiche, devono essere gli uomini liberamente associati a stabilire cosa e come produrre, e come ripartire i beni prodotti. Non credo ci siano altre alternative per questa civiltà. Come diceva Carlo Marx “se non dividi la pagnotta, sei un figlio di mignotta” (Das Kapital, 1°libro, 1867).

Altro graditissimo ritorno – e, credetemi non è una frase fatta – è quello degli ex Taxi, dopo la prematura scomparsa del batterista Francesco nel giugno del 2007. Si sentiva proprio la loro mancanza perché i Taxi sono stati la migliore punk band italiana di sempre, almeno per quanto mi riguarda. Non è un caso che siano stati tra i pochi (se non gli unici) alle prese col punk ‘77 ad incidere in modo continuativo per un’etichetta americana con le palle come la Dead Beat e a fare un paio di importanti tour negli States. Ora si fanno chiamare Giuda e sparano proiettili acuminati di glam r’n’r capaci di far sciogliere all’istante un iceberg. Ho chiesto al chitarrista di poche (ma buone) parole, Lorenzo, lumi sul presente e sul futuro del gruppo.

– Sono davvero felice che siate tornati per restare: so che è in cantiere l’album…
Proprio così, tra non molto uscirà un altro singolo per Surfin’ Ki e un LP per l’americana Dead Beat Records che verrà presentato a Roma il 28 maggio.

I gruppi punk di una volta si imborghesivano e approdavano alla new wave, voi siete andati a ritroso riscoprendo, nel vostro primo singolo, la parte più gioiosa del glam r’n’r, spargendo zucchero filato (“Get It Over”) a muso duro (“Kidz Are Back”).
Personalmente, sono da sempre un fan accanito di band come Slade, Sweet, Hello, Sparks etc. Circa dieci anni fa, poi, ho cominciato ad appassionarmi ai gruppi glam europei minori, il cosidetto Junk Shop Glam (ho anche un blog a riguardo, proudfootsound.blogspot.com), quindi dopo aver deciso che non avremmo più suonato pezzi dei Taxi, la scelta del nuovo “sound” è stata quasi naturale. Dead Beat ha detto che i Giuda sono la “naturale evoluzione dei Taxi”, e poi… riesci ad immaginarci a suonare new wave?

Nell’accingermi a salutarvi, mi scuso con voi e con i diretti interessati per non aver scritto neanche una riga sugli album di Silver Cocks e The Steaknives. La verità è che non ho avuto ancora il piacere di ascoltarli; ça va sans dire che rimedierò a breve, anche perché ho apprezzato molto i 7” delle due band romane pubblicati un paio di anni fa dalla statunitense Zodiac Killer Records.

Chiudo questo pezzo-tributo dedicato alla White Zoo Records e alla (vera) scena punk romana con i “forestieri” Idol Lips che hanno appena sfornato il loro secondo disco dal programmatico titolo Scene Repulisti. Non lo faccio mai, ma questa volta mi permetto la licenza di autocitarmi, riportando ciò che ho scritto altrove a proposito di questo fantastico album: “L’esordio del 2006, Too Much For The City, aveva la forza dirompente di una martellata sui denti che manda in frantumi incisivi e canini in un solo colpo. Difficile ripetersi, se non al limite dell’impossibile. Questi ragazzi ciociari, nel frattempo divenuti un quartetto col chitarrista Tony Volume passato alla voce principale, ce l’hanno fatta alla grande mostrandoci che il punk può ancora essere eversivo ma anche dannatamente maturo […] Gli Idol Lips sono una perfetta macchina da guerra che va dritta per la sua strada, sbranando a morsi il proto-punk dei New York Dolls e poi pulendosi con i lustrini e le paillettes del glam.” C’è davvero poco da aggiungere, se non che nell’album ci sono anche due misconosciute e bellissime cover tutte da scoprire. La prima è “Soul Power”, un pezzo del 1982 dell’ex frontman di F-Word e Negative Trend, Rik L. Rik, morto nel 2000 a soli 39 anni. La seconda è ancora più oscura, si tratta di “Rockin’ on a Rock” dei romani Fire che suonarono proprio questo pezzo nel film con Tomas Milian “Delitto sull’autostrada”. Le battute che seguono le ho scambiate col bassista Luca.

Il titolo dell’album è tutto un programma, a cosa alludete? Ci entra anche il fatto che siete rimasti in quattro cambiando la voce?
Sei proprio cattivo (si scherza!)… no, l’abbandono del cantante e il cambio di formazione non c’entrano niente con il titolo. Scene repulisti è quello che ha subito il punk rock (quello vero) negli ultimi tempi, ormai è talmente fuori moda che è uscito da qualsiasi circuito. E poi capirai, noi veniamo dalla provincia, e a volte riuscire ad organizzare solo un concerto è un’impresa. Il rock’n’roll sembra non far battere il cuore più a nessuno. Se già qualche anno fa i Dictators si chiedevano chi avrebbe salvato il Rock’n’roll… Per fortuna ci sono persone (o supereroi?) come Sergio di White Zoo, con tutte le “persone informate sui fatti”, che cercano di “salvare il mondo un disco alla volta”.

Siete cresciuti molto nel songwriting senza perdere nemmeno un grammo della vostra “forza punk”. Mi pare che Scene Repulisti sia un album molto quadrato e più a fuoco del precedente…
Paradossalmente da quando suoniamo in quattro siamo molto più “quadrati”, con le spalle al muro gli Idol Lips tirano fuori il meglio. Il disco è stato concepito tutto nel giro di quest’ultimo anno, abbiamo trovato (o perfezionato) la nostra sintonia, siamo più affiatati. Abbiamo lavorato tanto sui pezzi, ma è stato molto più facile rispetto ai dischi precedenti, proprio perché sapevamo tutti e quattro dove volevamo andare, che tipo di pezzi volevamo fare… quando siamo entrati in studio per registrarlo avevamo tutto già in mente, non è stato lasciato nulla al caso, tant’è che tutto il disco è stato registrato in meno di una settimana: questo è il punk rock, almeno noi così lo intendiamo, si trattava solo di portare su un pezzetto di vinile l’energia che tiriamo fuori sul palco. Ti confesso che siamo molto soddisfatti di come è venuto fuori poi in concreto. È vero, il disco è più “a fuoco”, ma è anche molto più “raffinato” (se non ruffiano, nel senso buono del termine) rispetto ai precedenti, i pezzi hanno una struttura più New York Dolls (se ci scusi l’immodestia del paragone) rispetto alle altre nostre cose. Considera questo: dopo aver registrato la chitarra Tony Volume è volato a New York e ha portato un nostro disco e un paio di bacchette sulle tombe di Johnny e Jerry: il tributo è pagato.

[Vai alla seconda parte dello speciale: QUI]

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2 commenti

  1. White Zoo Records speciale parte 2: Steaknives e Silver Cocks | Black Milk Magazine
  2. Manwell.it » Blog Archive » IDOL LIPS

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