The Wild Brunch #2

The Wild Brunch #2 (aprile 2011)

Gli impegni della vita (lavoro, famiglia, lavoro, scrittura, lavoro, musica, lavoro, alcool, lavoro…) arrotano spessissimo anche i meglio intenzionati. E allora diventa necessario il classico spazio cumulativo in cui si parla con pochi tocchi e suggestioni (aggiungendo un primordiale sistema di valutazione con voto finale), di diversi dischi/libri/fanzine, per non lasciarli semplicemente scivolare via. Non è detto che tutto sia nuovo (anzi, è anche un buon modo per parlare di acquisti tardivi e reperti da bancarella) e tutto sia meritevole, ma fa parte del gioco. E allora ri-assaggiamo ‘sto brunch selvaggio, alla faccia della vita che ti spiana.

Figure of SixBrand New Life (Tiefdruck, 2011, cd)
Professionalissimi, cristallini, ben prodotti, levigati come i canoni statunitensi di nu-metal e groove metal impongono. Ma loro sono forlivesi, anche se non si direbbe, visto il risultato. Un bel disco – immagino – per chi segue il genere, che aprirà alla band le porte di un ipotetico (ma chissà se afferrabile) successo su scala più o meno allargata. Ma a parte questo, è il classico “prodotto”, fatto per essere venduto e apprezzato in ambito mainstream e alternachic da pay tv per giovani disadattati con Visa del papino a corredo. Ottimo lavoro per chi il rock’n’roll lo tratta come un fenomeno di moda e fatto di trend, collezioni, mood stagionali, passaggi Rai, interviste su MTV e cose così; per noi topi di fogna dell’underground semplicemente non esiste.
[Voto: * – Consigliato a: nu-metal kids italiofili, amici di MTV]

Fine99Fino alla fine (My Motion, 2011, cd)
Che dire? Confezione digipack patinata come un numero speciale di Vogue, foto sul disperato-sado-metal (i membri della band pestati a sangue, sporchi e malconci in ambientazione parainfernale… uhmmmmm…), sonorità da bastardi nu-metal/electrometalcore e, soprattutto, un orribile cantato in italiano. Il genere non mi piace, anzi è proprio tra quelli sconsigliati per chi invia materiale a Black Milk, ma a parte il gusto personale c’è un paletto quasi universale… ovvero che se fai generi così estremi e che si prendono sul serio, la lingua italiana per il cantato ti sega via un buon 50% di credibilità. Non ci sono cazzi. Quindi? Quindi questi giovini e meno giovini hanno il tipico taglio da MTV nuove proposte, ma proprio col rock’n’roll primordiale e lo spirito che lo anima non hanno in comune nemmeno l’aria che respirano. La loro strada è un’altra e va bene così. Bye bye, buone cose.
[Voto: 1/2 – Consigliato a: nu-metalloidi minorenni, amici e parenti, amici di MTV]

UnderfloorSolitari blu (Suburban Sky, 2011)
Rock italiano d’autore, pulito, superprodotto, iperarrangiato, studiato e ragionato in un’ottica che – sfortunatamente – a me è aliena. Riconosco al 100% lo sforzo e la ricerca certosina di una forma disco e forma canzone quasi artistica, ma anche troppo vicina a canoni che la mia scarsa dimestichezza con questo mondo mi fa definire sanremesi. Insomma, materiale buono per Premi Tenco, i vari Sanremogiovani o Sanremoqualcosa, concorsi per nuovi talenti autoriali etc etc… ma il rock’n’roll zozzo che da noi è di casa, in questo lavoro non è presente nemmeno per errore. Ed è giusto che sia così, perché è evidente che gli Underfloor hanno altre mire e altre idee.
[Voto: n.p. – Consigliato a: chi non legge Black Milk]

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