Il niente nebuloso che diverte un mondo

Cloud Nothings – s/t (Carpark/Wichita, 2011)

Si è parlato tanto di Dylan Baldi, comparso dal nulla lo scorso anno facendo gridare al miracolo il popolo del web e a rimorchio – come accade spesso –  la critica ufficiale. In questo primo vero album targato Cloud Nothings, il poco più che diciottenne nerd di Cleveland fan dei Television Personalities – è da rimarcare – continua a fare tutto da solo. Suona tutti gli strumenti ma non più al riparo delle quattro mura della sua cameretta, bensì in uno studio vero e con un vero produttore. E bisogna ammettere che la sua musica non si è affatto imborghesita, o peggio sputtanata, al contrario ci ha decisamente guadagnato sia sotto l’aspetto del songwriting che dei suoni.

Il disco-raccolta del 2010 Turning On era interessante, eppure un po’ “spento” e, almeno per i miei gusti, troppo shoegazizzato. Qui, invece, siamo travolti da un’epifania di Pixies, Strokes e lo-fi degli anni ‘00 che spinge sull’acceleratore punk, con la sfrontatezza dinoccolata e pura di chi fa le cose come gli vengono. E poi c’è l’indiscutibile talento del baldo giovine di infilare sempre strofa-coro-strofa giusti.

L’album parte bene con “Understand At All”, pezzo melodico un po’ alla Dinosaur Jr e dal ritornello à la page. Prosegue benissimo con “Not Important” che è il vero asso nella manica del disco: una roba diretta, veloce e magnificamente sbarazzina con Dylan che raglia melodia famelico, operando una perfetta sintesi di Kurt Cobain (il cui spirito aleggia anche in “You’re Not That Good At Anything”), Strokes e Black Lips.
Decisamente in palla anche quando rallenta il rimo e s’infila dentro ballate da Fred Perry col colletto rialzato, Dr. Martens basse e risvolto alla fine dei jeans (“Forgot You All The Time”) o spara zucchero filato punk con la cerbottana (la doppietta “Nothing’s Wrong”, “Heartbeat”).

Ho letto su ondarock.it che Cloud Nothings può essere tradotto con “il niente nebuloso”. Che dire: codesto “niente nebuloso” a me diverte un mondo, ma proprio un mondo, e ho già la sensazione che finirà nella mia personale top ten del 2011. Utilizzando una similitudine di cui abuso spesso, direi che il disco è rinfrescante come una bottiglietta di cedrata Tassoni. E con questi primi caldi ci sta proprio bene.

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