Dalle viscere del NYHC…

Urban Waste – Recycled (Nicotine, 2011)

Sono molto sospettoso e cinico di regola – ai limiti del pregiudizio – nei confronti delle reunion delle band che si risvegliano dopo 30 anni. Più ancora se sono piccoli culti o gruppi misconosciuti, che hanno pubblicato magari solo un 7″ nei primi anni Ottanta. Il motivo? Semplice… nove volte su dieci si tratta di formazioni che sono minori per un motivo ben preciso (cioè che non valevano molto). E in caso contrario, comunque, le reunion tardive sono pietose. Vedere/sentire dei quasi cinquantenni che tentano di rinverdire i fasti dei loro 16 anni punk è piuttosto patetico, no?

Fatta questa introduzione, è innegabile che non mi approcciavo agli Urban Waste nel migliore dei modi, visto che ebbero il loro momento di gloria nei primi anni Ottanta  (tra il 1981 e il 1984, per la precisione), nella New York dell’hardcore nascente: nel 1982 incisero un rarissimo singolo seminale, da molti ritenuto una pietra miliare del NYHC (scaricatelo QUI) e spesso bootlegato come manufatto rappresentativo di un’epoca aurea, per poi sciogliersi e dar vita agli anonimi Major Conflict. Con queste premesse – gruppo meteora e seminale, sparito da decenni – leggere che questo Recycled è una ristampa italiana di un disco inciso lo scorso anno dalla band riformata ha subito attivato il mio meccanismo difensivo anti disco pacco. Ma fortunatamente è andata molto meglio del previsto.

Recycled sarà anche un’operazione che – di primo acchito – puzza un po’ di bufala, ma al netto delle sensazioni aprioristiche funziona. Il disco è cattivo, duro, ruvido e hardcore. Quell’hardcore intriso di anni Ottanta e di Grande Mela, da cui gli Agnostic Front molto hanno preso e a cui molto hanno dato (non per nulla gli Urban Waste sono citati da Roger Miret come una delle sue band preferite). La maggior parte dei brani sono stati scritti quasi 30 anni orsono e si sente, ma anche i più recenti funzionano più che dignitosamente, ritraendo un gruppo che – nonostante tutto – è ancora in grado di reggere. Certo, il genere deve piacere e occorre la giusta disposizione d’animo nei confronti delle operazioni nostalgia, pena una certa noia. Ma è – appunto – una faccenda di gusti.

L’unico vero appunto che mi sento di fare è: c’era davvero bisogno di questo album? Probabilmente – nella mia ottica da necrofilo – avrebbe avuto molto più senso una bella stampa su cd del 7″ arricchita da brani dal vivo e frattaglie varie d’epoca, più un bel booklet con foto e storia della band. Ma probabilmente non c’erano i margini per una release simile… per cui taccio.

Detto questo: un buon lavoro della Nicotine, che continua imperterrita nella sua missione.

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